Dal portico il Pantheon sembra un tempio romano come tanti: colonne, frontone, iscrizione. La sorpresa arriva dopo la porta di bronzo. L'aula rotonda non è enorme (il Colosseo è molto più grande), ma è costruita su una proporzione così semplice che la si avverte prima ancora di capirla.

Il diametro dell'aula è uguale all'altezza dal pavimento all'oculo: circa 43,4 metri. Dentro il Pantheon si può quindi inscrivere una sfera che tocca il pavimento in un punto, sale fino all'oculo e coincide con la cupola nella metà superiore; il cilindro delle pareti è alto quanto il raggio. Non sappiamo con certezza chi abbia progettato l'edificio (il nome di Apollodoro di Damasco è un'ipotesi), ma la scelta di una geometria così netta non è casuale.

La prima bugia: l'iscrizione

Il Pantheon che vediamo oggi non è il Pantheon di Agrippa. L'iscrizione sul frontone dice M. Agrippa L.f. cos. tertium fecit — Marco Agrippa, figlio di Lucio, console per la terza volta, lo fece. È falsa. Non in senso assoluto: Agrippa costruì un Pantheon in quel sito nel 27 a.C., ma quello che stiamo guardando è un edificio costruito da Adriano tra il 118 e il 125 d.C., quasi centocinquant'anni dopo. Adriano rimise l'iscrizione originale: attribuire l'opera ad Agrippa, genero e braccio destro di Augusto, era un modo per collegarsi alla tradizione augustea.

Il monumento romano meglio riuscito porta quindi il nome di chi non lo ha costruito, per volontà di chi lo ha costruito. Secondo la Historia Augusta Adriano faceva così ovunque: restaurava o ricostruiva edifici e lasciava il nome dei fondatori, mettendo il proprio solo sul tempio dedicato a Traiano.

Il portico del Pantheon con l'iscrizione di Marco Agrippa sul frontone
L'iscrizione sul frontone: attribuisce l'edificio ad Agrippa, ma è opera di Adriano, quasi centocinquant'anni dopo.

Il portico che non torna

Se entrate dal fronte principale e alzate lo sguardo, noterete che sopra il frontone, sul corpo di raccordo tra portico e rotonda, se ne intravede un secondo, più alto. È la traccia di un cambio di progetto: il portico era pensato per colonne più alte, e quando si dovette ripiegare su colonne più corte il frontone finì più in basso di quanto previsto. Il raccordo tra portico e rotonda, per questo, non combacia del tutto.

C'è anche un problema di scala che viene spesso ignorato. Le colonne del portico sono monoliti di granito egiziano, circa sessanta tonnellate l'una, portati per nave dal Nilo al Tevere. Secondo l'ipotesi più accreditata il progetto prevedeva fusti da cinquanta piedi, che però non arrivarono (forse per difficoltà di cava o di trasporto), e si ripiegò su fusti da quaranta. Anche il Pantheon, insomma, ha la sua storia di compromessi di cantiere.

Sezione del Pantheon che mostra il disallineamento tra il portico e la rotonda
Il doppio frontone: il frontone del portico è più basso di quello sul corpo di raccordo, segno di un cambio di progetto.
Le misure del Pantheon
Diametro interno (rotonda)43,44 m
Altezza totale interna43,44 m
Diametro oculo8,92 m
Spessore cupola alla base6,40 m
Spessore cupola all'oculo1,20 m
Anno di costruzione118–125 d.C.
CommittenteAdriano (Publio Elio Adriano)
Materiale cupolaOpus caementicium (calcestruzzo romano) a densità variabile

Il calcestruzzo che sa cosa fare

La cupola del Pantheon, 43,44 metri di diametro, è ancora oggi la più grande cupola in calcestruzzo non armato del mondo. Quella di San Pietro, chiusa quasi quattordici secoli dopo, misura 41,47 metri.

Come regge? Gran parte della risposta sta nel calcestruzzo e nel modo in cui viene dosato. I costruttori di Adriano variarono gli aggregati con l'altezza: nella parte bassa scaglie di travertino e tufo, più in alto tufo e frammenti di laterizio, in cima pomice e scorie vulcaniche leggere. Anche lo spessore cala: circa sei metri all'imposta, circa 1,2 metri attorno all'oculo.

