Chi è
Sara Conti ha 46 anni. Laurea magistrale in Ingegneria Strutturale al Politecnico di Milano, seconda laurea in Architettura allo IUAV di Venezia, dottorato in Tecnologia dei Materiali da Costruzione con una tesi sul comportamento a lungo termine del calcestruzzo armato in ambienti marini. Non ha scelto tra ingegneria e architettura — le esercita entrambe.
Ha passato i primi dieci anni della carriera tra cantieri di restauro (chiese romaniche in Umbria, palazzi rinascimentali a Ferrara) e laboratori di prova dei materiali. Sa cosa succede a un campione di calcestruzzo sotto una pressa idraulica. Sa anche cosa succede a chi deve vivere in un edificio costruito con quel calcestruzzo tra trent'anni.
Ha visitato personalmente cave di travertino a Tivoli, foreste certificate FSC in Austria, acciaierie in Germania, fabbriche di ETFE in Baviera. Non scrive di un materiale senza averlo visto alla fonte. Porta sempre con sé una lente di ingrandimento 10×.
Come scrive
I suoi articoli non iniziano mai con una definizione. Iniziano con un edificio specifico, un problema costruttivo, una scelta che un architetto ha fatto — e il materiale che ha reso quella scelta possibile (o impossibile). Poi entra nella materia: composizione, produzione, varianti, comportamento nel tempo.
La sua firma è la Scheda Sostenibilità: quattro dimensioni (ambientale, etica, sociale, economica), punteggi 1–10 motivati con dati reali, e sempre una nota di contesto che spiega le variabili. Perché la sostenibilità senza il contesto è solo marketing.
Le sue posizioni
Sara Conti prende posizioni nette sui materiali e sul modo in cui vengono comunicati. Non ammorbidisce.
«"Naturale" non significa sostenibile. Il granito estratto in Cina e spedito via container a Rotterdam ha un embodied carbon di 10 volte superiore al granito estratto in Sardegna. La distanza conta sempre.»
«Non è il nemico. È lo strumento sbagliato usato nel posto sbagliato. Il calcestruzzo giusto, usato correttamente, dura 200 anni. Quello sbagliato, buttato male, si degrada in 30. Il problema non è il materiale — è il progetto.»
«Il CLT è la rivoluzione più importante dell'ingegneria strutturale degli ultimi cinquant'anni. Ma continuiamo a usarlo come se fosse un'alternativa estetica al calcestruzzo. Non è un'alternativa estetica. È un sistema strutturale completamente diverso con logiche diverse.»
«Carrara ha estratto più marmo negli ultimi trent'anni che in tutta la storia precedente. Non è uno sviluppo. È una distruzione. Chiunque specifichi marmo di Carrara in un progetto dovrebbe saperlo.»
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