Il 10 giugno 1194, un incendio devasta la cattedrale romanica di Chartres. Più dell'edificio, i cittadini temevano di aver perso la reliquia più preziosa della città: la Sancta Camisia, la tunica che la tradizione attribuiva alla Vergine Maria. Qualche giorno dopo, quando il fumo si diradò, dalla cripta uscirono i chierici che custodivano la reliquia: si erano salvati lì sotto, con la tunica. Il vescovo Renaud de Mouçon interpretò la cosa come un segno divino: la Vergine voleva una cattedrale nuova. I soldi per costruirla arrivarono da tutta la Francia.
La cattedrale costruita tra il 1194 e il 1220 circa non è la più alta (lo è Amiens) né la più antica (Saint-Denis viene mezzo secolo prima). È però la prima a mettere insieme in modo coerente tutto il sistema del gotico maturo, e Reims, Amiens e molte altre la prenderanno come modello.
Il progetto senza progettista
Non sappiamo chi abbia progettato Chartres. Nessun documento nomina un maestro d'opera responsabile del cantiere, e nessuno dei pochi nomi di artigiani arrivati fino a noi corrisponde a quello che oggi chiameremmo architetto. Questo non significa che nessuno abbia preso le decisioni di progetto: significa che nel XII e XIII secolo il concetto di paternità intellettuale di un'opera non era ancora sistematicamente registrato, o che i registri sono andati perduti.
La cosa dice molto su come si costruiva una cattedrale gotica. Una cattedrale romanica poteva essere il progetto di un singolo maestro d'opera che lavorava con maestranze locali. Una cattedrale gotica di quelle dimensioni richiedeva specialisti diversi — mastri vetrai, scultori, tagliatori di pietra, carpentieri per le centine — che venivano da regioni diverse e lavoravano su parti diverse dell'edificio. Il progetto era distribuito tra molte competenze, coordinate da qualcuno di cui spesso non conosciamo il nome.
Il blu di Chartres
Le vetrate di Chartres hanno un blu che nessuno è riuscito a riprodurre con esattezza. Non per una ricetta segreta: le materie prime dei vetrai del XII e XIII secolo venivano da fonti precise, con composizioni che cambiavano da una cava all'altra. Il vetro medievale non è un prodotto standard, e cambia ogni volta che cambiano la sabbia o i coloranti.
Il blu di Chartres è prodotto dall'ossido di cobalto. La proporzione esatta, la temperatura di cottura, l'origine dei materiali: tutto questo influisce sul risultato finale. I vetrai del XII secolo non avevano manuali, ma esperienza tramandata a voce e forniture locali. Quando quelle forniture cambiano, o quando i mastri trasmettono la tecnica a discepoli in luoghi diversi, il risultato cambia. Il blu di Chartres è irripetibile perché è il prodotto di una combinazione di fattori storici e geografici specifici, non di una formula.
Il labirinto
Sul pavimento della navata centrale di Chartres è inciso un labirinto circolare di 12,88 metri di diametro, con un percorso di circa 260 metri che porta al centro senza bivi né vicoli ciechi: non un labirinto in cui perdersi, ma un cammino obbligato. Non sappiamo con certezza a cosa servisse. Le ipotesi sono varie: un percorso penitenziale simbolico (percorrerlo in ginocchio sostituiva il pellegrinaggio a Gerusalemme), un elemento astronomico-calendariale, un simbolo cosmologico della complessità del percorso verso Dio.
Quello che sappiamo è che la maggior parte dei labirinti medievali nelle cattedrali gotiche sono stati distrutti nel XVIII e XIX secolo — considerati superstiziosi o semplicemente d'intralcio. Quello di Chartres è rimasto, coperto per gran parte dell'anno dalle file di sedie. In alcuni giorni le sedie vengono tolte e lo si può percorrere.
La scultura come enciclopedia
Le migliaia di figure scolpite sui portali di Chartres (angeli, profeti, re e regine, scene bibliche, le arti liberali, i mesi e le stagioni) si leggono come un testo. Nel Medioevo la grande maggioranza della popolazione era analfabeta. La scultura e la pittura dei luoghi di culto erano il modo principale attraverso cui la Chiesa comunicava la dottrina. Ogni figura ha un significato preciso, un posto preciso nel programma iconografico generale. Leggere la facciata di una cattedrale gotica era, per un fedele medievale, come leggere una pagina di testo per noi.
Il programma iconografico di Chartres copre la storia della salvezza dall'Antico Testamento all'Apocalisse, con particolare attenzione al culto mariano — coerente con la funzione della cattedrale come sede della reliquia della Vergine. Le figure del portale reale (il portale principale, unico sopravvissuto all'incendio del 1194) sono tra le più antiche sculture gotiche conservate, e colpiscono per la loro immobilità: corpi allungati e rigidi come le colonne a cui sono addossati, volti calmi. Non è un limite tecnico degli scultori, che nei dettagli sono finissimi, ma il modo in cui l'epoca rappresentava il sacro.
Cosa rimane
Chartres è ancora lì, su una collina della Beauce, visibile per decine di chilometri in ogni direzione prima che la pianura ceda alla città. Non ha subito i danni di Notre-Dame di Parigi (incendio del 2019) o di Reims (bombardamenti del 1914). Le vetrate furono smontate e messe al riparo durante le due guerre mondiali, e oggi Chartres conserva il ciclo di vetrate medievali più completo d'Europa.
Ogni anno centinaia di migliaia di visitatori entrano, fotografano, comprano un libro sulle vetrate ed escono capendo poco più di prima. Del resto la cattedrale non era pensata per essere capita da soli: le immagini andavano lette con qualcuno che ne conoscesse il codice, un sacerdote o un predicatore. Anche senza codice, comunque, resta uno degli interni più emozionanti che si possano visitare.
