La chiesa del Gesù a Roma, ufficialmente del Santissimo Nome di Gesù, è tra gli edifici più influenti dell'architettura cristiana. Non perché sia la più bella o la più grande, ma perché fissa un tipo: la pianta ad aula unica con cappelle laterali e transetto, che i Gesuiti e altri ordini ripeteranno, con molte varianti, nelle città europee della Controriforma e nelle missioni in America, in Asia, in Africa. Chi entra in una chiesa cattolica costruita tra fine Cinquecento e Settecento ha buone probabilità di ritrovarlo.

Il programma dei Gesuiti nasce dalla Controriforma e dalla risposta al protestantesimo. Il mondo protestante mette al centro la predicazione, e i Gesuiti rispondono sullo stesso terreno: vogliono un'aula unica, senza colonne in mezzo, in cui tutti vedano il pulpito e l'altare e sentano bene la voce del predicatore.

Vignola e il compromesso

Il cardinale Farnese, che finanzia la costruzione, vuole una chiesa grandiosa e coperta da una volta; i Gesuiti chiedono uno spazio adatto alla predica. Vignola costruisce una navata larga coperta a botte, con ai lati una serie di cappelle comunicanti che si aprono sull'aula con grandi arcate, un transetto poco sporgente e una cupola sulla crociera. Lo schema era già in Sant'Andrea di Mantova di Alberti, ma è il Gesù a farlo diventare un modello.

La facciata la completa Giacomo della Porta, dopo la morte di Vignola, entro il 1584, e diventa anch'essa un modello, con le volute che raccordano la parte alta, in corrispondenza della navata, a quella bassa, in corrispondenza delle cappelle. Le volute laterali sono un'invenzione di Alberti per Santa Maria Novella a Firenze (1470), ripresa e sistematizzata qui, e poi replicata in migliaia di facciate barocche e neoclassiche fino all'Ottocento.

Il Gesù: dati e influenza
ProgettistaVignola (1568–1575) · Giacomo della Porta (facciata)
CommittenteCardinale Alessandro Farnese
DimensioniNavata: 57m × 17,5m · Transetto: 35m
Tipo esportatoMissioni gesuitiche · 3 continenti · 250 anni
Volta affrescataBaciccia, 1679 · Trionfo del Nome di Gesù

Vignola: l'architetto dei trattati

Giacomo Barozzi da Vignola (1507–1573) è tra gli architetti più influenti della Roma del secondo Cinquecento, e meno celebrato di quanto meriterebbe. Formato nell'ambiente di Raffaello e Michelangelo, diventa il punto di riferimento per la codificazione degli ordini classici: il suo trattato "Regola delli cinque ordini d'architettura" (1562) è il manuale degli ordini classici più diffuso della storia, tradotto in tutte le lingue europee e usato nelle scuole di architettura fino all'Ottocento. Rispetto ai Quattro Libri di Palladio, la Regola è ancora più asciutta: tavole con misure, proporzioni e dettagli, e pochissimo testo. Per secoli quasi ogni studente di architettura in Europa ha copiato le tavole del Vignola.

Ma Vignola è anche un architetto pratico e versatile: costruisce villa Farnese a Caprarola (1559), una fortezza pentagonale trasformata in villa signorile con un cortile circolare interno; collabora con Michelangelo a San Pietro prima di prenderne la direzione dopo la morte del maestro. Il Gesù è il suo ultimo progetto, lasciato incompleto alla morte nel 1573.

L'interno barocco e le missioni globali

L'interno del Gesù, sobrio al momento della costruzione, viene trasformato nel XVII secolo in uno spettacolo di marmi, stucchi, affreschi e sculture. Il ciclo di affreschi della volta — il "Trionfo del Nome di Gesù" di Giovanni Battista Gaulli detto il Baciccia (1679) — è uno degli esempi più estremi della pittura d'illusione barocca: le figure dipinte "escono" dalla cornice della volta e sembrano stagliarsi contro il cielo vero. Architettura, pittura e stucco si confondono, ed è uno dei vertici della fusione barocca delle arti. L'altare di Sant'Ignazio (1696), progettato da Andrea Pozzo, con la statua del fondatore (l'originale in argento di Pierre Legros fu fuso alla fine del Settecento per pagare le indennità del Trattato di Tolentino; quella di oggi è in stucco argentato) e le colonne rivestite di lapislazzuli, è quasi un'opera di oreficeria alla scala dell'architettura.

Nelle missioni lo schema si adatta: in Paraguay e in Argentina le chiese delle riduzioni gesuitiche si coprono di decorazioni scolpite da artigiani guaraní, un incontro tra culture tra i più interessanti dell'età coloniale. La pianta è quella comune, il rivestimento è locale. Nato da un compromesso tra chi pagava e chi doveva usarlo, il Gesù ha prodotto uno dei tipi di chiesa più diffusi al mondo.

«Navata unica larga, cappelle laterali, transetto, cupola: la pianta del Gesù diventa il modello della chiesa cattolica della Controriforma. Vignola la definisce per mettere d'accordo il cardinale che paga e i Gesuiti che predicano.»