Il tempio greco è il tipo edilizio che ha influenzato più profondamente tutta l'architettura occidentale nei duemila anni successivi. Ma questo non significa che sia stato capito. La maggior parte degli edifici neoclassici — banche, tribunali, musei, parlamenti — usano il frontone e le colonne del tempio greco come segnale di autorità, di permanenza, di classicità. Ma lo usano in modo profondamente diverso da come funzionava il modello: trasformano l'esterno del tempio in facciata di un edificio dove si entra e dove si svolgono attività pubbliche. Questo è esattamente il contrario della funzione originale.

Il tempio greco era la casa del dio — letteralmente. La statua della divinità stava all'interno, nella cella, al buio. I riti si svolgevano all'esterno, davanti al tempio, davanti all'ara dei sacrifici. I fedeli non entravano nel tempio durante i riti normali. L'interno era accessibile solo ai sacerdoti e in occasioni speciali. L'edificio che noi usiamo come modello di spazio pubblico era in origine uno spazio privato — la dimora privata di un essere soprannaturale.

La colonna e il corpo umano

Vitruvio, nel suo trattato, spiega l'origine degli ordini architettonici con un'analogia corporea: il dorico deriva dalle proporzioni del corpo maschile adulto, l'ionico da quelle del corpo femminile, il corinzio da quelle di una fanciulla. Non è un'analisi storica — è una spiegazione simbolica. Ma contiene un'intuizione importante: il sistema proporzionale del tempio greco è calibrato sul corpo umano. L'altezza della colonna, il diametro alla base, lo spessore dell'architrave, l'altezza del frontone: tutto è in relazione, e quella relazione è derivata dalle proporzioni del corpo.

Questa calibrazione sul corpo è anche la ragione per cui il tempio greco "funziona" alla scala in cui è costruito — né troppo grande né troppo piccolo per essere percepito come un tutto organico dall'osservatore umano che gli sta di fronte. Un tempio greco a scala doppia non sembrerebbe un tempio più grande: sembrerebbe qualcosa di diverso. La scala è parte del progetto, non una variabile indipendente.

Templi greci principali — dati
Partenone, Atene447–432 a.C. · dorico · 8×17 colonne · marmo pentelico
Tempio di Hera, PaestumV sec. a.C. · dorico · tra i meglio conservati
Tempio della Concordia, AgrigentoV sec. a.C. · dorico · sopravvissuto come chiesa
Efesteo, Atene449–415 a.C. · dorico · il più completo
Tempio di Apollo, Delfi330 a.C. (ricostruzione) · sul sito dell'oracolo

Il peristilo: lo spazio tra dentro e fuori

Il peristilo — il colonnato che circonda la cella del tempio — è lo spazio più importante del tempio greco, e quello che viene quasi sempre dimenticato. Non è decorazione: è il luogo del rito. I fedeli circondavano il tempio durante le cerimonie, camminavano attorno al peristilo, offrivano sacrifici all'altare che stava di fronte all'ingresso. Il peristilo era lo spazio della processione, della preghiera pubblica, del contatto tra il fedele e il divino — sempre mediato dall'esterno, dalla luce, dall'aperto.

Questo significa che il tempio greco è un edificio progettato per essere percepito dall'esterno — come scultura colossale, come presenza nello spazio, come punto di riferimento nel paesaggio. Questo spiega le correzioni ottiche: inclinazioni, entasi, curvature del podio. Tutte quelle correzioni servono a far sembrare il tempio perfetto all'osservatore che lo guarda da fuori, da distanza. Non servono a niente per chi sta dentro.

«Il tempio greco è un edificio progettato per essere guardato, non per essere vissuto. È una scultura abitata da un solo essere — il dio nella sua statua — e circondata da riti che si svolgono all'esterno. Ogni uso successivo del suo vocabolario formale — il frontone triangolare, il colonnato perimetrale — porta con sé questa contraddizione: una forma pensata per l'esterno usata come facciata di edifici pensati per l'interno.»

Dai templi greci in Sicilia

I templi greci meglio conservati non sono in Grecia: sono in Sicilia e nel sud Italia — la cosiddetta Magna Grecia. Il Tempio della Concordia ad Agrigento (V secolo a.C.) è uno degli edifici dorico-greci più completi al mondo: ha conservato il colonnato intero perché nel VI secolo d.C. è stato trasformato in chiesa cristiana, che ha richiuso gli intercolumni e costruito il tetto. La trasformazione l'ha salvato. Il Tempio di Nettuno (in realtà di Hera) a Paestum, in Campania, ha mantenuto le colonne della peristasi in buono stato perché la palude che circondava il sito nel Medioevo lo ha reso inaccessibile e quindi inviolabile.

In entrambi i casi, la sopravvivenza dell'edificio non è il risultato di una cura intenzionale: è il risultato di circostanze che hanno reso difficile o improduttivo demolirlo. È la regola, non l'eccezione, per l'architettura antica: ciò che sopravvive è ciò che era troppo scomodo da smontare, o troppo utile da abbandonare, o troppo remoto da raggiungere. Non la qualità dell'edificio, ma la sua posizione nel sistema economico e geografico del momento.