Herzog & de Meuron, come si è visto nel loro approccio al mattone della Tate Modern, costruiscono ogni progetto a partire da una domanda sul materiale, non da una forma predefinita a cui il materiale debba semplicemente adattarsi. Al de Young Museum di San Francisco (2005), riedificato dopo che il precedente edificio era stato danneggiato irreparabilmente dal terremoto di Loma Prieta del 1989, questa domanda trova una delle risposte più elaborate della loro intera produzione: un involucro interamente in rame, concepito fin dall'inizio non come un rivestimento statico ma come un materiale destinato a trasformarsi visibilmente nel corso dei decenni successivi alla costruzione.
Prima del de Young: le cabine di Basilea
Il rapporto di Herzog & de Meuron con il rame comincia più di dieci anni prima, a Basilea, con due edifici di servizio che molti viaggiatori vedono dal treno senza sapere chi li abbia progettati. La cabina di segnalazione "auf dem Wolf" (1994) e la cabina centrale vicino alla stazione (1999) contengono le apparecchiature elettroniche che controllano il traffico ferroviario. Sono volumi di calcestruzzo interamente avvolti da nastri di rame larghi una ventina di centimetri, disposti orizzontalmente come le spire di una bobina. In corrispondenza delle finestre i nastri si torcono leggermente, lasciando filtrare la luce e rivelando dall'esterno, in modo quasi impercettibile, dove si trovano le aperture.
La scelta del rame, qui, ha anche una ragione tecnica. Un involucro metallico continuo e collegato a terra funziona come una gabbia di Faraday, che protegge le apparecchiature interne dalle interferenze elettromagnetiche prodotte dalle linee ferroviarie e dai fulmini. È un esempio chiaro del modo di lavorare dello studio: la stessa scelta risolve un problema funzionale e produce un'immagine precisa, un oggetto che sembra avvolto in un tessuto metallico e che cambia colore con gli anni. Il de Young riprende questa esperienza su scala molto più grande, spostando l'accento dalla protezione alla relazione con il paesaggio.
Un pattern derivato dalla luce del parco
Il museo sorge nel Golden Gate Park, circondato da alberi ad alto fusto la cui chioma proietta a terra un gioco di luce e ombra in continuo movimento. Herzog & de Meuron hanno tradotto questo effetto naturale in un pattern architettonico preciso: fotografie della chioma degli alberi retroilluminata sono state digitalizzate, pixelate e ingrandite, e il pattern risultante è stato tradotto in una combinazione di fori perforati (di sei diametri diversi) e rilievi concavi e convessi goffrati nella lamiera (di undici profondità diverse), distribuiti su quasi 7.000 pannelli di rame, ciascuno progettato individualmente in modo che nessuno risulti identico a un altro. Il risultato, sviluppato tecnicamente insieme all'azienda specializzata in lavorazione dei metalli Zahner, è una facciata che filtra la luce diurna verso l'interno del museo con un effetto dinamico e mutevole simile a quello del sole che filtra tra le foglie — un dettaglio ornamentale che nasce da un dato ambientale specifico del sito, non da un repertorio decorativo astratto.
Dietro l'effetto c'è un processo di produzione che, all'inizio degli anni Duemila, era ancora sperimentale. Ogni pannello era diverso, e disegnarli uno per uno sarebbe stato impossibile: un software traduceva direttamente l'immagine pixelata in istruzioni per le macchine di punzonatura e goffratura, che lavoravano le lastre senza passare da un disegno esecutivo tradizionale per ciascun pezzo. È uno dei primi esempi, su un grande edificio, di quella catena digitale continua tra progetto e fabbricazione che oggi è normale in molte facciate complesse. Il museo ha anche una torre alta circa 44 metri, leggermente ruotata su sé stessa, con un belvedere all'ultimo piano aperto al pubblico: da lì si vede come la copertura di rame si confonda con le chiome del parco e con la città sullo sfondo.
Un rame progettato per sparire nel paesaggio
La scelta del rame come materiale non è stata casuale: Herzog & de Meuron l'hanno selezionata esplicitamente in previsione della sua evoluzione cromatica nel tempo. Il rame brillante e arancione della posa, nel corso dei primi anni di vita dell'edificio, si è progressivamente scurito e infine ha iniziato a sviluppare la patina verde caratteristica — un processo, per un edificio di questa scala, che si misura in decenni, non in anni. L'intento dichiarato dello studio era che il museo, con il tempo, si fondesse cromaticamente con la vegetazione del Golden Gate Park che lo circonda: un edificio pensato per diventare parte del paesaggio proprio attraverso l'invecchiamento del proprio materiale, non nonostante esso. È lo stesso principio, applicato al metallo invece che al mattone, che guida tutta la ricerca materica dello studio: il materiale non è scelto per il suo aspetto al giorno dell'inaugurazione, ma per la sua intera traiettoria nel tempo.
Va detto che nel clima di San Francisco, marino ma relativamente pulito, la trasformazione procede lentamente: a quasi vent'anni dall'apertura il museo è diventato di un bruno scuro e opaco, con i primi segni di verde solo nelle zone più esposte alla pioggia e alla nebbia. È un buon promemoria per chi progetta con il rame: i tempi della patina dipendono dal clima, dall'inquinamento, dall'orientamento e perfino dall'inclinazione di ogni superficie, e non si possono prevedere con precisione. Chi vuole un risultato certo fin dal primo giorno deve scegliere una finitura trattata in fabbrica.
