Le terme romane non sono un lusso per pochi: sono un servizio di massa, e anche uno strumento politico. L'imperatore che costruisce terme grandi e aperte a tutti si guadagna consenso, e i Romani ne erano consapevoli. Giovenale, all'inizio del II secolo d.C., conia l'espressione panem et circenses, pane e giochi del circo. Avrebbe potuto aggiungere le terme.

Nel II secolo d.C. Roma ha forse un milione di abitanti. Non ha un sistema di bagni privati: le insulae dove vive la maggioranza della popolazione non hanno acqua corrente, non hanno riscaldamento, non hanno latrine private. Le terme servono prima di tutto a lavarsi. Ma sono anche uno dei pochi posti in cui ceti diversi si trovano fianco a fianco. Senatori e plebei usano le stesse terme (a volte in orari diversi, ma spesso nello stesso spazio).

Un pomeriggio alle terme

Per capire l'architettura bisogna prima immaginare il percorso di chi la usava. Si entrava pagando una somma minima, spesso un quadrante, la più piccola moneta romana in circolazione; in alcuni periodi e in alcune terme l'ingresso era gratuito, offerto da un magistrato o da un benefattore. Nello spogliatoio, l'apodyterium, si lasciavano gli abiti in nicchie sorvegliate da schiavi, perché i furti erano frequenti. Molti cominciavano con l'esercizio fisico nella palestra, un cortile porticato dove si giocava a palla, si faceva lotta o si correva. Poi il corpo veniva unto d'olio e si passava attraverso ambienti a temperatura crescente: il tepidarium tiepido, il caldarium caldo, a volte il laconicum per sudare all'asciutto. Il sudore e l'olio venivano raschiati via con lo strigile, un raschietto di metallo ricurvo. La visita si concludeva con un bagno freddo nel frigidarium o una nuotata nella natatio, la grande piscina scoperta.

Le grandi terme imperiali erano molto più di un bagno. Le Terme di Caracalla avevano due biblioteche, una per i testi greci e una per quelli latini, oltre a giardini, portici, sale per conferenze e negozi. Ci si andava per incontrare persone, concludere affari, ascoltare letture pubbliche, mangiare qualcosa. Non tutto era idilliaco: l'acqua delle vasche non veniva cambiata spesso, e alcuni autori antichi raccontano di ambienti affollati e rumorosi. Anche la promiscuità era regolata: in epoca imperiale, sotto Adriano, si stabilì che uomini e donne frequentassero le terme in orari separati, oppure si costruirono ambienti distinti.

Il sistema tecnologico

Le terme romane sono un sistema tecnologico sofisticato. Il riscaldamento usa le suspensurae: il pavimento è sollevato su pilastrini di mattoni, e l'aria calda prodotta da fornaci sotterranee circola sotto il pavimento e nelle cavità delle pareti, riscaldando gli ambienti. Il sistema si chiama ipocausto. È un riscaldamento a pavimento ante litteram, tanto efficace che nelle sale più calde si entrava con zoccoli di legno, gli ambienti raggiungono temperature di 40–50°C nel laconicum (sauna secca).

L'acqua arriva dagli acquedotti: Roma ne ha undici nel III secolo d.C., con l'Aqua Alexandrina del 226, e secondo le stime più comuni portano in città diverse centinaia di migliaia di metri cubi d'acqua al giorno, forse fino a un milione. Una parte significativa di questa acqua va alle terme. Il sistema idraulico interno, con cisterne, tubature in piombo e scarichi, è complesso e richiede manutenzione continua.

Vitruvio, nel quinto libro del De architectura, descrive l'ipocausto con precisione quasi da manuale: il pavimento del caldarium deve poggiare su pilastrini di piccoli mattoni quadrati, alti circa due piedi, così che il fuoco e il calore passino liberamente sotto la superficie. Il calore saliva poi nelle pareti attraverso i tubuli, mattoni cavi a sezione rettangolare montati uno sull'altro all'interno dei muri, che funzionavano come canne fumarie diffuse su tutta la superficie. Anche l'orientamento aveva un ruolo: Vitruvio raccomanda di rivolgere gli ambienti caldi verso sud-ovest, per sfruttare il sole del pomeriggio, l'ora in cui le terme erano più frequentate. I caldari delle terme imperiali avevano grandi finestre, e dal I secolo d.C. i Romani disponevano già di vetro da finestra, sottile e non perfettamente trasparente ma sufficiente a trattenere il calore lasciando entrare la luce.

