Federico II di Svevia, imperatore del Sacro Romano Impero e re di Sicilia, è tra i sovrani più curiosi del Medioevo europeo. Cresciuto a Palermo tra latino, greco e arabo, si interessa di matematica e astronomia, scrive un trattato sulla falconeria che ancora oggi colpisce per l'osservazione diretta degli uccelli, fonda l'Università di Napoli nel 1224 e tiene alla sua corte studiosi arabi, ebrei e cristiani. Quando fa costruire Castel del Monte, intorno al 1240, ha già guidato una crociata in Terra Santa (1228–1229) senza combattere: Gerusalemme l'ha ottenuta con un trattato. Il papato lo scomunica più volte, a partire dal 1227.
Castel del Monte è costruito su un rilievo delle Murge, nel territorio di Andria, in Puglia, a 540 metri di quota. È visibile per decine di chilometri in ogni direzione. La pianta è un ottagono regolare con otto torri ottagonali agli angoli. Il cortile interno è ottagonale. Le stanze — sedici in totale, otto per piano su due livelli — sono trapezoidali, disposte attorno al cortile. Mancano il fossato, il ponte levatoio, il mastio. Come fortezza varrebbe poco: un assalitore deciso ci entrerebbe senza troppa fatica.
Il castello non è un caso isolato nella politica edilizia di Federico. Nel Regno di Sicilia l'imperatore promuove la costruzione o il rinnovamento di decine di fortificazioni, da Castel Maniace a Siracusa, un quadrato perfetto con torri agli angoli, al castello di Prato in Toscana, e fa erigere a Capua, tra il 1234 e il 1239, una porta monumentale con statue ispirate all'arte romana, il suo ritratto al centro. È una politica di immagine oltre che di controllo del territorio: Federico si presenta come erede degli imperatori romani, e l'architettura è uno dei suoi strumenti di propaganda. Castel del Monte, per quanto enigmatico, va letto dentro questo programma.
A cosa serviva
La funzione di Castel del Monte rimane discussa. Non era una residenza principale (Federico stava soprattutto a Foggia e negli altri palazzi del Regno) e nemmeno una fortezza vera e propria. Le ipotesi che circolano sono molte: un padiglione di caccia (la zona era ricca di selvaggina), una residenza occasionale per la corte itinerante, un edificio con funzione astronomica o calendariale (le finestre sono orientate in modo da produrre effetti di luce specifici nelle ore e nei giorni dell'anno), un manifesto architettonico della potenza imperiale di Federico.
Il problema è semplice: tutte queste ipotesi sono plausibili, nessuna è verificabile, e i documenti dell'epoca non lo spiegano. L'unico documento sicuro è un mandato del 29 gennaio 1240, con cui Federico ordina di predisporre i materiali per il castello presso la chiesa di Santa Maria del Monte; non sappiamo nemmeno con certezza se l'edificio fosse finito alla morte dell'imperatore, nel 1250. Nessuno dei testi contemporanei spiega perché Federico abbia scelto la pianta ottagonale o cosa intendesse fare dell'edificio.
Tra le ipotesi, quella legata alla caccia ha un appoggio concreto nella biografia dell'imperatore. Federico era un appassionato di falconeria e scrisse un trattato in latino, il De arte venandi cum avibus, sull'arte di cacciare con gli uccelli rapaci. Non è un manuale di corte pieno di leggende: descrive l'anatomia degli uccelli, il loro comportamento, le migrazioni, l'addestramento dei falchi, correggendo spesso le opinioni degli autori antichi sulla base dell'osservazione diretta. Una copia illustrata realizzata per il figlio Manfredi, con centinaia di immagini di uccelli, è conservata nella Biblioteca Apostolica Vaticana. Le pianure e le colline delle Murge erano un territorio ideale per questo tipo di caccia, e l'idea che il castello servisse anche da base per le battute della corte è coerente con la sua posizione isolata e dominante. Ma coerente non significa dimostrata: nessun documento lo afferma esplicitamente.
Come è costruito
Al di là dei simboli, Castel del Monte è un'opera di grande precisione costruttiva. I muri sono di conci squadrati di calcare locale, spessi più di due metri, e le parti di maggior pregio, come il portale d'ingresso e le cornici di porte e finestre, sono in breccia corallina, una pietra rosata dalle venature rossastre, e in marmo. Ogni stanza trapezoidale è divisa in tre parti: un quadrato centrale coperto da una volta a crociera costolonata, di tipo gotico, e due triangoli laterali coperti da porzioni di volta a botte. È una soluzione ingegnosa per coprire con elementi regolari una pianta irregolare. Tre delle otto torri contengono scale a chiocciola che collegano i due piani e la terrazza; le altre ospitano piccoli ambienti di servizio.
Le forme architettoniche mescolano tradizioni diverse, come la corte di Federico. Le volte costolonate e alcuni dettagli scultorei rimandano al gotico cistercense e borgognone, che in quegli anni si diffondeva nell'Italia meridionale attraverso le abbazie. Il portale principale, con le sue colonne e il frontone triangolare, riprende invece le forme dell'architettura classica. Quanto all'ottagono, i precedenti che Federico conosceva direttamente non mancano: la Cappella Palatina di Aquisgrana, costruita da Carlo Magno a pianta ottagonale, dove Federico fu incoronato re di Germania nel 1215, e la Cupola della Roccia a Gerusalemme, anch'essa ottagonale, che l'imperatore vide durante la crociata del 1229.
