La basilica di San Marco è un edificio impossibile da classificare. Non è romanica, anche se è medievale. Non è gotica, anche se ha elementi gotici aggiunti nel XIV secolo. Non è bizantina, anche se la pianta a croce greca con cinque cupole è presa direttamente dalla chiesa dei Santi Apostoli di Costantinopoli. È veneziana — il che significa che è il risultato di cinque secoli di aggiunte, sovrapposizioni, furti e adattamenti provenienti da tutto il Mediterraneo.
La storia del furto delle colonne e dei capitelli è letterale: i Veneziani portavano a casa materiale architettonico da ogni città che commerciavano o conquistavano. Le 500 colonne che rivestono l'interno e l'esterno di San Marco vengono da Costantinopoli, dall'Egitto, dalla Siria, dalla Grecia, dall'Italia meridionale. I Cavalli di San Marco — quattro statue equestri in bronzo sulla loggia della facciata — sono stati saccheggiati da Costantinopoli durante la quarta crociata del 1204 (gli originali sono ora al museo interno; le copie sono sulla facciata). San Marco è un archivio di bottino.
La pianta: cinque cupole su croce greca
La struttura architettonica di San Marco è quella della chiesa a croce greca con cinque cupole — una centrale e una su ciascun braccio. Il modello diretto è la chiesa dei Santi Apostoli di Costantinopoli (demolita nel XV secolo dagli ottomani per fare posto alla moschea Fatih), che Venezia aveva copiato già nella versione del IX secolo. La pianta a croce greca è un'importazione orientale: nel Mediterraneo occidentale la basilica è a croce latina, con la navata centrale più lunga dei transetti.
Le cupole di San Marco non sono strutturalmente autoportanti come le cupole romane: sono costruite su tamburi cilindrici rinforzati da catene metalliche, e poi rivestite esternamente da una seconda cupola di legno ricoperta di piombo che dà la forma bulbosa caratteristica. La cupola esterna è pura scenografia — il volume che si vede dalla piazza non corrisponde alla struttura interna. Venezia capisce la comunicazione visiva prima di Le Corbusier.
L'oro come teologia
I mosaici di San Marco coprono 8000 metri quadri di superfici interne — pareti, volte, cupole, archi. Il fondo è d'oro — non vernice dorata, non foglie d'oro su superfici continue: milioni di tessere di vetro con lamina d'oro incorporata, tagliate e disposte leggermente inclinate per catturare e moltiplicare la luce. Quando la luce entra attraverso le finestre e le porte aperte, i mosaici riflettono e amplificano — l'interno sembra illuminato dall'interno.
Il fondo dorato non è decorazione. È teologia applicata. L'oro nella tradizione iconica cristiana orientale rappresenta la luce divina — la realtà del cielo che non è riproducibile con i colori naturali. Dipingere il cielo di azzurro o di blu sarebbe descrivere il cielo fisico — il fondo d'oro descrive il cielo divino. San Marco è progettato per produrre un'esperienza dell'Eterno attraverso la riflessione della luce fisica. È architettura come esperienza mistica.
La piazza come quinta scenica
San Marco non si capisce senza la piazza. Piazza San Marco è stata definita da Napoleone "il più bel salotto d'Europa" — una definizione appropriata perché la piazza funziona davvero come una stanza all'aperto: delimitata su tre lati dai Procuratie, aperta verso il quarto lato sulla Piazzetta e il bacino di San Marco. Il campanile — alto 99 metri, crollato nel 1902 e ricostruito identico nel 1912 — è il marker verticale visibile da tutto il bacino. Ma torniamo all'edificio: la facciata di San Marco è il punto focale della piazza, progettata per essere guardata da lontano, con i mosaici della loggia superiore visibili da Piazza San Marco. L'architettura è scenografia urbana al suo massimo.