Finiture e leghe: il rame non è un solo colore
Chi sceglie il rame per una facciata oggi può partire da stati diversi del materiale. Il rame naturale, brillante e rosato, è quello del de Young, e cambierà colore nel tempo. Il rame pre-ossidato viene trattato in stabilimento per ottenere subito una tonalità bruna, simile a quella che il rame naturale raggiunge dopo alcuni anni. Il rame prepatinato riproduce fin dall'inizio il verde delle vecchie coperture. Esistono poi le leghe. L'ottone, rame con zinco, ha tonalità dorate e invecchia scurendosi; il bronzo, rame con stagno, è più duro e storicamente legato alla scultura e alle porte monumentali; il tombacco, un ottone ricco di rame, ha un colore caldo tra il rame e l'oro. Alcune leghe moderne con alluminio e zinco sono progettate per mantenere a lungo un aspetto dorato, senza sviluppare la patina verde.
La scelta tra questi stati non è solo estetica. Un rame naturale comunica l'idea di un edificio che cambia; un prepatinato dichiara fin dall'inizio l'aspetto finale e rinuncia alla trasformazione. È interessante notare che anche architetture che evocano il bronzo o il rame non sempre li usano davvero: il National Museum of African American History and Culture di Washington, progettato da David Adjaye e aperto nel 2016, ha una corona di migliaia di pannelli di alluminio fuso trattati con un rivestimento color bronzo, più leggeri ed economici di un vero bronzo. È una scelta legittima, ma cambia il comportamento nel tempo: un rivestimento verniciato non sviluppa patina e, con gli anni, va eventualmente rinnovato. Al contrario, la Copper Box Arena costruita per le Olimpiadi di Londra del 2012 ha una facciata di vero rame, in gran parte riciclato, che sta seguendo la propria evoluzione di colore.
Un lessico che va oltre Herzog & de Meuron
Il de Young Museum ha aperto la strada, nei vent'anni successivi, a un lessico più ampio dell'involucro metallico come superficie ornamentale e mutevole nell'architettura contemporanea — pannelli metallici perforati o forati con pattern derivati da dati ambientali, culturali o geometrici specifici del sito, invece che da un repertorio decorativo generico applicabile a qualunque edificio. La logica di fondo, comune a molti progetti successivi di altri studi che lavorano con rivestimenti metallici (dischi di alluminio, lamiere stirate, pannelli forati), resta quella dimostrata per prima da Herzog & de Meuron: il rivestimento metallico non è più necessariamente una superficie neutra e uniforme, ma può essere un supporto per un'informazione specifica — un pattern, un'immagine, un dato — che lega quell'edificio, in modo non sostituibile, al proprio sito e alla propria storia.
Lo stesso studio ha applicato questa logica anche ad altri metalli. Nel CaixaForum di Madrid (2008) Herzog & de Meuron hanno trasformato una vecchia centrale elettrica in mattoni in un centro culturale, eliminandone il basamento in pietra così che l'edificio sembri sospeso sopra una piazza coperta, e hanno aggiunto in sommità nuovi piani rivestiti di pannelli di ghisa forata, lasciati arrugginire. Il colore bruno-rossastro della ghisa riprende quello dei mattoni antichi, mentre la trama di fori, simile a quella del de Young, fa filtrare la luce negli ambienti superiori e rende il volume aggiunto leggibile ma non estraneo. Anche qui il metallo non è un rivestimento neutro: è scelto per il modo in cui invecchia e per il dialogo che stabilisce con ciò che esisteva prima. Chi passa da Madrid lo trova lungo il Paseo del Prado, accanto al grande giardino verticale di Patrick Blanc che ricopre la parete dell'edificio vicino: due modi opposti, metallo e vegetazione, di far cambiare una facciata nel tempo. Chi passa da Madrid lo trova lungo il Paseo del Prado, accanto al grande giardino verticale di Patrick Blanc che ricopre la parete dell'edificio vicino: due modi opposti, metallo e vegetazione, di far cambiare una facciata nel tempo.
Come si costruisce una facciata di rame
Una facciata di rame contemporanea è quasi sempre una facciata ventilata: i pannelli, sottili, sono fissati a una sottostruttura con uno spazio d'aria tra il rivestimento e il muro isolato retrostante. L'intercapedine fa asciugare l'umidità, riduce il surriscaldamento estivo e permette ai pannelli di dilatarsi liberamente. I dettagli critici sono gli stessi delle coperture storiche. Il rame non deve essere a contatto diretto con metalli meno nobili, come l'alluminio o l'acciaio zincato, perché in presenza di umidità questi si corroderebbero rapidamente: la sottostruttura e i fissaggi sono quindi di rame, di acciaio inossidabile o separati con elementi isolanti. L'acqua che scorre sul rame, poi, porta con sé piccole quantità di sali di rame e lascia macchie verdi su vetri, pietre chiare e intonaci sottostanti: gocciolatoi e raccolta dell'acqua vanno progettati fin dall'inizio.
Il rame non è l'unico metallo che cambia con il tempo, e il confronto aiuta a scegliere. L'acciaio Cor-ten forma in pochi mesi una ruggine stabile e bruno-aranciata, ma nei primi anni rilascia ossidi che macchiano di rosso le superfici vicine, e non è adatto a zone costantemente umide o vicine al mare. Lo zinco-titanio sviluppa una patina grigia opaca, più discreta, ed è più economico del rame. Il rame ha il ciclo di trasformazione più lungo e più ricco di colori, una durata che può superare il secolo e un valore di recupero altissimo a fine vita. Sono tre modi diversi di accettare che un edificio invecchi, e il confronto tra i metalli è approfondito nell'articolo dedicato alle alternative al rame.