Per gran parte del Novecento, l'architettura occidentale ha trattato la terra cruda come un materiale "in attesa di essere sostituito" — una tecnologia povera, tollerata solo dove il cemento non era ancora arrivato. Francis Kéré e Anna Heringer appartengono a una generazione di architetti che ha ribaltato questa gerarchia, non per nostalgia ma per calcolo tecnico e sociale preciso: entrambi hanno costruito la propria reputazione internazionale — Kéré ha vinto il Premio Pritzker nel 2022, primo architetto africano a riceverlo — dimostrando che la terra cruda, se progettata con rigore, può essere il materiale più intelligente disponibile in un contesto specifico, non il ripiego di chi non può permettersi altro.

Francis Kéré: costruire la comunità insieme all'edificio

Il progetto che ha reso Kéré noto a livello internazionale, la scuola primaria di Gando, il suo villaggio natale in Burkina Faso, usa mattoni di argilla compressa prodotti localmente, stabilizzati e rinforzati strutturalmente, coperti da un tetto in lamiera metallica sollevato su una struttura secondaria che crea una camera d'aria ventilata — un dettaglio tecnico decisivo in un clima caldo, perché allontana il tetto surriscaldato dal soffitto in argilla, che mantiene così un'inerzia termica fresca sfruttando la massa del materiale. La scelta della terra locale non è mai stata, per Kéré, una scelta puramente estetica o simbolica: la sua formazione tecnica europea (Kéré arriva in Germania come apprendista falegname e si laurea poi in architettura alla TU di Berlino) gli ha permesso di calcolare e rinforzare un materiale locale con criteri ingegneristici moderni, e allo stesso tempo di strutturare il cantiere come processo di formazione professionale per gli abitanti del villaggio, che imparano tecniche costruttive spendibili ben oltre il singolo progetto. È un modello in cui l'edificio e la comunità che lo costruisce si formano nello stesso processo — la terra cruda qui non è solo un materiale, è lo strumento di un progetto sociale esplicito.

La scuola di Gando nasce da un'iniziativa quasi personale. Ancora studente a Berlino, alla fine degli anni Novanta Kéré fonda con amici e colleghi un'associazione per raccogliere i fondi necessari a costruire una scuola nel suo villaggio, dove da bambino aveva dovuto andare a studiare lontano da casa. Il primo edificio, completato nel 2001, riceve nel 2004 l'Aga Khan Award for Architecture, uno dei premi più importanti per l'architettura nei paesi in via di sviluppo. Negli anni successivi il complesso cresce con alloggi per gli insegnanti, un ampliamento della scuola e una biblioteca, nella quale Kéré inserisce nel soffitto di argilla dei vasi di terracotta tagliati, prodotti dalle donne del villaggio: diventano piccoli lucernari e aperture per la ventilazione, e trasformano un oggetto domestico tradizionale in un elemento architettonico.

Con il successo internazionale il lavoro di Kéré si allarga ad altri materiali e altre scale, senza perdere la stessa logica. Nel liceo Schorge a Koudougou (2016) i muri sono di blocchi di laterite, una pietra rossastra che si taglia facilmente quando è appena cavata e si indurisce all'aria, e gli spazi sono circondati da schermi di tronchi di eucalipto che fanno ombra e creano spazi di sosta all'esterno delle aule. Nel 2017 Kéré progetta il padiglione estivo della Serpentine Gallery a Londra, una grande copertura ispirata alla chioma dell'albero sotto cui, nei villaggi, si riunisce la comunità. Dopo la rivolta popolare del 2014 in Burkina Faso progetta anche un nuovo edificio per l'Assemblea nazionale, pensato come una collina a gradoni aperta ai cittadini: un progetto rimasto sulla carta per le vicende politiche del paese, ma che mostra come per lui l'architettura sia inseparabile dalla vita pubblica.

