Se Borromini costruisce spazi curvi e in tensione, Guarini costruisce spazi che si moltiplicano verso l'alto finché non si sa più dove si è. Arriva a Torino nel 1666, a quarantadue anni, per la chiesa teatina di San Lorenzo, e dal 1668 guida il cantiere della cappella destinata alla reliquia più venerata dei Savoia, la Sindone. Ne esce uno degli interni più spiazzanti del Seicento europeo: un cilindro che sale attraverso file di archi sovrapposti e sfalsati fino a una stella a dodici punte, con una luce che arriva da così in alto da sembrare finta.

Per capire Guarini bisogna capire che era prima di tutto un matematico. Aveva scritto trattati di geometria, di astronomia, di ottica. Quando progettava un edificio, stava applicando principi geometrici all'esperienza percettiva dello spazio. La sua architettura non parte da un'immagine mentale di come deve apparire il risultato: parte da un sistema di relazioni geometriche che poi produce un'apparenza. È il contrario del modo in cui lavorava Bernini, che partiva dall'effetto desiderato e trovava i mezzi per ottenerlo.

La cappella della Sindone

La cappella della Sindone è un ambiente circolare inserito tra il Duomo e il Palazzo Reale, raggiungibile da entrambi. Guarini subentra nel cantiere nel 1668; la cappella sarà completata nel 1694, dopo la sua morte. Le superfici sono in marmo scuro di Frabosa, e il tono funebre è voluto: la cappella custodisce una reliquia della Passione.

È il sistema della cupola a rendere Guarini un caso a sé nel Seicento. Invece di una calotta continua, costruisce file di archi che si appoggiano gli uni sugli altri, sfalsati di livello in livello, lasciando dei vuoti. La luce penetra attraverso questi vuoti, illuminando lo spazio dall'interno della struttura stessa, non dall'esterno. L'effetto è quello di una trama di archi che si avvita verso l'alto, senza precedenti nel Rinascimento o nel Barocco romano.

Guarini: opere principali a Torino
Cappella della Sindone1668–94 · diametro 11,7 m · altezza cupola 50 m
San Lorenzo, Torino1668–87 · cupola a galloni con lanternino
Palazzo Carignano1679–84 · facciata concavo-convessa
Nato a Modena1624 · morto Milano 1683
Architettura CivileTavole edite nel 1686, trattato postumo nel 1737 · influenza su Vittone

San Lorenzo: la cupola senza tamburo

La cupola a stella di San Lorenzo a Torino, otto archi intrecciati che sembrano fluttuare perché il punto d'appoggio è nascosto dalla luce
La cupola a stella di San Lorenzo: otto archi incrociati sembrano sospesi nel vuoto, perché la luce nasconde i punti d'appoggio.

Nella chiesa di San Lorenzo, a pochi passi dalla Cappella della Sindone, Guarini usa lo stesso principio della cupola traforata ma in una variante diversa: una struttura di otto archi che si incrociano formando una stella a otto punte, sorretti da otto piedritti che sembrano sospesi nel vuoto perché la luce penetra da sotto di essi, nascondendo il punto di appoggio. È un'illusione strutturale: la cupola sembra galleggiare.

Il modello non è romano né rinascimentale. Gli archi incrociati ricordano da vicino le cupole nervate della moschea di Córdoba, e molti studiosi pensano che Guarini le conoscesse, forse per un viaggio nella penisola iberica. Se è così, è uno dei rari casi nel Seicento europeo di un architetto che cerca soluzioni strutturali fuori dall'Europa cristiana.

«Le cupole di Guarini sembrano non appoggiarsi su nulla: la luce nasconde gli appoggi. La struttura c'è, altrimenti crollerebbero, ma non si vede. È geometria usata per stupire, non per rassicurare.»

Il Palazzo Carignano

Il Palazzo Carignano (1679–1684), sede attuale del Museo del Risorgimento di Torino, è l'unico palazzo di Guarini sopravvissuto con la facciata originale sostanzialmente intatta. La facciata ondeggia, concava ai lati e convessa al centro, verso la piazza. È in mattoni a vista, mentre la maggior parte dei palazzi torinesi del tempo è intonacata. Questo le dà una presenza materica diversa, meno aulica, più corporea.

Il palazzo è stato il luogo dove Vittorio Emanuele II è nato nel 1820, e dove nel 1861 il primo parlamento italiano si è riunito per la prima volta. Che è una di quelle coincidenze della storia in cui l'architettura finisce per contenere eventi molto più grandi di quelli per cui era stata progettata.

L'influenza posticipata

Guarini muore a Milano nel 1683, e il suo trattato Architettura civile esce solo nel 1737, curato da Bernardo Vittone. Le sue cupole traforate influenzano Vittone in Piemonte e, attraverso le tavole a stampa, il Barocco della Boemia e della Germania meridionale, da Santini-Aichel ai Dientzenhofer. Fuori dalla cerchia degli specialisti il suo nome resta poco noto.

Spesso si pensa che il Barocco italiano finisca con Bernini. Bernini chiude quello romano, ma Guarini apre un Barocco matematico che produce il suo effetto con la geometria più che con l'ornamento.