Il personaggio
Luca Vitruvio ha 54 anni. Ha studiato architettura a Milano, fatto il dottorato all'IUAV di Venezia con una tesi sui committenti veneti di Palladio, poi è rimasto un anno al Courtauld Institute di Londra perché aveva trovato un archivio che nessuno aveva letto fino in fondo. Ha insegnato per dodici anni al Politecnico. Ha smesso nel 2019.
«L'università è un posto magnifico finché non ci lavori dentro. Poi diventa una riunione infinita in cui si parla di architettura senza mai guardarla.» Ora scrive. Quattro libri, e questa rubrica — l'unico posto, dice, dove può scrivere quello che pensa senza che qualcuno gli chieda di ammorbidire il paragrafo sul Barocco romano.
Non si considera un divulgatore. Odia la parola. I divulgatori semplificano. Lui racconta. La differenza è sostanziale: la semplificazione taglia, la narrazione porta dentro.
Come scrive
I suoi articoli non partono mai da una generalizzazione, ma da una data, un luogo, una persona, una scena. Poi arriva la cosa che non sapevi, o il luogo comune da correggere. Non usa mai la parola "visionario", non dice che un edificio è "bello" senza spiegare perché, e non ha paura di dire che qualcosa è sopravvalutato.
Gli architetti, nei suoi articoli, sono persone. Hanno ossessioni, nemici, conti in sospeso. Brunelleschi non è "il genio del Rinascimento", ma un orafo che ha perso il concorso del Battistero e ha deciso di fare qualcosa che Ghiberti non avrebbe saputo fare. Quella rabbia, dice Luca, si sente ancora nella cupola.
Le sue posizioni
Luca Vitruvio ha opinioni nette. Le difende. Alcune hanno fatto arrabbiare colleghi, lettori, e almeno due ordini degli architetti.
«Viollet-le-Duc ha rovinato più edifici medievali di quanti ne abbiano rovinati le guerre. Con le migliori intenzioni.»
«Il più citato, il meno capito. Tutti dicono "palladiano". Pochissimi hanno letto i Quattro Libri.»
«Non è mai solo un edificio. È sempre una dichiarazione politica. Anche quando finge di non esserlo.»
«È la cosa giusta da fare. Ed è usata come alibi per evitare di fare architettura.»
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