Jacopo Tatti, detto Sansovino, nasce a Firenze nel 1486. È scultore prima che architetto: si forma a Firenze nella bottega di Andrea Sansovino, di cui prende il soprannome, poi passa a Roma e lavora nei cantieri di Leone X e Clemente VII. A Roma incontra Raffaello, Bramante, Giulio Romano. Impara la grammatica dell'antico, ordini e proporzioni, e diventa uno dei suoi interpreti più abili. Quando il Sacco del 1527 disperde l'ambiente romano, ha quarantun anni. Pare fosse diretto in Francia; si ferma a Venezia per qualche mese, e ci resta per sempre.

Venezia ha bisogno di Sansovino per ragioni precise. La città è ricchissima e piena di vita culturale (Tiziano, l'Aretino e Pietro Bembo ne sono le figure di punta), ma la sua architettura è rimasta indietro rispetto a Firenze e a Roma. L'architettura veneziana del Quattrocento è gotica con inserti rinascimentali, ornamentale e ricca ma non sistematica nelle proporzioni. Serve qualcuno capace di costruire "all'antica", con ordini corretti e proporzioni fondate, e Sansovino è il più bravo disponibile. Nel 1529 diventa proto dei Procuratori de supra, cioè l'architetto responsabile della piazza e della basilica di San Marco. Lo resterà per oltre quarant'anni, fino alla morte nel 1570.

La Biblioteca Marciana: la pietra d'Istria e la luce della laguna

La Libreria Marciana, avviata nel 1537 e completata dopo la sua morte da Vincenzo Scamozzi, è l'opera principale di Sansovino. Lunga oltre ottanta metri sulla Piazzetta, di fronte al Palazzo Ducale, ha due piani di arcate: dorico al piano terra, ionico sopra. Ogni campata è un arco inquadrato da semicolonne, con un fregio fitto di festoni, putti e maschere e una balaustra con statue in cima. È tutta in pietra d'Istria, il calcare bianco che i Veneziani usavano da secoli perché resiste all'acqua salata meglio del marmo.

Il dettaglio decisivo della Libreria è la profondità delle modanature. Sansovino progetta cornicioni e cornici con sporto accentuato, in modo da creare ombre forti sulle superfici. A Venezia la luce è spesso diffusa, riflessa dall'acqua e velata dall'umidità, e una facciata con modanature poco sporgenti diventa piatta. Il contrasto di luce e ombra che a Roma si ottiene con poco, qui richiede aggetti più marcati. Sansovino adatta il dettaglio al luogo.

Palladio, che la studia con attenzione, la definisce forse "il più ricco e ornato edificio che sia stato fatto dagli antichi in qua". Per lui "ornato" non vuol dire carico di decorazioni, ma ricco di rapporti, di profondità, di proporzioni ben calibrate.

Sansovino a Venezia: opere principali
Biblioteca Marciana1537–1554 · Piazzetta · "più bello edificio dall'antichità"
Zecca della Repubblica1537 · bugnato rustico · fortezza monetaria
Loggetta del Campanile1538–1549 · bronzi e marmi colorati · ricostruita 1912
Palazzo Corner della Ca' Grande1545 · Canal Grande · modello per il palazzo veneziano
S. Francesco della Vigna (facciata)collab. Palladio · chiese al centro del dibattito teorico

La Zecca, la Loggetta e il Palazzo Corner

Accanto alla Libreria Sansovino costruisce la Zecca, dove la Repubblica conia ducati e zecchini. Se la Libreria è elegante, la Zecca è massiccia: bugnato rustico, finestre pesanti, un'aria quasi da prigione. È voluto: l'edificio che custodisce l'oro della Repubblica deve sembrare inespugnabile. È lo stesso principio che guida la Fortezza da Basso di Sangallo a Firenze: il carattere formale dell'edificio comunica il suo programma prima ancora che si entri. Il contrasto tra Libreria e Zecca, costruite dallo stesso architetto negli stessi anni, mostra che il linguaggio classico si può modulare secondo la funzione.

La Loggetta ai piedi del Campanile (dal 1537) è un piccolo edificio prezioso: tre arcate in marmi policromi, bronzi di Sansovino alle nicchie (Pallade, Apollo, Mercurio, Pace), iscrizioni in latino che lodano Venezia. Nel 1902 il crollo del Campanile la schiacciò; fu ricomposta entro il 1912 recuperando i pezzi originali e seguendo la documentazione fotografica.

Il Palazzo Corner della Ca' Grande (dal 1545) sul Canal Grande è forse l'opera di Sansovino più influente sull'architettura veneziana successiva. La facciata ha un basamento a bugnato e due piani nobili con ordini sovrapposti, ed è il modello di molti palazzi veneziani dei due secoli successivi. Il Rinascimento veneziano, in architettura, deve moltissimo a Sansovino.

«Sansovino arriva a Venezia in fuga da Roma nel 1527 e non riparte più. In quarant'anni dà alla Piazzetta un'architettura coerente e adatta il Rinascimento romano alla luce della laguna.»

L'influenza su Palladio e la scuola veneziana

Sansovino e Palladio si conoscono e lavorano entrambi in area veneziana, ma in posizioni diverse: Sansovino ha vent'anni di più e un incarico ufficiale che Palladio a Venezia non avrà mai. Palladio lo studia e lo stima, ma sviluppa una grammatica più rigorosa e teorica, documentata nei Quattro Libri (1570). Sansovino è più plastico, più disposto all'ornamento, più veneziano nel senso di aperto alla ricchezza decorativa. Palladio è più romano, più austero, più matematico.

Insieme definiscono i due poli dell'architettura veneziana del Cinquecento: la ricchezza controllata di Sansovino, la severità di Palladio. Basta guardare dal bacino di San Marco: da una parte la Piazzetta, dall'altra San Giorgio Maggiore e, sulla Giudecca, il Redentore.