Raffaello architetto è il grande rimosso della storia dell'architettura rinascimentale. Si conosce il pittore — la Scuola di Atene, la Trasfigurazione, i ritratti. Si conosce meno l'architetto — le ville, il Palazzo Pandolfini, la chiesa di Sant'Eligio degli Orefici. E si conosce pochissimo il progettista della nuova San Pietro — che Raffaello non ha avuto tempo di costruire ma che ha lasciato in disegni e in una lettera al papa che è uno dei testi più importanti sull'architettura del Rinascimento.

Il problema non è la competenza di Raffaello — è il tempo. Quando muore nel 1520 a 37 anni, di febbre (probabilmente tifoidea), San Pietro era ancora quasi ferma — Bramante aveva costruito i quattro piloni della crociera e poco altro. Raffaello aveva cambiato il progetto da pianta a croce greca (Bramante) a pianta a croce latina (più adatta alla liturgia cristiana romana), aveva avviato la costruzione delle navate. Michelangelo, che lo segue 26 anni dopo come architetto capo, cambierà ancora il progetto — tornando alla pianta a croce greca. La storia di San Pietro è la storia di tre geni che non si accordano mai su cosa costruire.

Villa Madama

Villa Madama, progettata da Raffaello per il cardinale Giulio de' Medici (futuro papa Clemente VII) nel 1516, è rimasta incompiuta — solo circa un terzo del progetto originale è stato realizzato. Quello che esiste — la loggia con affreschi di Giovanni da Udine e giulio Romano, il giardino circolare, la peschiera — è sufficiente per capire la grandiosità del progetto. Raffaello si ispira alla Villa di Adriano a Tivoli: un complesso di edifici disposti liberamente nel paesaggio, connessi da percorsi coperti e aperti, con spazi interni ed esterni che si alternano.

La loggia di Villa Madama è uno dei più bei spazi architettonici del Rinascimento romano — tre grandi arcate con volta a crociera, decorate con stucchi e affreschi in stile grottesco (le grottesche erano appena state riscoperte nelle Domus Aurea di Nerone, scavata proprio in quegli anni). Il programma decorativo è sofisticato: temi mitologici, paesaggi immaginari, figure allegoriche — tutto integrato con l'architettura in un insieme che non si può separare. La decorazione è architettura.

Raffaello architetto — opere
Chigi Chapel, Santa Maria del Popolo1513 · cupola ottagonale · piramidi funerarie
Palazzo Branconio dell'Aquila1520 · demolito nel XVII sec. · noto da incisioni
Villa Madama1516 · incompiuta · loggia con grottesche
Palazzo Pandolfini, Firenze1516 · realizzato da Sangallo su disegni di Raffaello
San Pietro (progetto)1514–1520 · croce latina · non realizzato

La Cappella Chigi e la formazione architettonico-pittorica

La Cappella Chigi in Santa Maria del Popolo (Roma, 1513–1516) — commissionata da Agostino Chigi, il banchiere più ricco di Roma — è la prima grande opera architettonica di Raffaello e già mostra il suo approccio distintivo: pittura e architettura sono un progetto unico. La cappella ha una pianta a croce greca sormontata da una cupola ottagonale affrescata da lui stesso con figure di angeli e pianeti. I mosaici della cupola — progettati da Raffaello ma realizzati da artigiani veneziani — raffigurano il cielo e le costellazioni. Il pavimento è un opus sectile di marmo colorato in geometrie precise. Le pareti hanno nicchie con sculture di piramidi (ispirate a monumenti funerari romani) — un tipo funerario insolito che Raffaello recupera dall'antichità.

Il punto essenziale è questo: Raffaello non disegna l'architettura e poi aggiunge la decorazione. Progetta lo spazio come un organismo unico in cui il colore del marmo, la forma della nicchia, il soggetto dell'affresco, la geometria del pavimento sono parti dello stesso disegno. Questa capacità — di essere pittore, scultore, decoratore e architetto allo stesso tempo — è la specificità di Raffaello rispetto a Bramante (architetto puro) e a Michelangelo (che lavora nelle arti una alla volta). La loggia di Villa Madama è lo stesso approccio portato alla scala di un intero ambiente.

La lettera a Leone X e la conservazione dei monumenti

Nel 1519, Raffaello scrive con Baldassare Castiglione una lettera al papa Leone X — un documento programmatico che propone il rilievo sistematico di tutti i monumenti antichi di Roma, prima che vengano ulteriormente distrutti per ricavare materiale da costruzione. La lettera è il primo documento della storia in cui si parla esplicitamente di conservazione del patrimonio architettonico: Raffaello classifica i monumenti in categorie (costruzioni pubbliche, private, religiose), propone un metodo di misurazione e disegno sistematico, e teorizza il valore dei resti antichi come fonte di conoscenza per il presente. È preoccupato — giustamente — che le cave di marmo delle ville imperiali stiano distruggendo irreversibilmente quello che Bramante gli aveva insegnato a leggere come un archivio della tecnica costruttiva romana.

Raffaello muore prima di completare il rilievo. Muore prima di completare Villa Madama. Muore prima di costruire San Pietro. La sua eredità architettonica è fatta di incompiuto — eppure è sufficiente per capire cosa avrebbe potuto essere. L'incompiuto di Raffaello non è un fallimento: è la dimostrazione che un talento eccezionale ha avuto troppo poco tempo. I posteri hanno costruito sul suo incompiuto — letteralmente, nel caso di San Pietro. E la sua lettera a Leone X — il primo manifesto della conservazione dei monumenti — ha avuto un'influenza sulla cultura italiana del patrimonio che arriva fino alla legislazione del Novecento. Una lettera scritta da un trentasettenne malato che non sapeva di avere un anno di vita.

«Raffaello muore a 37 anni con il cantiere di San Pietro fermo, Villa Madama incompiuta, e il rilievo dell'antichità appena iniziato. Tutto incompiuto. Eppure i posteri — Giulio Romano, Antonio da Sangallo, Michelangelo — costruiscono sulle sue fondamenta. L'incompiuto di Raffaello è più fecondo del completato di molti altri.»