Il 18 aprile 1506, in una mattina di primavera romana, Giulio II scende in una fossa di cantiere, tra fondamenta ancora umide e pile di pietra di risulta. Posa la prima pietra della nuova basilica di San Pietro. Bramante sta accanto a lui. Il vecchio architetto ha sessantadue anni, lavora a Roma da undici, e sa benissimo che non vedrà finire quello che sta per iniziare. Il progetto richiederà cento anni e undici architetti. Lui avrà otto anni per costruire i quattro piloni centrali e il cornicione prima di morire.

Ma torniamo a quando tutto questo inizia. Bramante arriva a Roma nel 1499, a cinquantacinque anni — tardissimo per un architetto che deve ancora fare il lavoro più importante della sua vita. Prima aveva lavorato a Milano, alla corte di Ludovico Sforza, insieme a Leonardo da Vinci. Aveva costruito il Tempietto di San Pietro in Montorio nel 1502 — un piccolo edificio circolare che è, per consenso pressoché unanime degli storici, il manifesto del Rinascimento maturo: il tempio a pianta centrale, proporzioni derivate dall'antico, ordini sovrapposti in modo perfettamente controllato. Ha il diametro interno di circa 4,5 metri. È minuscolo. È perfetto.

Il Tempietto: la forma che cambia tutto

Il Tempietto di San Pietro in Montorio non è grande — è una struttura commemorativa, non un luogo di culto dove si celebrano messe. Ma questo è esattamente il punto. Bramante ha scelto la scala giusta per dimostrare un'idea, senza i compromessi che una committenza grande porta sempre con sé. L'idea è semplice: un edificio a pianta centrale, circolare, con una cupola emisferica, una peristasi di colonne doriche, e proporzioni derivate rigorosamente dall'antico romano — non dall'antico immaginato, ma dall'antico misurato, da Bramante stesso nei suoi anni di studio delle rovine.

Il risultato è qualcosa che non era mai esistito nel Rinascimento prima: non un edificio che usa l'antico come repertorio di ornamenti, ma un edificio che pensa come pensava l'antico — la forma come conseguenza della proporzione, non la proporzione come qualità dell'ornamento. Alberti lo aveva teorizzato. Bramante lo costruisce.

Bramante — opere principali
Santa Maria presso San Satiro, Milano1482–86 — il finto coro prospettico
Tempietto di San Pietro in Montorio1502 · Roma · diametro ~15 m
Cortile del Belvedere, Vaticano1505–1513 · terrazzamento su tre livelli
Progetto per San Pietro1506 · Roma · mai completato secondo il disegno originale
Nato a Fermignano1444 · morto Roma 1514

Il falso coro di Milano

Prima di Roma, a Milano, Bramante risolve un problema impossibile con un trucco che ancora oggi convince i visitatori. Santa Maria presso San Satiro ha una pianta a croce latina, ma il braccio del coro è bloccato da una strada — non si può allungare. Bramante costruisce un coro finto: un affresco architettonico in stucco, dipinto e modellato con una prospettiva talmente accurata che sembrando profondo nove metri pur avendo una profondità reale di novanta centimetri. Non è un inganno decorativo: è prospettiva applicata all'architettura come strumento costruttivo. È il problema risolto con ciò che si ha a disposizione, non con ciò che si vorrebbe avere.

Il progetto di San Pietro

Il disegno di Bramante per San Pietro è una pianta a croce greca — quattro bracci uguali, una cupola centrale enorme, quattro cupole minori agli angoli, quattro torri campanarie. È un edificio basato sulla geometria del cerchio e del quadrato, sul principio della pianta centrale applicato alla scala più grande della cristianità. È radicalmente diverso da quanto aveva preceduto: la Basilica di Costantino era una pianta basilicale, a navata longitudinale, con l'altare alla fine — il modello tipologico che la chiesa aveva usato da Costantino in poi.

Il progetto di Bramante abbandona quella tipologia. Non senza resistenze: molti consideravano la pianta centrale pagana, associata ai templi romani, non cristiana. Il dibattito su pianta centrale contro pianta basilicale durerà tutto il Cinquecento — e alla fine vincerà la basilicale, sotto Michelangelo e poi sotto Maderno, che allungherà la navata trasformando il progetto di Bramante in qualcosa di completamente diverso.

«Bramante non ha costruito San Pietro. Ha costruito i quattro piloni che reggono la cupola — e quei quattro piloni sono ancora lì, immutati, sotto la cupola di Michelangelo. Ha costruito la struttura che permette a tutto il resto di stare in piedi. È la parte che nessuno vede.»

Cortile del Belvedere: scala come architettura

Tra il 1505 e il 1513, Bramante progetta il Cortile del Belvedere — il collegamento tra il palazzo apostolico di Giulio II e la villa del Belvedere, costruita quarant'anni prima da Innocenzo VIII su un colle a trecento metri di distanza. Il dislivello tra i due edifici è di circa quindici metri su quella distanza. Bramante risolve il problema con una sequenza di tre terrazze digradanti, collegate da rampe e scalinate, strutturate da esedre, nicchie e portici.

Il Cortile del Belvedere è la prima grande sistemazione paesaggistica del Rinascimento: un progetto in cui l'architettura organizza il territorio, crea sequenze di spazi a scale diverse, usa il dislivello come elemento compositivo invece di nasconderlo. I giardini rinascimentali e barocchi che verranno dopo — da Bomarzo a Versailles — sono impensabili senza questo precedente. Ma il Cortile è stato distrutto nel XVI secolo dall'aggiunta della biblioteca sistina, che lo ha tagliato in due. Oggi se ne vede solo una parte.

Bramante e Michelangelo

Tra Bramante e Michelangelo c'era una diffidenza che Vasari racconta con colori vivaci, probabilmente esagerati. Bramante aveva quarant'anni più di Michelangelo. Quando Giulio II commissiona la Sistina a Michelangelo, Bramante — secondo Vasari — era tra i contrari, convinto che Michelangelo fosse uno scultore, non un pittore, e che il progetto avrebbe rivelato le sue debolezze. Michelangelo stesso racconta questa versione. È difficile verificarla. Quello che è certo è che, quando Bramante muore nel 1514, Michelangelo eredita il cantiere di San Pietro e lo trasforma radicalmente — mantenendo però i quattro piloni centrali, che erano abbastanza solidi da non essere toccati.

È qui bisogna essere precisi: Michelangelo non demolisce il progetto di Bramante. Lo concentra. Elimina le torri, riduce le cupole minori, enfatizza la cupola centrale. Il risultato finale — la San Pietro che esiste oggi — ha la struttura portante di Bramante e la silhouette di Michelangelo. Due architetti, uno spazio.