Nel 1144, l'abate Suger di Saint-Denis, vicino Parigi, consacra il coro della sua abbazia appena ricostruita e usa un'espressione destinata a diventare celebre: lux nova — luce nuova. Più che un giudizio estetico, è un programma. Suger, che leggeva gli scritti attribuiti a Dionigi l'Areopagita, vedeva nella luce materiale un riflesso di quella divina: un edificio più luminoso portava più vicino a Dio.
Restava un problema pratico. Per avere più vetro bisognava svuotare le pareti, ma erano le pareti a reggere le volte. I costruttori, che allora non si chiamavano architetti ma maestri d'opera, dovevano trovare il modo di portare il peso delle volte senza affidarlo ai muri. Il risultato di questa ricerca tecnica è il gotico.
Il problema della spinta laterale
Una volta a botte, come quella del romanico, spinge lateralmente sui muri che la sostengono. Se i muri sono spessi e massicci, resistono. Ma se vuoi aprire i muri con finestre grandi, i muri si indeboliscono, non reggono più la spinta, e la volta crolla. Il gotico concentra la spinta in pochi punti e la porta fuori dall'edificio con gli archi rampanti, archi inclinati che dalla parte alta della navata scaricano sui contrafforti, grandi pilastri esterni.
Il risultato è paradossale: la cattedrale gotica è più resistente della cattedrale romanica pur avendo muri molto più sottili, perché ha esternalizzato il sistema di contrasto. L'interno è libero. Le pareti possono essere sostituite da vetrate. La luce nuova di Suger diventa costruibile.
Tre invenzioni che cambiano tutto
Il gotico non è un'invenzione singola: è il risultato di tre innovazioni tecniche che, usate insieme, producono qualcosa di qualitativamente diverso da qualunque cosa esistesse prima.
La prima è l'arco a sesto acuto. Un arco semicircolare ha un'altezza fissa determinata dalla larghezza dell'apertura: se l'apertura è larga quattro metri, l'arco al centro sarà alto due metri. Un arco acuto può essere più alto della metà della larghezza — l'altezza si può scegliere indipendentemente dalla luce. Così archi di larghezza diversa possono arrivare alla stessa quota, cosa difficile con l'arco a tutto sesto. È la soluzione al problema delle volte a crociera su campate rettangolari.
La seconda è la nervatura. Invece di costruire una volta come una superficie continua, la si costruisce come uno scheletro di archi in pietra (le nervature) riempito tra i costoloni con materiale più leggero. Le nervature portano il peso; i pennacchi tra le nervature sono quasi strutturalmente irrilevanti. Questo riduce enormemente la massa della volta e quindi anche le spinte sui muri.
La terza è il pilastro fascicolato, formato da più colonnine sottili raggruppate intorno a un nucleo. Ogni colonnina corrisponde a una nervatura della volta sopra, creando una continuità visiva tra il suolo e la copertura: i carichi sembrano scendere lungo linee visibili dalla volta al pavimento. È un effetto voluto, e in buona parte corrisponde a come lavora davvero la struttura.
Il cantiere come opera collettiva
Una cattedrale gotica richiedeva da cinquant'anni a due secoli di costruzione. Chi avviava il cantiere di rado ne vedeva la fine. I maestri d'opera si succedevano: uno gettava le fondazioni, un altro alzava le navate, un terzo la facciata, un quarto le torri, a volte secoli dopo. Il risultato è che molte cattedrali gotiche sono incoerenti stilisticamente: le parti costruite in epoche diverse riflettono l'evoluzione del gotico, dal primo gotico di Saint-Denis al gotico fiammeggiante del tardo Quattrocento.
Chartres, che ha due torri di altezze diverse (la torre nord più alta, completata nel XVI secolo), è l'esempio più famoso di questa accumulazione. La guglia della torre nord è in gotico fiammeggiante (1507–1513); la torre sud, costruita tre secoli prima, è in gotico primitivo. Stanno fianco a fianco da ottocento anni. I Chartresiani le trovano perfettamente normali. I turisti si chiedono perché nessuno abbia sistemato il problema. La risposta è che non è un problema: è la storia visibile dell'edificio.
La fine del gotico e il perché del Rinascimento
Il gotico non finisce perché qualcuno decide che è brutto. Finisce perché si esaurisce la spinta religiosa e politica che lo sosteneva, e perché l'umanesimo italiano propone un'alternativa fondata su valori diversi — la proporzione matematica, il corpo umano come misura, il riferimento all'antico romano invece del misticismo medievale. Brunelleschi va a Roma a studiare le rovine e porta a Firenze un linguaggio classico. Non perché il gotico fosse sbagliato, ma perché la Firenze del Quattrocento voleva sentirsi erede di Roma, non di Parigi.
In Inghilterra il gotico non scompare mai del tutto, e nell'Ottocento il neogotico lo riporta in auge in tutta Europa per chiese, università e parlamenti. Spesso, però, ne usa le forme senza le ragioni costruttive: strutture in ferro o mattoni rivestite di pietra scolpita, rampanti che non spingono nulla. La luce nuova di Suger diventa citazione.
Una forma che perde il legame con la ragione che l'ha prodotta diventa un costume. Nel gotico medievale quasi ogni elemento aveva un compito; nel neogotico spesso ne recita la parte. Con un po' di pratica la differenza si vede.
