Di solito la prospettiva lineare viene presentata come un'invenzione dei pittori, uno strumento per dipingere in modo realistico. Ma a metterla a punto è un architetto, e secondo una lettura diffusa, anche se discussa, Brunelleschi la studia per un problema architettonico: rappresentare un edificio su una superficie piana in modo che il disegno corrisponda a quello che l'occhio vede. È uno strumento di progetto prima che di rappresentazione pittorica.
Brunelleschi non pubblica la sua scoperta. La dimostra con le due tavolette e la usa nei suoi progetti. È Leon Battista Alberti che la teorizza nel 1435 nel trattato De Pictura, e nel 1452 nel De Re Aedificatoria per l'architettura. Brunelleschi che sperimenta e Alberti che mette in teoria: da questa coppia parte il nuovo modo rinascimentale di pensare lo spazio.
Cosa cambia con la prospettiva
Prima della prospettiva lineare, le rappresentazioni medievali di architetture erano schematiche: edifici visti dall'alto, in obliquo, o ridotti a piante. Non cercavano di riprodurre l'esperienza visiva dell'osservatore. Con la prospettiva il disegno diventa la riproduzione di quello che si vede da un punto preciso. Lo spazio viene misurato dalla posizione dell'osservatore.
Le conseguenze per l'architettura sono grandi. Molti edifici rinascimentali vengono progettati pensando a un punto di vista privilegiato, quello da cui l'effetto è più riuscito. La facciata di Santa Maria Novella di Leon Battista Alberti (1470) è progettata per essere vista frontalmente, dall'asse centrale della piazza. La piazza di Pienza è progettata per la vista dalla cattedrale verso il Palazzo Piccolomini. Lo spazio rinascimentale tiene conto di dove si trova chi guarda.
Le tavole di Urbino e la città ideale
Tre grandi tavole dipinte conservate a Urbino, Baltimora e Berlino, databili probabilmente tra il 1470 e il 1490 e attribuite di volta in volta a Piero della Francesca, a Francesco di Giorgio Martini o all'ambiente di Luciano Laurana, raffigurano vedute di piazze e strade di una "città ideale" rinascimentale, con edifici classici in prospettiva rigorosa e convergenza al punto di fuga centrale. Sono tra i documenti più studiati del Rinascimento italiano.
Non sono progetti di città reali, ma dimostrazioni del metodo prospettico applicato alla città. Mostrano come la prospettiva trasforma uno spazio tridimensionale in un'immagine coerente e verificabile su una superficie piana. E mostrano una città pensata come scena, da guardare da un punto preciso, con gli edifici disposti simmetricamente intorno all'asse della vista. Il Rinascimento la prende sul serio: a Pienza la piazza è proprio una scena, con la cattedrale sul fondo e i palazzi ai lati.
La prospettiva come strumento di controllo
La prospettiva serve anche a controllare il progetto. Chi padroneggia la prospettiva può prevedere l'effetto visivo di un edificio prima che sia costruito. Può disegnare una veduta prospettica di un progetto e mostrare al committente "come sarà". Prima della prospettiva, il committente doveva fidarsi dell'architetto sulla parola, o affidarsi a modelli in legno. La prospettiva rende il progetto comunicabile. La Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia di Sansovino (1537) è pensata come quinta scenica della Piazzetta di San Marco, per chi arriva dal bacino. La prospettiva, insomma, diventa un modo di pensare lo spazio.
La prospettiva forzata
Un'applicazione curiosa è la prospettiva accelerata, usata apposta per ingannare l'occhio. La galleria prospettica di Palazzo Spada a Roma, progettata da Francesco Borromini nel 1653 (probabilmente su idea di Giovanni Maria da Bitonto), è lunga 9 metri ma sembra lunga 35: le pareti convergono verso il fondo, le colonne diminuiscono in altezza, il pavimento sale in pendenza. La statua in fondo alla galleria è alta circa 60 cm, ma da lontano sembra a grandezza naturale.
Qui la prospettiva non descrive più lo spazio, lo manipola. Il Barocco porta il gioco al limite: in Sant'Ignazio a Roma la cupola non esiste, è una tela dipinta da Andrea Pozzo nel 1685 che, vista dal punto segnato sul pavimento, sembra una cupola vera.
