Tra i grandi materiali da costruzione, l'acciaio ha la posizione più favorevole nei confronti del riciclo: il ferro metallico rifuso in forno elettrico ad arco recupera sostanzialmente il 100% delle proprietà meccaniche del materiale originario, senza il degrado progressivo che affligge il calcestruzzo riciclato o la perdita di prestazioni tipica di molte plastiche dopo pochi cicli. Il tasso di riciclo dell'acciaio da costruzione e demolizione in Europa supera il 90% — tra i più alti di qualunque materiale industriale, reso possibile anche dalla facilità di separazione: un elettromagnete industriale distingue l'acciaio da qualunque altro materiale in una massa di macerie miste in pochi secondi, senza bisogno di cernita manuale.

Riciclo e riuso: una distinzione che conta

È fondamentale distinguere due strategie che vengono spesso confuse sotto l'etichetta generica di "sostenibilità": il riciclo (rifondere l'acciaio in forno elettrico per produrre nuovo materiale) e il riuso strutturale (smontare elementi esistenti — travi, profili, lamiere — e reimpiegarli direttamente, senza rifusione, in una nuova struttura). Il riciclo, per quanto efficiente, richiede comunque energia significativa per portare l'acciaio a fusione (circa 1.500°C) e per rilaminarlo in nuovi profili. Il riuso diretto, quando tecnicamente possibile, salta interamente questo passaggio energivoro: un profilo HEB recuperato da un edificio demolito, verificato strutturalmente e reimpiegato in un cantiere diverso, ha un'impronta di carbonio incorporata pari a zero rispetto alla produzione di un profilo nuovo — l'unica energia spesa è quella di rimozione, trasporto e verifica.

Perché il riuso resta comunque marginale

Se il riuso è così più efficiente del riciclo, perché non è ancora pratica diffusa? Gli ostacoli sono soprattutto normativi e assicurativi, non tecnici. Un profilo d'acciaio recuperato da una struttura esistente non ha una scheda tecnica di produzione tracciabile come un profilo nuovo certificato secondo EN 10025 — il progettista deve verificarne sperimentalmente la resistenza (prove di durezza, analisi chimica del campione, controllo dimensionale) prima di poterlo specificare in un nuovo calcolo strutturale, un costo e un tempo che il mercato attuale raramente remunera rispetto al costo di un profilo nuovo. La maggior parte delle demolizioni, inoltre, avviene ancora per abbattimento indifferenziato, che danneggia i profili (deformazioni da urto, tagli irregolari) rendendoli inadatti al riuso diretto anche quando lo sarebbero strutturalmente.

Gerarchia circolare dell'acciaio da costruzione
Riuso strutturale direttoNessuna rifusione — impronta di carbonio quasi nulla
Riciclo via forno elettrico ad arco~100% proprietà meccaniche recuperate, ~0,4 kg CO₂/kg
Tasso di riciclo acciaio da costruzione EU> 90%
Ostacolo principale al riuso direttoAssenza di tracciabilità/certificazione del materiale recuperato
Design for DisassemblyGiunti bullonati invece di saldati, sezioni standardizzate
Valore residuo a demolizione~200 €/t come rottame (riciclo) — potenzialmente più alto come elemento riusabile

Progettare per lo smontaggio, non solo per il montaggio

Il principio del Design for Disassembly (progettazione per lo smontaggio) inverte la domanda tradizionale del progetto strutturale — "come si monta questo edificio" — aggiungendone una seconda, raramente posta: "come si smonterà, tra cinquant'anni, per essere riusato altrove". In pratica, questo significa preferire sistematicamente giunzioni bullonate a giunzioni saldate ovunque le prestazioni lo consentano (una saldatura, per sua natura, unisce permanentemente due elementi rendendone impossibile la separazione non distruttiva), usare sezioni e lunghezze standardizzate che facilitino il reimpiego in contesti diversi dall'originale, e documentare digitalmente ogni elemento strutturale — dimensioni, grado d'acciaio, storico di carico — in modelli BIM che accompagnano l'edificio per tutta la sua vita utile, non solo in fase di progetto e costruzione. Il progetto europeo BAMB (Buildings As Material Banks) ha sviluppato linee guida proprio in questa direzione, insieme a database settoriali (come quelli promossi da SteelConstruction.info nel Regno Unito) che iniziano a catalogare elementi in acciaio disponibili per il riuso strutturale su scala nazionale.

Il valore economico del riuso, non solo ambientale

Un aspetto spesso sottovalutato è che il riuso strutturale dell'acciaio non è solo una scelta ambientale, ma può diventare economicamente vantaggiosa quando il mercato del rottame e i costi di produzione primaria salgono, come accaduto ripetutamente negli ultimi anni per le fluttuazioni geopolitiche delle materie prime. Un elemento strutturale recuperato e verificato ha un costo di acquisizione spesso inferiore a un profilo nuovo equivalente, anche includendo i costi aggiuntivi di verifica e trasporto — un incentivo economico diretto che, unito alla pressione normativa crescente sulle emissioni incorporate degli edifici, sta lentamente spostando l'interesse del settore dal solo riciclo per fusione al riuso diretto come prossima frontiera dell'economia circolare dell'acciaio.

«L'acciaio ha già vinto la battaglia del riciclo — il 90% che si rifonde in Europa lo dimostra. La battaglia che deve ancora vincere è quella del riuso: più difficile, perché richiede fidarsi di un profilo di cui non conosciamo esattamente la storia, invece di comprarne uno nuovo con la scheda tecnica in mano.» — Ing. Arch. Sara Conti