C'è un secondo sistema: i cassettoni. Le cinque file di ventotto riquadri che decorano l'interno della cupola non sono semplici ornamenti geometrici. Ogni cassettone sottrae massa alla calotta senza ridurne la resistenza strutturale. Sommati, i 140 cassettoni alleggeriscono sensibilmente la cupola rispetto a una calotta liscia. Non è decorazione applicata alla struttura: è la struttura che diventa decorazione.

«I Romani hanno costruito la cupola più grande del mondo antico alleggerendola progressivamente dall'interno verso l'alto, variando gli aggregati del calcestruzzo e svuotandola con i cassettoni. Non era arte: era ingegneria. L'arte è arrivata dopo, come conseguenza delle stesse scelte.»
Sezione della cupola del Pantheon con i cassettoni e la variazione di spessore del calcestruzzo
Sezione della cupola: il calcestruzzo si alleggerisce dalla base verso l'oculo, i cassettoni la alleggeriscono ancora.

L'oculo e la luce

L'oculo, il foro di circa nove metri al vertice della cupola, è l'unica fonte di luce dell'aula. Quando piove l'acqua entra, e il pavimento, leggermente convesso, la manda verso piccoli fori di scarico. Era previsto così. L'oculo mette l'interno del tempio in contatto diretto con il cielo.

Il raggio di luce che l'oculo proietta sull'interno del Pantheon si muove durante il giorno come un orologio solare di 43 metri di diametro. Agli equinozi, a mezzogiorno, il fascio di luce sfiora la base della cupola. Il 21 aprile, Natale di Roma, a mezzogiorno lo stesso fascio illumina in pieno l'ingresso. Questi non sono effetti casuali. L'orientamento del Pantheon è stato calcolato per produrre questi allineamenti. Il tempio funzionava anche come strumento astronomico-calendariale, uno dei modi in cui Roma rendeva visibile il suo rapporto con il cosmo e con il tempo.

Il fascio di luce dell'oculo che attraversa l'interno del Pantheon come una meridiana
Il fascio di luce: si muove durante il giorno come una meridiana di 43 metri di diametro.

Perché è sopravvissuto

Il Pantheon è l'edificio antico meglio conservato di Roma. La ragione è soprattutto religiosa. Nel 609 papa Bonifacio IV lo consacrò come chiesa di Santa Maria ad Martyres, e da allora smontarlo avrebbe significato profanare una chiesa. È questo che lo ha fatto arrivare intero oltre il Medioevo.

Non che i secoli cristiani siano stati gentili. Nel 663 l'imperatore Costante II portò via le tegole di bronzo dorato della cupola. Nel 1625 Urbano VIII fece smontare le travature in bronzo del portico, fuse soprattutto per i cannoni di Castel Sant'Angelo (la tradizione vuole che una parte sia finita nel baldacchino di San Pietro). Da qui la battuta attribuita a Pasquino: Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini. Quello che non fecero i barbari, lo fecero i Barberini (la famiglia di Urbano VIII).

La struttura, però, è intatta. È la stessa cupola che hanno studiato Brunelleschi, Bramante, Michelangelo e quasi tutti gli architetti passati da Roma. Secondo il biografo Antonio Manetti, Brunelleschi venne a Roma con Donatello e passò mesi a misurare e disegnare le rovine antiche, tanto che la gente li prendeva per cercatori di tesori.

Cosa viene dopo

Per chi viene dopo, il Pantheon è un modello difficile da usare. Le condizioni che lo hanno reso possibile (le risorse dello Stato imperiale, maestranze esperte nel calcestruzzo, un committente disposto ad aspettare anni) non si ripresenteranno per molto tempo.

Brunelleschi non copia il Pantheon: lo studia per capire il principio, poi lo applica in modo diverso. Secondo la tradizione, Michelangelo definì il Pantheon un disegno "angelico e non umano". Detto da lui, è quasi un'ammissione di sconfitta. Chi è venuto dopo, Brunelleschi per primo, ha capito che imitarlo non serviva: bisognava risolvere problemi nuovi con la stessa chiarezza.

Che è esattamente il contrario di quanto si crede. Si crede che il Rinascimento abbia copiato l'antico. In realtà, i grandi architetti del Rinascimento hanno studiato l'antico per capire come si pensa, non per copiare quello che si fa. E il Pantheon è il luogo dove questo tipo di studio comincia sempre.