La città medievale europea non è caotica. Ha un ordine, ma non quello di un piano disegnato a tavolino: viene da una crescita graduale, da decisioni locali accumulate nel tempo, dai vincoli del sito. Le strade seguono percorsi che c'erano già, sentieri, rogge, confini di proprietà, e lentamente si riempiono di case.

I centri storici che a uno sguardo moderno sembrano irrazionali, con strade tortuose, piazze asimmetriche e isolati di forma strana, hanno una loro logica: ogni scelta rispondeva ai vincoli del momento in cui fu presa. La via tortuosa segue il bordo di un campo che esisteva prima della città. La piazza asimmetrica è il risultato di tre proprietà diverse vendute in tempi diversi. L'isolato irregolare è quello che è rimasto dopo la costruzione della chiesa e del mercato.

I generatori della città medievale

Ogni città medievale cresce attorno ad alcuni elementi generatori: la cattedrale (o la chiesa principale), il castello o il palazzo del comune, il mercato. Questi tre poli determinano la struttura di base: i percorsi che li collegano diventano le strade principali, gli spazi davanti a loro le piazze. Siena ha il Campo (piazza del Comune), il Duomo, il mercato. Firenze ha Piazza della Signoria, il Duomo, il mercato (il Mercato Vecchio, demolito nell'Ottocento per fare Piazza della Repubblica). La struttura tripartita è ricorrente.

La specializzazione per mestiere dei quartieri è un'altra caratteristica medievale: i conciatori sono vicini al corso d'acqua (l'acqua serve alla lavorazione del cuoio), i fabbri sono in una via specifica (rumorosi e con rischio di incendio, conviene tenerli insieme), i cambiavalute e i banchieri sono vicino al mercato. Questa specializzazione funzionale genera la toponomastica: Via dei Calzolai, Via dei Vasai, Via dei Fabbri. I nomi delle strade dei centri storici sono una mappa dell'economia medievale.

Struttura della città medievale
Cattedrale + piazzaCuore religioso e civico · polo di attrazione
MercatoSpazio commerciale · spesso in piazza separata
Palazzo comunale / castelloSede del potere politico · terzo polo
MuraConfine fisico · determinano la densità interna
Quartieri per mestiereSpecializzazione funzionale · toponomastica

Le mura come fattore urbano

Le mura medievali, oltre a difendere, disegnano la città: ne segnano il confine, la separano dal contado, ne aumentano la densità. Dentro lo spazio è prezioso, le case salgono alte e strette, i vicoli si restringono. Fuori, nel suburbio (letteralmente "sotto la città"), si costruisce a meno prezzo ma con meno sicurezza. In tempo di guerra, la popolazione del suburbio si rifugia dentro le mura, portando ulteriore pressione sullo spazio interno.

Torniamo alla piazza. La piazza medievale è spesso irregolare, non per incapacità ma perché cresce come il resto della città. La Piazza del Campo di Siena è l'eccezione che dimostra la regola: ha una forma conchigliare precisa, con una pendenza calibrata verso il Palazzo Pubblico, ed è stata deliberatamente progettata nel XIII secolo con uno statuto che regolava le facciate degli edifici circostanti. Tra le piazze medievali italiane è forse la più "progettata", e si vede.

«Le strade tortuose della città medievale non sono casuali: seguono sentieri, rogge, confini di proprietà. Ogni svolta ha una ragione. Quella che sembra irrazionalità è una somma di ragioni locali accumulate nel tempo, più difficile da leggere di una griglia.»

Medievale vs. moderno: il dibattito dell'Ottocento

Nel XIX secolo, la città medievale diventa un campo di battaglia teorico. Camillo Sitte (1889, "Der Städtebau") studia le piazze medievali e sostiene che la loro irregolarità produce spazi più vivibili delle piazze geometriche moderne. Chi sostiene la città razionale, da Haussmann in poi, risponde che quei quartieri sono insalubri, ingestibili, incompatibili con il traffico. Per molto tempo vincono loro: tra Ottocento e Novecento molte città europee sventrano i loro centri medievali. Ma l'intuizione di Sitte è rimasta viva nell'architettura del Novecento — nella critica alla griglia razionalista, nell'urbanistica della complessità, nel lavoro di Jane Jacobs.