Il "tall timber" — la costruzione di edifici alti prevalentemente in legno ingegnerizzato — è oggi uno dei fronti più seguiti dell'ingegneria strutturale, con un record d'altezza che cambia mano quasi ogni anno. Ma la vera storia tecnica non è la gara ai metri: sono i problemi specifici che ogni progetto ha dovuto risolvere per andare oltre il limite del precedente.

Dal Brock Commons alla Mjøsa Tower

Il Brock Commons Tallwood House dell'Università British Columbia a Vancouver (2017, 18 piani, 53 metri) ha dimostrato per primo su questa scala che una struttura mista — pilastri in GLULAM, solai in CLT, due soli nuclei in calcestruzzo armato per la rigidità laterale — poteva competere in tempi di cantiere con un edificio equivalente in calcestruzzo, riducendoli praticamente della metà. Due anni dopo, la Mjøsa Tower a Brumunddal (Norvegia, 2019, 18 piani, 85,4 metri) ha spostato il primato più in alto con un approccio concettualmente diverso: quasi interamente in GLULAM anche per gli elementi di controvento laterale, senza affidarsi a un nucleo in calcestruzzo come elemento di rigidità principale — una scelta resa possibile da un sito con carichi di vento e sismici relativamente contenuti rispetto ad altre località.

I problemi che contano più dell'altezza in sé

Il vero collo di bottiglia ingegneristico del tall timber non è "quanto in alto può arrivare il legno" in astratto, ma una serie di problemi tecnici specifici che si aggravano con l'altezza. Il ritiro differenziale è il primo: ogni strato di CLT o ogni elemento di GLULAM, per quanto essiccato industrialmente, continua a perdere umidità residua nei primi anni di vita in opera, restringendosi leggermente lungo la direzione perpendicolare alle fibre — un fenomeno trascurabile su un edificio di tre piani, ma che su un edificio di venti piani, sommato piano su piano, può generare disallineamenti verticali cumulativi significativi tra elementi in legno e i nuclei in calcestruzzo, che invece non si ritirano allo stesso modo. Il secondo problema è la rigidità laterale: il legno, pur eccellente in compressione e trazione lungo la fibra, ha un modulo elastico più basso dell'acciaio e del calcestruzzo, per cui resistere alle forze orizzontali di vento e sisma richiede quasi sempre l'integrazione di nuclei rigidi in calcestruzzo o controventature in acciaio — il tall timber "puro", senza alcun elemento ibrido, resta oggi l'eccezione più che la regola anche nei progetti più spinti.

Grattacieli in legno — casi studio comparati
Brock Commons, Vancouver (2017)18 piani, 53 m — CLT/GLULAM + 2 nuclei c.a.
Mjøsa Tower, Brumunddal (2019)18 piani, 85,4 m — quasi interamente GLULAM
Sara Kulturhus, Skellefteå (2021)20 piani, 75 m — CLT/GLULAM, teatro + hotel
Ascent MKE, Milwaukee (2022)25 piani, 86,6 m — struttura ibrida legno-c.a.
Problema tecnico dominante > 15 pianiRitiro differenziale cumulativo, rigidità laterale

I plyscraper: la ricerca dei 40-80 piani

Al di là dei record già realizzati, la ricerca accademica e alcuni studi di fattibilità industriali guardano a "plyscraper" — grattacieli in legno da 40 a 80 piani — come orizzonte tecnico successivo. Questi studi, condotti tra gli altri da gruppi di ricerca in Canada, Regno Unito e Giappone, non propongono strutture interamente lignee a quelle altezze: modellano sistemi ibridi dove il legno gestisce i carichi verticali e parte della massa, mentre nuclei in calcestruzzo o mega-controventi in acciaio assorbono le forze orizzontali — la stessa logica ibrida già vista nei grattacieli realizzati, semplicemente spinta a una scala molto maggiore. La sfida che resta aperta non è tanto strutturale quanto normativa e assicurativa: i codici antincendio per edifici altissimi (oltre i 50-60 piani) sono stati storicamente scritti pensando a strutture incombustibili, e la loro revisione per includere sistematicamente il legno come materiale strutturale primario richiede un processo di validazione tecnica e regolatoria che procede più lentamente della sola capacità ingegneristica di costruire quegli edifici.

Il compromesso ibrido come standard, non come ripiego

È importante correggere una narrazione semplificata che talvolta accompagna questi progetti: la struttura ibrida legno-calcestruzzo non è un compromesso al ribasso rispetto a un ipotetico "grattacielo di solo legno" più puro, ma la soluzione ingegneristicamente più sensata per la maggior parte dei siti e delle altezze in gioco. Ogni materiale viene impiegato dove le sue proprietà meccaniche sono realmente vantaggiose: il legno per la leggerezza e la velocità di montaggio nei carichi verticali, il calcestruzzo o l'acciaio dove serve rigidità concentrata contro le forze orizzontali. La vera innovazione del tall timber contemporaneo non è "sostituire" gli altri materiali strutturali, ma integrarli in proporzioni ottimizzate diverse da quelle tradizionali.

«La domanda giusta non è "quanto in alto può salire il legno", ma "quanto legno serve davvero, e dove, per quell'altezza specifica". I record d'altezza fanno notizia. I nuclei in calcestruzzo che li rendono possibili, quasi mai.» — Ing. Arch. Sara Conti