Il cannone cambia tutto. Il muro verticale alto 10–15 metri del castello medievale, pensato contro catapulte, arieti e scale d'assalto, non regge alle palle di cannone. La palla non deve scavalcare il muro: lo demolisce direttamente. Un muro di pietra alto e sottile, colpito più volte nello stesso punto, si apre in una breccia da cui passa l'assalitore. Con Carlo VIII questa diventa la regola.

La risposta va contro l'istinto: invece di alzare i muri, li si abbassa. Invece di renderli verticali, si inclinano. Invece di costruirli in pietra fine, si aggiunge terra. Un terrapieno basso e spesso assorbe le palle di cannone, che ci affondano senza provocare crolli. I bastioni sporgenti, a pianta pentagonale, eliminano gli angoli morti ai piedi delle mura: dai fianchi di ogni bastione si spara lungo la cortina e sul bastione vicino, e non resta nessun punto al riparo. Il fossato completa il sistema.

Il tracciato italiano e i suoi inventori

I protagonisti sono architetti-ingegneri che costruiscono sia palazzi sia fortezze, senza vederci contraddizione. Francesco di Giorgio Martini scrive negli anni Ottanta del Quattrocento un Trattato di architettura, ingegneria e arte militare in cui la fortezza è studiata con lo stesso rigore della villa. Giuliano da Sangallo e il fratello Antonio il Vecchio sviluppano le prime soluzioni pratiche; Antonio da Sangallo il Giovane porta il sistema alla sua forma più elaborata con la Fortezza da Basso di Firenze (1534) e il progetto per le mura di Roma. Michele Sanmicheli porta il sistema a Verona, e le sue porte (Porta Nuova e Porta Palio, tra gli anni Trenta e Cinquanta del Cinquecento) danno all'architettura militare una dignità quasi civile: sono opere di difesa, ma con pilastri, cornici e proporzioni classiche.

Il fronte bastionato si sviluppa in Italia tra il 1490 e il 1530 e in pochi decenni si diffonde in tutta Europa, spesso grazie a ingegneri italiani al servizio di altri sovrani. Dai Paesi Bassi al Brasile, dalla Sicilia al Baltico, le fortificazioni costruite fino all'Ottocento usano le stesse soluzioni geometriche. Poche idee italiane del Cinquecento hanno viaggiato altrettanto, e per una ragione molto concreta: sopravvivere all'artiglieria.

Fortezze bastionate: esempi e protagonisti
F. di Giorgio Martini, Trattato1480s · primo trattato sistematico · teorie e piante
Fortezza da Basso, Firenze1534 · Sangallo il Giovane · 5 bastioni · fossato asciutto
Porta Nuova, Verona1533 · Michele Sanmicheli · militare e classico
Palmanova1593 · Venezia · nonagono · città ideale + fortezza
Citadelle di VaubanXVII sec. · Francia · massima sofisticazione del sistema

Palmanova: la fortezza come città ideale

Nel 1593 la Repubblica di Venezia fonda Palmanova, in Friuli: una città nuova, costruita dal nulla come piazzaforte contro gli Asburgo e contro il pericolo turco. Il progetto è frutto di una commissione di esperti militari, guidata da Giulio Savorgnan; il nome di Vincenzo Scamozzi, tradizionalmente legato all'impianto, è oggi discusso. La pianta è un nonagono regolare (nove lati) con bastioni a punta di stella sugli angoli, strade radiali che convergono alla piazza centrale esagonale, isolati rettangolari progettati con proporzioni precise. Le tre cinte murarie successive (due veneziane, 1593–1623 e 1658–1690, e una napoleonica, 1806–1813) si sono sovrapposte nel corso dei secoli, stratificando i sistemi difensivi di epoche diverse.

Palmanova è la fusione teoricamente perfetta tra la città ideale rinascimentale (la geometria razionale dello spazio urbano, teorizzata da Filarete e da Francesco di Giorgio) e la fortezza bastionata (la geometria difensiva). È anche, nei fatti, un esperimento quasi fallito come città: pianificata per ospitare una popolazione significativa, è rimasta per secoli una piccola guarnigione. La geometria perfetta non ha prodotto la vitalità urbana. La razionalità del piano non ha generato da sola una comunità. È uno dei casi storici più eloquenti del limite della pianificazione urbanistica: si può costruire la forma perfetta della città senza costruire la città.

«La fortezza bastionata nasce per funzionare: muri bassi e inclinati, bastioni sporgenti, terrapieni. Sembra l'opposto delle ville e dei palazzi del Rinascimento, eppure la progettano gli stessi architetti. Quando c'è di mezzo la sopravvivenza, l'estetica passa in secondo piano.»

Vauban, l'obsolescenza e il lascito urbanistico

Nel Seicento Sébastien Le Prestre de Vauban, ingegnere militare di Luigi XIV, porta il sistema bastionato al massimo della complessità. Costruisce o ammoderna circa trecento piazzeforti, sviluppa sistemi di attacco sistematico alle fortezze bastionate (la "trincera parallela" che avanza progressivamente verso le mura), e teorizza la difesa come scienza invece che come arte. Dodici siti fortificati da lui, Patrimonio UNESCO dal 2008, chiudono una tradizione durata due secoli.

La fortezza bastionata diventa obsoleta nell'Ottocento con l'artiglieria rigata e i proiettili esplosivi, più precisi, più potenti e capaci di colpire da molto più lontano. La terra che assorbiva le palle di cannone non ferma le granate esplosive. Tra il 1850 e il 1900 molte città europee demoliscono le loro mura, e ne resta un lascito urbanistico curioso: i viali alberati. Le antiche fasce di rispetto militare (le zone libere da costruzioni intorno alle mura, necessarie per i campi di tiro) diventano, una volta demolite le mura, i grandi viali perimetrali delle città europee. La Ringstrasse di Vienna e i viali sui Bastioni di Milano corrono dove c'erano le fortificazioni e le loro fasce di rispetto. Senza che quasi nessuno lo sappia, l'architettura militare ha disegnato la forma di molte città moderne.