Tutto questo aveva un costo enorme in combustibile. Le fornaci, i praefurnia, bruciavano legna giorno e notte, e sotto le Terme di Caracalla si estende una rete di gallerie di servizio abbastanza larghe da far passare i carri, usate per trasportare la legna e per il lavoro di centinaia di schiavi e addetti che il pubblico non vedeva mai. In quegli stessi sotterranei si trova il più grande mitreo conosciuto a Roma, un luogo di culto ricavato in uno spazio di servizio. Le terme erano un teatro con un palcoscenico luminoso e un retroscena buio, esattamente come un edificio pubblico moderno con i suoi impianti tecnici nascosti.

Terme imperiali romane
Terme di Nerone64 d.C. · prime terme imperiali · non conservate
Terme di Traiano109 d.C. · modello per le successive
Terme di Caracalla212 d.C. · 13 ha · 1600 posti · meglio conservate
Terme di Diocleziano305 d.C. · 3000 posti · la più grande mai costruita
Aula delle Terme di DioclezianoOggi Santa Maria degli Angeli, trasformata da Michelangelo

La pianta simmetrica

La pianta delle terme imperiali romane segue uno schema preciso e replicato: asse di simmetria centrale, con le tre sale principali (frigidario, tepidario, caldario) disposte in sequenza sull'asse. Le sale principali sono coperte da grandi volte a crociera: il frigidario delle Terme di Caracalla misurava circa 58 × 24 metri, senza sostegni intermedi. Uno spazio di dimensioni urbane.

Le terme romane hanno influenzato l'architettura moderna più di quanto si pensi. La grande sala del Grand Central Terminal di New York (1913) ne riprende l'impianto: un'aula altissima con luce dall'alto, spazi laterali di servizio, flussi di persone che si incrociano. McKim, Mead & White, gli architetti della Pennsylvania Station di New York (1910, demolita nel 1963), modellarono apertamente la sala d'attesa sulle Terme di Caracalla, ingrandendola, con una struttura in acciaio rivestita di travertino e granito.

Calcestruzzo, mattone e marmo

Le terme sono anche il luogo in cui la tecnica costruttiva romana mostra fino in fondo le sue possibilità. Le murature sono in calcestruzzo, l'opus caementicium, fatto di malta di calce e pozzolana e di pezzi di pietra o mattone, gettato tra due paramenti di mattoni che restavano come rivestimento, l'opus latericium. Con questo sistema si potevano costruire volte e cupole di dimensioni che nessuna muratura di pietra a blocchi avrebbe permesso. Il caldarium delle Terme di Caracalla era una sala circolare coperta da una cupola di circa 35 metri di diametro, di poco inferiore a quella del Pantheon. Dentro, le superfici grezze sparivano sotto rivestimenti di marmi colorati provenienti da tutto l'impero, mosaici e statue. Dagli scavi del Cinquecento a Caracalla provengono sculture celebri come l'Ercole Farnese e il Toro Farnese, oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli: bastano a far capire il livello di lusso di un edificio pensato per un pubblico di massa.

La fine dell'acqua e i suoi eredi

Le terme di Roma non muoiono per un cambiamento di gusto, ma per un problema infrastrutturale. Nel 537, durante l'assedio della città da parte degli Ostrogoti di Vitige, gli acquedotti vengono tagliati. Senza un flusso continuo d'acqua e senza la ricchezza pubblica necessaria per scaldare sale immense, i grandi complessi imperiali smettono di funzionare e diventano cave di materiali per i secoli successivi. L'idea del bagno pubblico, però, non scompare. Nel mondo bizantino e poi in quello islamico il modello romano sopravvive e si trasforma nell'hammam: stesse sequenze di ambienti a temperatura diversa, stesso ruolo sociale, spazi più piccoli e raccolti, spesso coperti da cupole forate da piccoli lucernari di vetro. Nell'Europa dell'Ottocento il cosiddetto bagno turco torna a diffondersi come importazione esotica, senza che molti si rendano conto di reimportare un'invenzione romana.

