Il legno massiccio ha i limiti dell'albero. Le sezioni correnti arrivano a 20 per 30 centimetri e le lunghezze commerciali raramente superano i 6-8 metri. Per luci e carichi maggiori il legno viene scomposto in tavole, in sfoglie o in strati e poi ricomposto con adesivi. Si ottengono prodotti con difetti distribuiti, resistenze più alte e più regolari e geometrie che un tronco non permetterebbe. Lamellare, LVL e CLT sono tre modi diversi di fare questa operazione.
Lamellare incollato
Il lamellare incollato (GL, in inglese glulam) è composto da tavole di spessore tra 6 e 45 mm, giuntate in lunghezza con giunti a pettine e incollate di piatto con le fibre parallele. Si usano adesivi poliuretanici, melamminici o a base di resorcina, per classi di servizio e condizioni diverse. Il risultato sono travi diritte, curve o a sezione variabile, con altezza fino a circa due metri, con cui si coprono luci fino a 40-50 metri. Con archi e portali si superano luci ben maggiori. La norma di prodotto è la EN 14080 e le classi omogenee vanno da GL20h a GL32h. Si produce soprattutto con abete rosso.
LVL
L'LVL (Laminated Veneer Lumber, in italiano legno microlamellare) è fatto di sfoglie spesse circa 3 mm, ottenute per sfogliatura del tronco, incollate con le fibre in prevalenza parallele. Le sfoglie sono più sottili delle lamelle del lamellare e questo disperde ancora meglio i difetti, quindi la resistenza è più alta e più uniforme. La norma di prodotto è la EN 14374. Alcuni produttori dichiarano, nella propria valutazione tecnica europea, resistenze caratteristiche a flessione di circa 44 N/mm2 e moduli intorno a 13,8 GPa per i prodotti con tutte le sfoglie parallele. L'LVL si usa per travi alte e snelle, travetti di solaio, architravi e montanti. Una variante con alcune sfoglie incrociate, usata per pannelli, ha rigidezza meno spinta ma migliore stabilità in due direzioni.
CLT
Il CLT (Cross-Laminated Timber, in Italia anche X-Lam) è un pannello composto da strati di tavole disposti a 90 gradi l'uno rispetto all'altro, in numero dispari (tre, cinque, sette o più). Lo spessore tipico va da 60 a oltre 300 mm, le dimensioni dipendono dal produttore e dai limiti di trasporto, con larghezze fino a circa tre metri e lunghezze fino a circa sedici. La norma di prodotto è la EN 16351, e molti produttori ottengono comunque una valutazione tecnica europea per i propri pannelli. Lavora come lastra in due direzioni, quindi si usa per pareti portanti, solai e coperture. La massa volumica è intorno a 450-500 kg/m3 e la conducibilità termica è circa 0,12-0,13 W/(m K).
Il comportamento dei pannelli è diverso da quello di una trave. Gli strati incrociati hanno bassa resistenza e bassa rigidezza a taglio per rotolamento, un fenomeno che pesa nel dimensionamento dei solai su luci medie e va considerato nel calcolo della freccia. Sotto azione sismica la duttilità non viene dai pannelli, che restano quasi rigidi, ma dalle connessioni metalliche (angolari e ancoraggi). Nel 2007 un edificio di sette piani in CLT, costruito nell'ambito del progetto SOFIE del CNR-IVALSA, ha superato a Miki, in Giappone, una prova su tavola vibrante con il segnale del terremoto di Kobe del 1995.
| Prodotto | Costituenti | Fibre | Norma di prodotto | Elementi tipici |
|---|---|---|---|---|
| Lamellare | tavole di 6-45 mm | parallele | EN 14080 | travi, pilastri, archi, portali |
| LVL | sfoglie di circa 3 mm | prevalentemente parallele | EN 14374 | travi alte e snelle, travetti, montanti |
| CLT | strati di tavole incrociati | incrociate a 90 gradi | EN 16351 | pareti, solai e coperture a pannello |
Quale scegliere
La scelta parte dalla geometria. Per elementi lineari, travi e pilastri, il lamellare è la soluzione più diffusa e con il miglior rapporto tra costo e prestazioni. L'LVL conviene quando serve una sezione snella con alta resistenza. Il CLT è la scelta per elementi piani, e permette cantieri molto rapidi, perché i pannelli arrivano tagliati con le aperture già ritagliate. Richiede però di curare l'acustica dei solai, la protezione al fuoco e la protezione dalla pioggia durante il montaggio, perché i pannelli lasciati bagnati in cantiere si deformano e possono muffire.
Sul fronte climatico il legno stocca carbonio, circa 0,8 tonnellate di CO2 per metro cubo di legno secco (circa 450 kg di massa, metà dei quali sono carbonio). Il bilancio resta positivo solo se il legno non brucia, non si decompone e viene recuperato a fine vita, e se colle e trasporto non annullano il vantaggio. Per approfondire l'origine del legno e il suo bilancio, l'articolo sulle foreste e la certificazione FSC è il passo successivo.