Il Pont du Gard, nel sud della Francia, ha 2000 anni, è lungo 275 metri, alto 49 metri, e non usa cemento. È tenuto insieme dalla forma. I blocchi di calcare che compongono gli archi pesano fino a sei tonnellate ciascuno e sono posati a secco, tagliati con tanta precisione da reggersi a vicenda senza legante. Il principio che permette tutto questo si chiama arco a tutto sesto, e i Romani non l'hanno inventato: ma ne hanno capito le implicazioni meglio di chiunque prima di loro.
L'arco è la prima risposta dell'architettura alla forza di gravità che non sia il muro massiccio o la colonna. Con un architrave di pietra si superano pochi metri, perché la pietra lavora male a flessione e si spezza. Con l'arco, puoi coprire uno spazio largo quanto l'apertura che riesci a calcolare e costruire. Il Pantheon ha una luce di 43 metri. Il Colosseo ha archi su quattro livelli. Gli acquedotti romani attraversano vallate di decine di metri. Niente di tutto questo si potrebbe fare con il sistema trilitico, due piedritti e un architrave, che prima dell'arco era l'unica alternativa.
Come funziona
Il problema dell'arco è intuitivo se lo si guarda al contrario. Immaginate una serie di cunei di pietra, i conci, disposti a semicerchio. Ognuno spinge contro i vicini. Il concio centrale, la chiave, è l'ultimo a essere inserito, e quando lo è, blocca tutto il sistema. Le forze non scendono verticalmente come in una colonna: si distribuiscono lungo le linee dei conci, e alla base dell'arco si traducono in due forze: una verticale, che preme verso il basso, e una orizzontale, che preme verso l'esterno. Questa componente orizzontale, la spinta, è il vero problema dell'arco.
Se non la si contrasta, l'arco si apre e crolla. Le soluzioni romane sono tre. La prima: il contrafforte, un muro laterale abbastanza massiccio da assorbire la spinta senza muoversi. La seconda: la giustapposizione di archi, dove ogni arco contrasta la spinta del vicino, come nelle arcate continue degli acquedotti e del Colosseo. La terza: la volta, cioè un arco prolungato in profondità, che distribuisce le forze lungo tutta la struttura.
La centina: il segreto del cantiere
Un arco, durante la costruzione, non regge da solo finché non è chiuso dalla chiave di volta. Prima di quel momento, i conci non si sostengono. Come si costruisce una struttura che esiste solo quando è finita? Con la centina: un'impalcatura temporanea in legno a forma di arco su cui si appoggiano i conci durante la posa. Una volta inserita la chiave, la centina si toglie e l'arco regge da solo.
Questo significa che ogni grande arco romano ha richiesto una quantità di legname spesso enorme, disponibile solo in zone boschive, e una logistica di cantiere sofisticata. Il Pont du Gard, costruito su un fiume, richiedeva centine sospese sopra l'acqua. Gli acquedotti che attraversano vallate a decine di metri di altezza richiedevano impalcature che erano esse stesse opere di ingegneria. Nell'opera finita non ne resta traccia, ma senza quelle impalcature nessun arco sarebbe stato chiuso.
L'arco trionfale: quando la struttura diventa retorica
A Roma l'arco diventa anche un segno. L'arco trionfale non regge niente: è fatto per essere attraversato, ed è lì che la tecnica diventa cerimonia. I generali vittoriosi entravano a Roma attraverso archi temporanei in legno. A partire dal I secolo a.C., questi archi cominciarono a essere costruiti in pietra, permanenti, con iscrizioni e rilievi che celebravano la vittoria. L'Arco di Tito (81 d.C.), l'Arco di Settimio Severo (203 d.C.), l'Arco di Costantino (315 d.C.): non sostengono nulla. Sono messaggi scritti in marmo.
Il passaggio dalla struttura al simbolo pesa molto nella storia dell'architettura: una forma può avere un significato anche quando non ha più un compito tecnico. Gli archi delle facciate rinascimentali, dei palazzi barocchi e degli edifici neoclassici dell'Ottocento vengono da qui.
Dall'arco alla volta, dalla volta alla cupola
Un arco ruotato attorno al proprio asse verticale produce una cupola. Un arco estruso lungo un asse orizzontale produce una volta a botte. Due volte a botte che si intersecano ad angolo retto producono una volta a crociera. Cupola, volta a botte e volta a crociera sono la base di tutta l'architettura interna europea dai Romani al gotico, dal romanico al barocco.
Il gotico non ha inventato la volta: ha affinato le nervature e i sistemi di contrasto della spinta (archi rampanti, contrafforti) fino a poter costruire volte altissime su pareti sottili quasi di vetro. Ma il principio è romano. Il Pantheon precede Chartres di milleduecento anni e usa lo stesso principio dell'arco ruotato. La differenza è che il Pantheon lo fa in calcestruzzo e lo nasconde; Chartres lo fa in pietra e lo mostra.
Perché è importante capirlo
Capire il funzionamento dell'arco cambia il modo in cui si guardano duemila anni di architettura europea. Quando si vede un arco rampante su una cattedrale gotica, non si sta guardando un ornamento: si sta guardando il sistema che contrasta la spinta della volta interna, che senza quell'arco rampante aprirebbe le pareti e farebbe crollare l'edificio. Quando si vede una volta a crociera, si sta guardando la soluzione al problema di portare luce in uno spazio coperto a volta: la crociera concentra i carichi negli angoli e libera le lunette laterali, dove si possono aprire finestre.
La struttura non è mai ornamento. L'ornamento, spesso, è struttura che ha imparato a essere bella.