Anna Heringer: il fango impastato dagli animali

La scuola METI a Rudrapur, in Bangladesh, progettata da Anna Heringer con l'ingegnere Eike Roswag, usa una combinazione di terra cruda e bambù — gli stessi due materiali che la tradizione locale della regione aveva sempre impiegato separatamente, riuniti qui in un sistema strutturale ibrido: il piano terra è realizzato con muri massicci di cob (terra impastata con paglia, senza cassaforme né mattoni), mentre il primo piano è una struttura leggera in bambù. La miscela di cob per le pareti veniva tradizionalmente preparata facendo camminare in cerchio buoi e mucche sull'impasto di terra e acqua, un metodo di lavorazione manuale-animale che sostituisce l'energia meccanica con lavoro a bassissimo impatto — e che, nel progetto di Heringer, è stato mantenuto deliberatamente, non sostituito con tecniche industriali più rapide mutuate dall'Occidente.

La scelta ha avuto un secondo effetto, forse più importante di quello architettonico in senso stretto: il cantiere ha impiegato e formato manodopera locale del villaggio in tecniche di costruzione in terra e bambù migliorate, con l'obiettivo esplicito di trasferire competenze applicabili al miglioramento delle abitazioni informali della zona, non solo alla costruzione della singola scuola. Come nel caso di Kéré, l'architettura diventa il pretesto per un trasferimento di competenza tecnica che sopravvive al progetto stesso.

Anche il percorso di Heringer ha una radice personale. Da giovane trascorre un anno in Bangladesh con una organizzazione non governativa locale, e lì matura l'idea che l'architettura possa migliorare le condizioni di vita nelle zone rurali senza importare modelli estranei. La scuola METI, progettata come tesi di laurea all'Università di Linz e costruita nel 2005–2006, riceve l'Aga Khan Award nel 2007. Nello stesso villaggio seguono una scuola di formazione professionale per elettricisti, la DESI, e un progetto di case rurali a due piani, HOMEmade, costruite con gli stessi materiali per dimostrare che la terra e il bambù possono dare abitazioni più sane e durevoli senza aumentare i costi.

Il progetto più recente e forse più maturo è l'Anandaloy (2020), un edificio che ospita al piano terra un centro per persone con disabilità e al piano superiore un laboratorio tessile gestito da donne del villaggio. Per garantire l'accesso a chi è in carrozzina, Heringer non aggiunge un ascensore, che richiederebbe elettricità e manutenzione, ma avvolge l'edificio con una lunga rampa di terra cruda dalle forme curve, che diventa anche lo spazio più vivace dell'edificio, dove i bambini giocano e le persone si incontrano. La soluzione tecnica al problema dell'accessibilità diventa così l'immagine stessa dell'architettura. Heringer è anche titolare di una cattedra onoraria dell'UNESCO dedicata all'architettura in terra, e insegna in diverse università europee.

Tornando alla scuola METI, alcuni dettagli spiegano perché funziona. I muri di terra poggiano su una fondazione in mattoni con uno strato che blocca la risalita dell'umidità, il punto più delicato di qualsiasi costruzione in terra in un paese soggetto a piogge monsoniche e allagamenti. Il tetto sporge ampiamente per proteggere i muri dalla pioggia battente. Al piano terra, lo spessore dei muri di cob è scavato in nicchie e piccole grotte arrotondate, spazi raccolti in cui i bambini possono leggere, giocare o ritirarsi: la massa del materiale diventa arredo. Al piano superiore, la struttura di bambù è leggera e aperta, e lascia passare la brezza. Ogni scelta risponde al clima e all'uso, e ogni materiale è impiegato dove funziona meglio: la terra dove servono massa e protezione, il bambù dove servono leggerezza e ventilazione.

