L'Anfiteatro Flavio, che qui chiameremo Colosseo come ha fatto tutta la storia successiva, viene inaugurato nell'80 d.C. da Tito con cento giorni di giochi. Morirono circa duemila gladiatori e cinquemila animali. L'edificio aveva richiesto dieci anni di costruzione e un numero di lavoratori che le stime collocano nell'ordine delle decine di migliaia, tra cui molti prigionieri ebrei deportati dopo la distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C. Il travertino arrivava dalle cave presso Tivoli, a trenta chilometri di distanza. Ci vollero, secondo le stime, trecentomila tonnellate di travertino, trecento tonnellate di ferro per i ganci che tengono insieme i blocchi, e una quantità imprecisata di calcestruzzo romano per le parti interne.

Il problema che il Colosseo risolve è un problema logistico prima che architettonico: come si fa a far entrare, sedere, guardare e uscire cinquantamila persone in un singolo edificio senza che la situazione diventi un caos? La risposta è un sistema di distribuzione che anticipa di duemila anni i principi dei moderni stadi: ottanta ingressi numerati, corridoi concentrici che portano ai posti attraverso rampe e scale, posti assegnati per ceto sociale (i senatori in prima fila, le donne e i poveri in cima).

La struttura come problema di ingegneria

Il Colosseo è un ovale (non un cerchio) di 188 metri per 156 metri, alto 50 metri, con una capienza stimata tra 50.000 e 80.000 spettatori a seconda di come si contano i posti. La struttura portante è un sistema complesso di muri radiali, volte a botte e volte a crociera in calcestruzzo, rivestito di travertino e tufo all'esterno. Ogni livello ha 80 archi: il piano terra in ordine tuscanico, il primo in ionico, il secondo in corinzio, mentre l'attico è scandito da lesene corinzie. Gli ordini qui non reggono nulla: sono decorazione applicata a una struttura di archi e volte.

Guardando il Colosseo lo si capisce bene: la facciata con le semicolonne è ornamento. La struttura vera sta dietro, fatta di pilastri di travertino, muri in tufo e laterizio, volte in calcestruzzo. I Romani avevano capito che si potevano usare i due sistemi indipendentemente: la struttura funzionale interna e il rivestimento visivo esterno. Quasi duemila anni dopo Mies van der Rohe farà qualcosa di simile nel Seagram Building (1958), con i profilati in bronzo applicati in facciata a evocare una struttura che in realtà è nascosta dentro il rivestimento antincendio.

Colosseo: dati strutturali
Dimensioni esterne188 × 156 m · asse minore/maggiore dell'ovale
Altezza50 m · 4 livelli
Ingressi80 arcate al piano terra
Capienza stimata50.000–80.000 spettatori
Costruzione70–80 d.C. · apertura con Tito
Travertino usato~300.000 tonnellate

Il velarium e la logistica del sole

Marinai della flotta di Miseno che manovrano le vele del velarium sospese tra i pali sopra la cavea del Colosseo
Il velarium: un sistema di vele imbrigate a 240 pali, manovrato da marinai della flotta di Miseno: l'unica squadra ritenuta abbastanza esperta di cavi.

Sopra il quarto livello, il Colosseo aveva un sistema di tende, il velarium, che riparava gli spettatori dal sole. Più che una tenda era un insieme di vele imbrigate a una serie di 240 pali di legno sporgenti dalla sommità dell'edificio, manovrate da marinai della flotta di Miseno, l'unica categoria professionale ritenuta abbastanza esperta di cavi e vele per gestire il sistema. Serviva a una cosa molto concreta: a Roma in estate, con il sole verticale, stare seduto all'aperto per un giorno intero è insopportabile senza ombra.

Che un edificio del I secolo d.C. avesse una copertura mobile, con una squadra addetta solo a quella, racconta bene il modo romano di affrontare i problemi pratici. E dice che il comfort del pubblico contava abbastanza da giustificare una macchina logistica così complessa.

«Il Colosseo è bello perché funziona, e funziona così bene che ogni stadio costruito nei duemila anni successivi ha ripetuto la stessa soluzione: l'ovale, gli ingressi multipli, i corridoi concentrici, i posti numerati. Non c'era di meglio da inventare.»

Il sottosuolo

Un montacarichi a gabbia nell'ipogeo del Colosseo, azionato con corde e argano attraverso un pozzo verso l'arena
L'ipogeo: gabbie e montacarichi a contrappeso sollevavano animali e macchine scenografiche nell'arena, azionati da squadre coordinate a segnali sonori.

L'arena (la parola viene da harena, la sabbia che copriva il pavimento di legno e assorbiva il sangue) era sostenuta su un sistema ipogeo di corridoi, gabbie, ascensori a contrappeso e stanze. I gladiatori arrivavano dal vicino Ludus Magnus, la caserma-palestra collegata all'anfiteatro da un passaggio sotterraneo; gli animali venivano tenuti nelle gabbie ipogee e sollevati nell'arena attraverso elevatori manovrati da funi e argani. Il macchinario era gestito da squadre coordinate da segnali sonori, perché dalla profondità dei sotterranei non si vedeva cosa succedeva nell'arena.

Oggi il sottosuolo è a vista: le pareti di mattoni, i corridoi stretti, i pozzi per gli ascensori. Il pavimento di legno dell'arena è sparito. Quando il Colosseo era in funzione, quel pavimento copriva tutto: il pubblico vedeva solo l'arena e poteva essere sorpreso dall'improvvisa apparizione di animali o macchine scenografiche dal basso. Era teatro oltre che sport, e la distinzione tra le due cose a Roma non aveva molto senso.

Dopo i gladiatori

L'ultimo combattimento di gladiatori nel Colosseo registrato dalle fonti è del 435 d.C. Le ultime venationes, le cacce agli animali, sono del 523 d.C. Dopo, il Colosseo viene usato come cava di materiali: il travertino, i mattoni, i ganci di ferro vengono sistematicamente portati via per costruire palazzi medievali e rinascimentali. Una stima calcola che circa due terzi della massa originale del Colosseo sia stata smontata tra il VI e il XVII secolo. Il travertino del Colosseo è finito, tra l'altro, in palazzo Venezia, nel palazzo della Cancelleria e nel cantiere della nuova basilica di San Pietro.

Che è esattamente il contrario di quanto si crede: non che il Colosseo sia sopravvissuto all'oblio medievale, ma che sia stato attivamente smontato e riutilizzato per secoli. Quello che rimane è ciò che era troppo difficile da smontare o che non era abbastanza pregiato da valerne la pena. Quello che vediamo oggi è soprattutto la struttura in calcestruzzo e laterizio, che come materiale da recupero valeva poco.