Federico da Montefeltro, duca di Urbino, è uno dei condottieri più richiesti del Quattrocento italiano, e uno dei committenti più consapevoli. La sua ricchezza viene dalle condotte militari, cioè dai contratti con cui mette il suo esercito al servizio di papi, re e signori, e lui la investe con metodo nell'immagine del principe ideale: colto, pio, generoso con le arti. Il palazzo iniziato intorno al 1468 con l'architetto Luciano Laurana (poi continuato da Francesco di Giorgio Martini) è il centro di questa operazione.
Urbino è una città di montagna nelle Marche, non una capitale naturale né un porto commerciale. Non ha risorse proprie paragonabili a quelle di Firenze o Venezia. Federico la trasforma in un centro intellettuale europeo attraverso la sua corte: raccoglie manoscritti (la sua biblioteca era una delle più ricche d'Europa), commissiona ritratti (Piero della Francesca, Giusto di Gand), mantiene intellettuali e artisti, e costruisce un palazzo che è al tempo stesso residenza, simbolo e manifesto.
La facciata delle torri
Verso la città, la facciata principale del Palazzo Ducale è un grande fronte di mattoni rimasto in parte incompiuto. La facciata sul lato della vallata — quella con le due torri cilindriche e i tre ordini di logge tra esse — è una delle composizioni architettoniche più sofisticate del Rinascimento italiano. Le due torri non sono difensive: sono elementi plastici che incorniciano le logge. Dal lato della valle l'edificio sembra quasi leggero, aperto e luminoso, rivolto al paesaggio. Dal lato della città è chiuso e massiccio. Due facce per due rapporti diversi, con il territorio e con i sudditi.
Questa doppia natura è una scelta deliberata. Federico non cerca un palazzo difensivo: vuole un edificio che parli di lui. La facciata dei torricini racconta apertura, misura e raffinatezza, le qualità che vuole associare al suo nome.
Lo studiolo
Lo studiolo di Federico è una stanza di pochi metri per lato. Le pareti sono rivestite di tarsie, pannelli composti con legni di essenze e colori diversi che simulano armadi socchiusi con libri, strumenti scientifici, armature, oggetti di studio. Sopra le tarsie, una serie di ritratti di uomini illustri dipinti (oggi divisi tra il Louvre, 14, e lo stesso Palazzo Ducale di Urbino, 14). Sopra i ritratti, un soffitto a cassettoni dorati con le imprese dei Montefeltro.
Lo studiolo è lo spazio in cui il principe umanista si ritira a leggere e a pensare, lontano dalla corte. Ma è anche una stanza da mostrare agli ospiti di riguardo. Le tarsie mostrano gli strumenti della cultura e della guerra insieme: libri e armature, strumenti matematici e insegne cavalleresche. Federico non sceglie tra l'umanista e il condottiere: è tutti e due, e lo studiolo lo dichiara.
Raffaello e Urbino
Raffaello Sanzio nasce a Urbino nel 1483, una quindicina d'anni dopo l'avvio del cantiere del Palazzo Ducale. Suo padre Giovanni Santi è pittore di corte di Federico. Raffaello cresce in un ambiente saturo di arte rinascimentale al livello più alto: il palazzo, la corte, la biblioteca, gli artisti che vi lavorano. La formazione che completerà a Perugia, Firenze e Roma comincia lì, in un ambiente dove la qualità era la norma.
Il caso di Urbino illustra come un investimento sistematico in architettura e cultura possa trasformare un luogo marginale in un centro di riferimento. Federico non poteva competere con Firenze o Venezia in termini economici: ha competuto in termini di qualità. Ha vinto quella sfida.