L'ottagono come forma simbolica
L'ottagono ha una lunga storia simbolica nel pensiero medievale: sta a metà tra il quadrato, la terra, e il cerchio, il cielo. È la forma dei battisteri, e anche quella della Cappella Palatina di Aquisgrana, la chiesa di Carlo Magno in cui venivano incoronati i re di Germania, Federico compreso. Una forma che alla sua corte, dove si incontravano cultura islamica, ebraica e cristiana, nessuno avrebbe scelto a caso.
Se Federico ha scelto l'ottagono per Castel del Monte, è difficile che fosse una scelta casuale. Ma se era un simbolo, nessuna fonte contemporanea arrivata fino a noi ce lo spiega. Il problema non è la mancanza di spiegazioni: ce ne sono troppe, e nessuna verificabile.
Negli ultimi decenni si sono moltiplicate le letture astronomiche e matematiche: allineamenti delle ombre del cortile nei giorni dei solstizi e degli equinozi, proporzioni ricondotte alla sezione aurea, rapporti tra le misure del castello e le posizioni delle stelle. Alcune osservazioni sono interessanti, altre sono il risultato di misure scelte a posteriori per confermare una tesi. Un criterio utile per orientarsi è chiedersi se l'ipotesi si appoggia su documenti dell'epoca o solo su coincidenze numeriche: in un edificio con così tante misure e angoli, trovare coincidenze è sempre possibile.
Lo spazio interno
L'interno di Castel del Monte è più raffinato di quanto ci si aspetterebbe da un castello del Duecento. Portali e finestre usano marmi e breccia corallina, i capitelli sono scolpiti a foglie d'acanto di gusto classico, i rivestimenti in marmo colorato sono quasi del tutto scomparsi. Ci sono lavabi a muro, latrine ricavate nelle torri, e i tetti raccoglievano la pioggia in cisterne: comodità rare per l'epoca.
L'edificio che vediamo oggi è spoglio perché nel corso dei secoli tutto il materiale prezioso — marmi, arredi, finestre — è stato asportato. Ma anche spoglio, i volumi delle stanze e la qualità delle proporzioni sono riconoscibili. Chi lo ha voluto aveva gusto, e i mezzi per permetterselo.
Anche la distribuzione delle stanze racconta qualcosa. Il piano superiore è il più curato: le finestre sono bifore, con colonnine e capitelli scolpiti, e un'unica trifora si apre verso nord, in direzione di Andria, la città a cui Federico era particolarmente legato. Alcune stanze hanno camini, altre sono collegate solo alle stanze vicine, così che per attraversare il piano bisogna passare da un ambiente all'altro in sequenza, come in un percorso obbligato. È una distribuzione insolita per un edificio residenziale, e alimenta le ipotesi di un uso cerimoniale; ma può anche riflettere semplicemente il modo di abitare di una corte medievale, in cui la privacy era un concetto molto diverso dal nostro.
Dopo Federico: prigione, rovina, simbolo
La storia successiva del castello è meno nobile della sua forma. Dopo la fine della dinastia sveva e la vittoria di Carlo d'Angiò, Castel del Monte diventa una prigione: vi furono rinchiusi per decenni alcuni figli di Manfredi, il figlio di Federico sconfitto e ucciso nella battaglia di Benevento del 1266. Nei secoli seguenti il castello passa di mano tra famiglie feudali, viene usato occasionalmente come rifugio durante le epidemie, poi abbandonato. È in questo periodo che perde i rivestimenti di marmo, gli arredi e parte delle decorazioni, asportati o riutilizzati altrove, mentre pastori e briganti lo usano come riparo.
Nel 1876 lo Stato italiano acquista l'edificio dalla famiglia Carafa e avvia i primi restauri, a cui ne seguiranno molti altri nel corso del Novecento. Nel 1996 l'UNESCO lo iscrive nella lista del Patrimonio dell'Umanità, con una motivazione che sottolinea proprio la fusione di elementi dell'antichità classica, dell'Oriente islamico e del gotico cistercense del Nord Europa. Oggi è anche uno degli edifici più riprodotti d'Italia, senza che molti se ne accorgano: la sua sagoma ottagonale compare sul retro della moneta italiana da un centesimo di euro. Per chi lo visita, il consiglio è di girarlo prima all'esterno, per rendersi conto di come appare uguale da ogni lato, poi di attraversare le stanze una dopo l'altra: il percorso circolare, senza un inizio e una fine evidenti, è forse l'esperienza che meglio restituisce la stranezza dell'edificio.
Castel del Monte si capisce meglio se lo si mette a confronto con gli altri castelli svevi della Puglia, tutti raggiungibili in poche decine di chilometri: il castello di Bari, quello di Trani affacciato sul mare, quello di Gioia del Colle, la grande fortezza di Lucera. Sono edifici militari veri, con fossati, mura spesse e torri pensate per la difesa, spesso ampliati dagli Angioini e dagli Aragonesi nei secoli successivi. Visti uno dopo l'altro, rendono evidente quanto Castel del Monte sia diverso: stessa epoca, stesso committente, stessi costruttori, ma un edificio che rinuncia a quasi tutto ciò che rende un castello un castello. È proprio questa differenza, più di qualsiasi teoria astronomica, a dire che Federico voleva qualcosa di speciale, anche se ancora oggi non sappiamo con esattezza che cosa.
