Herzog & de Meuron, come si è visto nel loro approccio al mattone della Tate Modern, costruiscono ogni progetto a partire da una domanda sul materiale, non da una forma predefinita a cui il materiale debba semplicemente adattarsi. Al de Young Museum di San Francisco (2005), riedificato dopo che il precedente edificio era stato danneggiato irreparabilmente dal terremoto di Loma Prieta del 1989, questa domanda trova una delle risposte più elaborate della loro intera produzione: un involucro interamente in rame, concepito fin dall'inizio non come un rivestimento statico ma come un materiale destinato a trasformarsi visibilmente nel corso dei decenni successivi alla costruzione.

Un pattern derivato dalla luce del parco

Il museo sorge nel Golden Gate Park, circondato da alberi ad alto fusto la cui chioma proietta a terra un gioco di luce e ombra in continuo movimento. Herzog & de Meuron hanno tradotto questo effetto naturale in un pattern architettonico preciso: fotografie della chioma degli alberi retroilluminata sono state digitalizzate, pixelate e ingrandite, e il pattern risultante è stato tradotto in una combinazione di fori perforati (di sei diametri diversi) e rilievi concavi e convessi goffrati nella lamiera (di undici profondità diverse), distribuiti su quasi 7.000 pannelli di rame, ciascuno progettato individualmente in modo che nessuno risulti identico a un altro. Il risultato, sviluppato tecnicamente insieme all'azienda specializzata in lavorazione dei metalli Zahner, è una facciata che filtra la luce diurna verso l'interno del museo con un effetto dinamico e mutevole simile a quello del sole che filtra tra le foglie — un dettaglio ornamentale che nasce da un dato ambientale specifico del sito, non da un repertorio decorativo astratto.

Un rame progettato per sparire nel paesaggio

La scelta del rame come materiale non è stata casuale: Herzog & de Meuron l'hanno selezionata esplicitamente in previsione della sua evoluzione cromatica nel tempo. Il rame brillante e arancione della posa, nel corso dei primi anni di vita dell'edificio, si è progressivamente scurito e infine ha iniziato a sviluppare la patina verde caratteristica — un processo, per un edificio di questa scala, che si misura in decenni, non in anni. L'intento dichiarato dello studio era che il museo, con il tempo, si fondesse cromaticamente con la vegetazione del Golden Gate Park che lo circonda: un edificio pensato per diventare parte del paesaggio proprio attraverso l'invecchiamento del proprio materiale, non nonostante esso. È lo stesso principio, applicato al metallo invece che al mattone, che guida tutta la ricerca materica dello studio: il materiale non è scelto per il suo aspetto al giorno dell'inaugurazione, ma per la sua intera traiettoria nel tempo.

De Young Museum — la facciata in rame
ArchitettiHerzog & de Meuron, completato 2005
Numero di pannelliCirca 7.000, tutti diversi tra loro
LavorazionePerforazione (6 diametri) + goffratura (11 profondità)
Fonte del patternFotografie di chiome d'albero, pixelate e ingrandite
Evoluzione previstaDa rame lucido a patina verde nel corso dei decenni

Un lessico che va oltre Herzog & de Meuron

Il de Young Museum ha aperto la strada, nei vent'anni successivi, a un lessico più ampio dell'involucro metallico come superficie ornamentale e mutevole nell'architettura contemporanea — pannelli metallici perforati o forati con pattern derivati da dati ambientali, culturali o geometrici specifici del sito, invece che da un repertorio decorativo generico applicabile a qualunque edificio. La logica di fondo, comune a molti progetti successivi di altri studi che lavorano con rivestimenti metallici (dischi di alluminio, lamiere stirate, pannelli forati), resta quella dimostrata per prima da Herzog & de Meuron: il rivestimento metallico non è più necessariamente una superficie neutra e uniforme, ma può essere un supporto per un'informazione specifica — un pattern, un'immagine, un dato — che lega quell'edificio, in modo non sostituibile, al proprio sito e alla propria storia.

«Il rame del de Young non è stato scelto per come appare oggi — è stato scelto per come apparirà tra trent'anni, quando il museo si sarà fuso visivamente con gli alberi che lo circondano. È una forma di pazienza progettuale che pochi materiali permettono: solo un metallo capace di cambiare colore da solo può essere disegnato per un futuro che l'architetto non vedrà mai completato.» — Ing. Arch. Sara Conti