Anche l'architettura contemporanea è tornata a interrogarsi sul bagno come esperienza collettiva. Le Terme di Vals di Peter Zumthor (1996), scavate in un pendio alpino e costruite con lastre di pietra locale, riprendono la sequenza romana di ambienti caldi e freddi, luce e penombra, ma la traducono in un linguaggio di masse e fessure. Non c'è un tentativo di imitare le forme antiche: c'è la stessa idea di fondo, cioè che il corpo si muova attraverso una serie di condizioni fisiche diverse e che l'architettura sia la regia di questo percorso.

«Le terme romane sono la prima architettura del welfare: spazi pubblici di alta qualità accessibili a quasi tutti, finanziati dallo stato come investimento politico. L'imperatore che costruisce terme belle e accessibili compra consenso. È la formula del potere populista in mattone e calcestruzzo.»

Le terme oggi: la Santa Maria degli Angeli

Le Terme di Diocleziano a Roma (inaugurate intorno al 305 d.C.) erano le più grandi della città e potevano accogliere circa 3000 persone. Non esistono più nella loro forma originale. Ne resta però l'aula centrale, il frigidario, trasformata a partire dal 1561 da Michelangelo nella chiesa di Santa Maria degli Angeli, poi rimaneggiata da Luigi Vanvitelli dal 1749. Michelangelo non demolisce le pareti romane: ci lavora dentro, conservando le otto colonne di granito rosso originali (alte 14 metri), aprendo finestre dove non ce n'erano. Ne esce una chiesa dalle proporzioni insolite, perché lo spazio romano non era pensato per la liturgia cristiana. Entrando, però, si sta dentro le terme.

Le terme nelle province

Le terme sono uno dei segni più riconoscibili della romanizzazione: ovunque arrivassero Roma e le sue legioni, prima o poi arrivava anche un impianto termale. In Britannia, nella città che oggi si chiama Bath, i Romani trovarono una sorgente naturale che sgorga a circa 46 °C e vi costruirono, a partire dal I secolo d.C., un complesso di bagni collegato a un tempio dedicato a Sulis Minerva, divinità che univa una dea locale e una romana. La grande vasca è ancora rivestita dalle lastre di piombo originali, e nelle acque della sorgente sono state trovate decine di tavolette di maledizione, piccoli fogli di piombo su cui i frequentatori chiedevano alla dea di punire chi aveva rubato loro abiti o monete: una testimonianza diretta dei furti negli spogliatoi. A Treviri, in Germania, che fu per un periodo residenza imperiale, restano le imponenti rovine delle Terme Imperiali costruite tra la fine del III e l'inizio del IV secolo. Ovunque lo schema è riconoscibile: la stessa sequenza di ambienti, la stessa tecnica di riscaldamento, lo stesso ruolo di luogo d'incontro. Le terme erano un modo di esportare, insieme all'acqua e al calore, uno stile di vita.

Dove vederle oggi

A Roma, le Terme di Caracalla sono il luogo migliore per capire la scala di questi edifici: i muri superstiti, alti decine di metri, permettono di ricostruire con l'immaginazione le volte crollate, e dal 1937 le rovine ospitano d'estate la stagione lirica all'aperto del Teatro dell'Opera. Le Terme di Diocleziano si leggono invece in tre luoghi diversi: la basilica di Santa Maria degli Angeli, il Museo Nazionale Romano che occupa parte degli ambienti e dei chiostri, e l'Aula Ottagona, una delle sale minori trasformata in spazio espositivo. Fuori Roma, le terme di Pompei ed Ercolano sono più piccole ma molto meglio conservate: lì si vedono ancora le vasche, i pavimenti sospesi sui pilastrini, le nicchie degli spogliatoi e perfino le decorazioni in stucco, e il sistema descritto da Vitruvio diventa immediatamente comprensibile.