Due approcci a confronto
Opera manifestoScuola di Gando, Burkina Faso (Kéré)
Opera manifesto (Heringer)Scuola METI, Rudrapur, Bangladesh
Tecnica di terra impiegataMattoni di argilla compressa (Kéré) / Cob a mano (Heringer)
Strategia climaticaTetto ventilato distaccato (Kéré)
Obiettivo sociale esplicitoFormazione professionale della comunità locale
RiconoscimentoPritzker Prize 2022 (Kéré)

Il punto in comune: rigore tecnico, non estetica del povero

Ciò che rende entrambi gli architetti rilevanti per una lettura tecnica, non solo estetica, della terra cruda contemporanea è il rifiuto condiviso di trattare il materiale locale come un vincolo da accettare passivamente. Sia Kéré sia Heringer applicano competenze ingegneristiche formali — calcolo strutturale, dettagli climatici, sistemi di rinforzo — a un materiale che la tradizione vernacolare aveva già ottimizzato empiricamente nei secoli, senza però la possibilità di verificarlo con gli strumenti dell'ingegneria moderna. Il risultato non è un ritorno al passato ma un'ibridazione: tecniche locali validate da calcoli contemporanei, in un processo che restituisce dignità tecnica a un materiale che l'architettura industrializzata aveva liquidato come primitivo.

Il problema della percezione

Chi lavora con la terra in questi contesti incontra un ostacolo che non ha nulla di tecnico. In molti villaggi africani e asiatici la casa di fango è associata alla povertà, e il cemento e la lamiera sono i segni visibili del progresso e del benessere. Proporre la terra può sembrare, agli occhi degli abitanti, un invito a restare poveri. Kéré e Heringer hanno affrontato questo problema non con i discorsi, ma con la qualità degli edifici: scuole più fresche di quelle in blocchi di cemento, più luminose, costruite con cura evidente e riconosciute a livello internazionale. È la qualità, e non la retorica della sostenibilità, a convincere una comunità che un materiale locale può essere moderno.

Non mancano le domande critiche. Molti di questi progetti dipendono da finanziamenti internazionali e dalla figura carismatica dell'architetto, e c'è il rischio che restino eccezioni esemplari invece di cambiare le pratiche costruttive ordinarie. Entrambi ne sono consapevoli, ed è per questo che insistono sulla formazione delle maestranze locali: il vero risultato non è la singola scuola premiata, ma il numero di persone che, dopo averla costruita, sanno fare meglio le proprie case. Misurare questo effetto è difficile, ma è su questo terreno che il loro lavoro andrà giudicato nel lungo periodo.

E in Europa?

La stessa serietà tecnica sta riportando la terra cruda anche nell'architettura europea. Il riferimento principale è l'austriaco Martin Rauch, costruttore e ceramista specializzato nella terra battuta, che ha collaborato con molti architetti. Con Herzog & de Meuron ha realizzato il Kräuterzentrum della Ricola a Laufen, in Svizzera (2014), un grande edificio produttivo con muri in terra battuta prefabbricati in blocchi, posati come una muratura e protetti dall'erosione della pioggia da sottili strati di malta di calce e trass, più resistenti della terra, inseriti a intervalli regolari che frenano il dilavamento. In Germania il campus Alnatura di Darmstadt (2019) ha facciate in terra battuta che contribuiscono a regolare temperatura e umidità degli uffici. Sono edifici diversissimi dalle scuole di Gando e Rudrapur, ma nascono dallo stesso principio: studiare il comportamento reale della terra, invece di considerarla un materiale del passato.

Per chi progetta, anche lontano dall'Africa o dal Bangladesh, il lavoro di Kéré e Heringer offre alcune indicazioni concrete. Studiare prima il clima e il modo di vivere del luogo, e solo dopo scegliere i materiali. Separare le funzioni: una copertura leggera che fa ombra e ripara dalla pioggia, sotto cui lavorano muri massicci che accumulano il fresco. Usare i materiali locali dove offrono prestazioni reali, senza ideologia, e combinarli con materiali industriali dove servono, come la lamiera dei tetti di Gando. Infine, considerare il cantiere come parte del progetto: chi costruisce un edificio ne diventa il primo manutentore, e la sua competenza è la migliore garanzia che l'edificio duri.

«Kéré e Heringer non hanno "riscoperto" la terra cruda — l'hanno presa sul serio con gli stessi strumenti che un ingegnere userebbe per l'acciaio o il cemento armato. È questo, non la location esotica dei loro progetti, il vero contributo alla disciplina.» — Sara Conti