Villa d'Este è prima di tutto un grande impianto idraulico. Il giardino occupa un pendio con un dislivello di circa 50 metri. L'acqua del fiume Aniene viene captata a monte, portata attraverso un acquedotto sotterraneo al punto più alto del giardino, e da lì distribuita per gravità a tutti i livelli inferiori attraverso un reticolo di canali, vasche, fontane. Non ci sono pompe: la pressione viene solo dalla caduta dell'acqua. Il progetto idraulico e quello architettonico sono la stessa cosa, e accanto a Ligorio lavorano idraulici e fontanieri come Tommaso da Siena e Orazio Olivieri.

Alcune fontane suonano. La Fontana dell'Organo nasconde un organo a canne in cui l'aria è spinta dalla caduta dell'acqua, e la Fontana della Civetta imitava il canto degli uccelli con piccoli flauti azionati allo stesso modo. Poi c'erano gli "scherzi d'acqua", getti nascosti lungo i percorsi che bagnavano gli ospiti ignari, come in molte ville dell'Italia centrale. L'acqua si guarda, si ascolta, a volte si subisce.

La topografia come progetto

In origine si entrava dal basso e si saliva verso la villa, che domina il giardino dall'alto. Il percorso è costruito come un racconto: gli assi trasversali, le soste, gli scorci, e solo alla fine la residenza del cardinale.

I grandi viali paralleli alle curve di livello alternano zone fitte di verde e aperture sul panorama. Il viale delle Cento Fontane, lungo circa 130 metri, con tre canaletti sovrapposti e cento getti tra aquile, gigli e barchette (emblemi estensi e richiami a Tivoli), è il più formale. Le Peschiere, nella parte bassa, sono tre grandi vasche allineate che riflettono il cielo. La sequenza ha un ritmo quasi musicale, con pause e momenti forti.

Villa d'Este: dati
CommittenteCardinale Ippolito II d'Este · Governatore di Tivoli
ProgettistaPirro Ligorio · dal 1550
Superficie giardino4,5 ettari · 500+ fontane
AcquaFiume Aniene · acquedotto sotterraneo · solo gravità
UNESCOPatrimonio mondiale dal 2001

Il programma iconografico: la villa come allegoria

Il giardino ha anche un programma letterario. Pirro Ligorio, antiquario oltre che architetto, lo costruisce come un'allegoria di Ercole al bivio, chiamato a scegliere tra il Vizio, facile e piacevole, e la Virtù, faticosa e in salita. L'acqua, le fontane, i giochi — il piacere — sono in basso. La villa — la contemplazione, il governo — è in alto. Il giardino racconta il valore della fatica rispetto al piacere, un messaggio pensato per gli ospiti del cardinale, diplomatici, letterati, principi, che coglievano il riferimento classico.

Ligorio era tra i maggiori antiquari della Roma del suo tempo e dirigeva gli scavi di Villa Adriana, a pochi chilometri da Tivoli. Molti degli elementi decorativi di Villa d'Este (statue, rilievi, iscrizioni) erano pezzi antichi recuperati dagli scavi di Adriana, ricollocati in un contesto moderno. In questo senso la villa era anche un museo dell'antico, disposto lungo i percorsi del giardino.

L'influenza europea e il declino romantico

Villa d'Este diventa un modello del giardino all'italiana in tutta Europa. Il giardino alla francese di Le Nôtre ne riprende i principi su un terreno quasi piano e a una scala molto più grande, con l'acqua usata in grandi effetti scenografici, e diventa il giardino dell'assolutismo.

Ma la storia di Villa d'Este dopo il XVI secolo è anche una storia di abbandono. Nel Settecento la proprietà passa agli Asburgo-Este, e dopo la Prima guerra mondiale allo Stato italiano. Nel frattempo il giardino si inselvatichisce: gli alberi crescono senza controllo, le fontane si bloccano, molte statue antiche vengono vendute o si rovinano. Ironicamente, è in questo stato di abbandono romantico che Villa d'Este attira i viaggiatori del Grand Tour e ispira artisti. Franz Liszt ci soggiorna spesso tra il 1865 e il 1885 e ci scrive, tra l'altro, Les jeux d'eaux à la Villa d'Este per il terzo volume degli Années de pèlerinage. Fragonard e Hubert Robert, nel Settecento, e poi Corot ne disegnano gli angoli più selvatici, più attratti dalla decadenza che dalla geometria. Il giardino di oggi è il risultato di restauri novecenteschi che hanno ricostituito la geometria del Cinquecento, ma il calcare depositato sulle fontane, i muschi, i cipressi centenari sono l'eredità dei secoli di abbandono.

«A Villa d'Este non ci sono pompe. Fontane, organo idraulico, uccelli meccanici: tutto funziona con la sola caduta dell'acqua dalla collina. È un impianto idraulico travestito da giardino, o un giardino costruito come un impianto idraulico.»