Il Partenone è costruito tra il 447 e il 432 a.C. su commissione di Pericle, progettato da Ictino e Callicrate, con la supervisione scultoria di Fidia. Sull'Acropoli c'era già stato un palazzo miceneo, intorno al 1400 a.C., e prima del Partenone altri templi; ma è questo l'edificio che fissa l'immagine di Atene, e per secoli quella dell'architettura classica in Europa. Quando Pericle lo commissiona, Atene ha appena guidato la Grecia contro i Persiani. Il tempio serve anche a dirlo: è propaganda politica in marmo pentelico.
Poi c'è un dato fisico: nel Partenone quasi nessuna linea è davvero dritta. Le colonne sono leggermente inclinate verso l'interno. L'entasi, cioè il leggero rigonfiamento del fusto, evita che appaiano strozzate a metà. Lo stilobate si alza verso il centro di circa 6 centimetri sui lati corti e 11 su quelli lunghi (che misurano quasi 70 metri), e così l'occhio non lo legge come un piano che si abbassa al centro. Le colonne d'angolo sono leggermente più spesse delle altre per compensare il fatto che, illuminate di fronte, appaiono più sottili. Ogni "errore" è calcolato per correggere un'illusione ottica.
Le correzioni ottiche
Il sistema di correzioni ottiche del Partenone è il documento più preciso che abbiamo delle capacità matematiche e percettive dei costruttori greci del V secolo a.C. Le misurazioni del XIX e XX secolo hanno confermato che le deviazioni dalla geometria "perfetta" sono intenzionali e coerenti tra loro, quindi non errori di cantiere. La domanda che rimane aperta è se i costruttori le calcolassero matematicamente o le verificassero empiricamente attraverso modelli.
L'inclinazione delle colonne è di circa 6 centimetri per 10 metri di altezza. Se si prolungano le linee delle colonne del Partenone verso l'alto, si incontrano a circa 2,4 chilometri di altezza. Non è un'immaginazione: è una piramide molto allungata. Il Partenone è strutturalmente progettato come una piramide in marmo.
Fidia e la statua che non c'è più
All'interno del Partenone si trovava la statua di Atena Parthenos (Atena vergine), scolpita da Fidia in oro e avorio su un nucleo di legno. Era alta dodici metri. Ne restano solo copie romane in scala ridotta, come l'Atena del Varvakeion, mentre l'originale scompare in età tardoantica: secondo un'ipotesi diffusa ma non provata finì a Costantinopoli e bruciò in un incendio del V secolo. Sappiamo com'era solo da descrizioni antiche e da copie di minore qualità. Il tempio è celebre soprattutto per qualcosa che non esiste più.
Il Partenone è famoso come tempio greco per eccellenza, ma quello che vediamo è un contenitore svuotato, una cornice senza il quadro. I Greci non costruivano templi perché i fedeli ci entrassero: i riti si svolgevano fuori, all'altare. Il tempio era la casa del dio, e il dio era la statua. Senza la statua, il tempio è architettura senza programma.
L'esplosione del 1687
Il 26 settembre 1687, durante l'assedio veneziano di Atene, un colpo di mortaio colpisce il Partenone, che gli Ottomani usavano come polveriera, e provoca un'esplosione che distrugge la cella centrale, fa crollare la maggior parte delle colonne interne e proietta i blocchi di marmo per decine di metri. Non sappiamo con certezza se il colpo fosse mirato: il comandante veneziano Francesco Morosini, nel suo rapporto a Venezia, lo definì un «colpo fortunato».
L'esplosione del 1687 fa più danni in un secondo di quanto tredici secoli di riusi, modifiche e saccheggi avessero fatto prima. Il Partenone sopravvive relativamente intatto per duemila anni e viene semidistrutto in un singolo episodio bellico. Il restauro cominciato nel 1975, e ancora in corso, ha rimesso al loro posto molti dei blocchi caduti nell'esplosione.
I marmi Elgin e la questione irrisolta
Tra il 1801 e il 1812, Thomas Bruce conte di Elgin, ambasciatore britannico a Costantinopoli, rimuove dal Partenone e da altri edifici dell'Acropoli circa la metà delle sculture originali del fregio, dei frontoni e delle metope, le trasporta in Inghilterra e le vende al British Museum nel 1816 per 35.000 sterline. I "marmi Elgin" sono oggi al British Museum. La Grecia ne chiede formalmente la restituzione dal 1983. Il British Museum rifiuta sistematicamente, citando una legge britannica del 1963 che gli proibisce di cedere parti della propria collezione.
Oltre alla questione giuridica c'è un fatto semplice: i marmi di Atene e quelli di Londra sono pezzi dello stesso fregio e degli stessi frontoni. Separati, nessuno dei due insiemi è completo. L'Acropolis Museum di Atene, completato nel 2009 e progettato appositamente per accogliere i marmi restituiti, ha lasciato volontariamente vuoti gli spazi dove andrebbero quelli di Londra. Il vuoto, lì, è un argomento.
