La parola "carbonatazione" ha una connotazione quasi sempre negativa in ingegneria strutturale: nel calcestruzzo armato, la carbonatazione del copriferro è la principale causa di corrosione delle armature metalliche, un processo che si cerca di rallentare con spessori di copriferro adeguati e calcestruzzi a bassa permeabilità. È quindi controintuitivo scoprire che, per la calce aerea, la stessa identica reazione chimica — la trasformazione dell'idrossido di calcio in carbonato di calcio per assorbimento di CO₂ atmosferica — non è una patologia da prevenire, ma il meccanismo stesso attraverso cui l'intonaco indurisce e acquisisce resistenza. È la stessa reazione, con lo stesso reagente, ma con un ruolo completamente opposto a seconda del materiale in cui avviene.

Il ciclo completo: cottura, spegnimento, carbonatazione

Il ciclo chimico della calce aerea si articola in tre passaggi. Il primo, la cottura, converte il carbonato di calcio della pietra calcarea in ossido di calcio a circa 900-1.000°C, liberando CO₂ nell'atmosfera (CaCO₃ → CaO + CO₂) e facendo perdere alla roccia circa il 44% del proprio peso. Il secondo, lo spegnimento, idrata l'ossido di calcio in idrossido di calcio (CaO + H₂O → Ca(OH)₂) — una reazione fortemente esotermica, con un rigonfiamento volumetrico che può raddoppiare il volume iniziale. Il terzo passaggio, la carbonatazione, è quello che interessa in questa sede: l'idrossido di calcio steso in opera come intonaco reagisce lentamente con la CO₂ presente nell'aria per ritrasformarsi in carbonato di calcio (Ca(OH)₂ + CO₂ → CaCO₃ + H₂O), esattamente il minerale di partenza. La calce, in un certo senso, "ricorda" la pietra calcarea da cui proveniva e vi ritorna — non è un'analogia poetica, è la descrizione letterale della reazione.

Perché è lenta, e perché la lentezza è voluta

La velocità di carbonatazione dipende da tre fattori: l'umidità relativa dell'aria (ottimale in un intervallo intermedio, circa 50-75%, perché la reazione richiede acqua come mezzo ma un eccesso di saturazione ostacola la diffusione della CO₂ nei pori), la concentrazione di anidride carbonica nell'ambiente (circa 400 ppm nell'aria esterna), e la porosità dell'intonaco stesso, che determina quanto in profondità la CO₂ possa penetrare. In uno strato di intonaco di circa 10 mm, la carbonatazione completa richiede tipicamente 3-6 mesi — un tempo che sembra scomodo per i ritmi di cantiere moderni, ma che è precisamente il motivo per cui gli artigiani tradizionali non stendevano mai un secondo strato di intonaco sopra il primo prima che questo fosse carbonatato: se il primo strato resta ancora plastico e non carbonatato sotto un secondo strato già chiuso, la CO₂ non riesce più a penetrare in profondità, e l'interno rimane permanentemente non carbonatato — un difetto occulto che compromette la durabilità nel lungo periodo pur non essendo visibile all'ispezione superficiale.

Il bilancio netto di CO₂

Il dato che rende questa chimica rilevante per il dibattito sulla decarbonizzazione dei materiali da costruzione è il bilancio netto di emissioni. La cottura della calce emette circa 0,75 kg di CO₂ per ogni kg di CaO prodotto — un valore paragonabile, per unità di peso, a quello della produzione di clinker Portland. Ma a differenza del clinker, che una volta idratato in calcestruzzo non riassorbe più CO₂ in quantità significative nel breve-medio termine (la carbonatazione del calcestruzzo procede, ma è vista come un problema per l'armatura, non come una compensazione ambientale voluta), la calce aerea riassorbe nel corso della propria vita utile una quota rilevante di quella stessa CO₂ emessa in cottura — stimata in circa 0,50-0,65 kg di CO₂ per kg di CaO nel ciclo completo di carbonatazione. Il bilancio netto risultante, circa 0,15-0,25 kg di CO₂ per kg di materiale, è significativamente inferiore a quello del clinker Portland senza meccanismi di cattura, che resta attorno a 0,9 kg CO₂/kg.

Il ciclo carbonatico in numeri
CO₂ emessa in cottura (CaCO₃ → CaO)~0,75 kg CO₂/kg CaO
CO₂ riassorbita in carbonatazione~0,50–0,65 kg CO₂/kg CaO
Bilancio netto calce aerea~0,15–0,25 kg CO₂/kg
Bilancio clinker Portland (senza cattura)~0,90 kg CO₂/kg
Tempo di carbonatazione (strato 10 mm)3–6 mesi
Umidità relativa ottimale per la reazione50–75%

Il rovescio della medaglia: perché nel cemento è un problema

Nel calcestruzzo armato la stessa reazione chimica ha un effetto indesiderato perché avviene in un contesto diverso: il fronte di carbonatazione avanza dalla superficie verso l'interno, abbassando progressivamente il pH della matrice cementizia. Finché il fronte non raggiunge l'armatura metallica, quest'ultima resta passivata (protetta dalla corrosione) dall'ambiente fortemente alcalino del calcestruzzo non carbonatato. Quando il fronte di carbonatazione raggiunge la profondità dell'armatura — un evento che il copriferro di progetto è dimensionato per ritardare oltre la vita utile richiesta — la passivazione si perde e la corrosione può iniziare. È lo stesso meccanismo chimico della calce, ma applicato a un materiale che contiene un elemento vulnerabile — l'acciaio — che la calce, priva di armatura, semplicemente non ha.

«La carbonatazione non è né buona né cattiva in assoluto — dipende da cosa sta proteggendo. Nella calce protegge la sua stessa durabilità. Nel cemento armato minaccia quella dell'acciaio che porta dentro. È la stessa reazione, raccontata da due materiali con destini opposti.» — Ing. Arch. Sara Conti