Nei primi anni Sessanta del Quattrocento Cosimo il Vecchio regala a Marsilio Ficino una piccola casa vicino alla sua villa di Careggi, con l'incarico di tradurre in latino Platone e i neoplatonici. Intorno a Ficino si raccoglie quella che verrà chiamata Accademia platonica, frequentata da Poliziano, Pico della Mirandola, Lorenzo il Magnifico. La villa è un luogo di lavoro intellettuale. L'otium latino, il tempo sottratto agli affari e dedicato al pensiero, era già per Cicerone una buona ragione per ritirarsi in campagna. I Medici riprendono l'idea.
Le ville medicee non sono solo fattorie né castelli: sono pensate anche per la vita intellettuale, per le conversazioni filosofiche, per la musica e la poesia, per il godimento del paesaggio. Il giardino non serve all'orto: è geometrico, formale, fatto per passeggiare. Il bosco intorno non è lasciato selvatico ma attraversato da viali alberati. Il paesaggio diventa un prodotto culturale.
Michelozzo e la villa di Trebbio
Michelozzo di Bartolomeo è l'architetto preferito di Cosimo il Vecchio. Costruisce per lui il Palazzo Medici a Firenze, la biblioteca pubblica di San Marco, e almeno quattro ville: Trebbio, Cafaggiolo, Careggi e Fiesole. Il Trebbio, tra le più antiche, è in realtà un castello medievale trasformato, e mostra già il problema che Michelozzo deve risolvere: come trasformare una struttura difensiva in un edificio di rappresentanza signorile senza demolirla interamente.
La soluzione è la loggia: un portico aperto che connette l'interno all'esterno, che permette di stare "fuori" rimanendo all'ombra, che media tra il giardino formale e i campi coltivati. La loggia diventa il segno della villa italiana: da allora quasi ogni villa ne ha almeno una. Risponde al clima toscano, dove d'estate si vive fuori ma al riparo dal sole, e all'otium come attività da condividere.
La villa di Fiesole e il terrazzamento
La villa medicea di Fiesole, costruita da Michelozzo per Giovanni di Cosimo de' Medici a metà Quattrocento, risolve un problema di terreno con una soluzione che avrà grande fortuna: le terrazze. Il sito è una collina ripida sopra Firenze. Invece di livellare il terreno o adattare l'edificio alla pendenza, Michelozzo crea terrazze artificiali sovrapposte, sostenute da muri di contenimento e collegate da scale. Ogni terrazza ha la sua funzione e la sua qualità spaziale. L'edificio è sulla terrazza superiore e domina l'intera composizione.
Questa soluzione diventa il modello del giardino all'italiana: il terrazzamento come modo di addomesticare il paesaggio collinare toscano, di trasformarlo in una serie di "quadri" sovrapposti con la villa come punto di coronamento e di panorama. Non è la natura che si adatta all'edificio: è l'edificio che si inserisce in una natura riorganizzata secondo un principio formale.
L'eredità nella villa veneta
L'idea di villa che nasce intorno ai Medici, residenza con loggia, giardino formale e un rapporto stretto con il paesaggio, arriva trasformata nel Veneto di Palladio, nella seconda metà del Cinquecento. Le ville palladiane hanno una logica economica che le ville medicee non avevano: servono alla gestione delle proprietà agricole della terraferma veneziana. Ma loggia al centro, piano nobile rialzato e asse di simmetria appartengono alla stessa tradizione della villa rinascimentale.
Palladio è più rigoroso, più astratto, più attento alle proporzioni vitruviane. Le sue ville sono manifesti teorici oltre che edifici funzionali. Ma senza Michelozzo e senza la tradizione medicea del godersi il paesaggio, la villa palladiana non esisterebbe nella forma in cui la conosciamo.
