Verso l'anno Mille, in tutta Europa si comincia a costruire chiese in pietra su una scala mai vista prima. Il monaco Rodolfo il Glabro, scrivendo qualche decennio dopo, ricorda gli anni intorno al 1003: "Era come se il mondo si fosse scrollato di dosso la vecchiaia e si rivestisse ovunque di un bianco manto di chiese." L'immagine è forse esagerata, ma racconta qualcosa di vero: dopo l'età carolingia e le incursioni di Vichinghi, Saraceni e Ungari, l'Europa cristiana entra in una fase di stabilizzazione politica che permette investimenti architettonici su grande scala.
Il termine "romanico" nasce nell'Ottocento, come molti nomi di periodi dell'architettura. Gli architetti che costruivano le cattedrali di Pisa, di Worms, di Santiago de Compostela, di Durham non si chiamavano "romanici": costruivano semplicemente nel modo in cui si costruiva, con le tecniche disponibili, rispondendo al programma liturgico e alla disponibilità di materiali. "Romanico" vuol dire "alla maniera romana": archi a tutto sesto, colonne con capitelli scolpiti, volte a botte vengono dall'architettura romana, filtrata attraverso secoli di pratica costruttiva locale.
Il muro come struttura
Il sistema costruttivo romanico si basa sul muro portante massiccio. La volta in pietra, spesso a botte nella navata centrale, spinge lateralmente sui muri. Più la volta è pesante, più i muri devono essere spessi per resistere alla spinta. Muri spessi non permettono finestre grandi. Finestre piccole vogliono dire poca luce. Una scelta strutturale porta all'altra.
Questo non significa che i costruttori romanici non cercassero soluzioni più sofisticate. La volta a crociera, due volte a botte che si incrociano, concentra i carichi negli angoli, e i costruttori romanici la usano spesso. Ma finché tutto si appoggia sul muro portante, i limiti restano. Il gotico li supera cambiando sistema, più che perfezionando quello romanico.
La luce romanica
Rispetto alle cattedrali gotiche gli spazi romanici sono bui, ma di un buio particolare. Le finestre sono piccole e alte, la luce entra di sbieco, e gli sguinci profondi dei muri la diffondono: sembra che venga dalle pareti più che da fuori.
Quella penombra dipende dai limiti tecnici, ma non solo. Se Suger, a Saint-Denis, vede nella luce materiale un riflesso di quella divina, nella cultura monastica che produce molte chiese romaniche il raccoglimento, il silenzio e il distacco dal mondo contano di più. Poca luce aiuta a concentrarsi.
Il romanico in Italia
Il romanico italiano è diverso da quello nordeuropeo in modo strutturale: usa il marmo come rivestimento esterno (bicromo a Pisa, policromo a Firenze), mantiene proporzioni più orizzontali, resta più vicino alla tradizione tardoantica. Il Duomo di Pisa, con le arcate cieche e le loggette sovrapposte della facciata, ha poco in comune con Durham o Worms, a parte il muro portante e l'arco a tutto sesto.
In Italia il gotico arriva più tardi e con meno forza che altrove, forse perché la tradizione locale era molto radicata e perché con più sole le grandi vetrate erano meno necessarie. Le cattedrali gotiche italiane sono più massicce, meno slanciate, con muri più spessi e finestre più piccole rispetto a quelle nordeuropee. Sono gotiche per le nervature e per gli archi acuti, ma romaniche per la monumentalità della massa.
