Johann Bernhard Fischer von Erlach è l'architetto di corte degli Asburgo, un ruolo simile a quello di Bernini per i papi, di Juvara per i Savoia, di Hardouin-Mansart per Luigi XIV. Ma è anche un erudito, curioso dell'architettura di tutto il mondo. Nel 1721 pubblica l'Entwurff einer historischen Architektur, cinque libri illustrati che mostrano l'architettura del mondo allora conosciuto: le meraviglie antiche, le piramidi, i templi greci, i palazzi persiani, l'architettura cinese. È la prima storia illustrata dell'architettura in senso comparativo, e il suo approccio si vede anche negli edifici.

La Karlskirche (1715–1737) è il suo edificio più importante. Il problema è politico prima che architettonico: Carlo VI vuole una chiesa che onori san Carlo Borromeo, suo patrono, e insieme mostri la potenza imperiale degli Asburgo. Fischer risponde con un edificio che cita la Roma cristiana (la cupola), la Roma imperiale (le colonne), il tempio classico (il pronao) e, nei tetti dei padiglioni, perfino l'Oriente. Più che eclettismo, è un montaggio voluto di citazioni storiche.

Le due colonne traianee

L'elemento più originale della Karlskirche sono le due colonne libere che fiancheggiano il portico d'ingresso. Alte oltre trenta metri e avvolte da rilievi a spirale con la vita di san Carlo Borromeo, come la Colonna Traiana racconta le guerre contro i Daci, citano apertamente l'architettura del potere romano. Non reggono nulla: sono racconti in pietra.

Più che imitare, Fischer sposta il significato. La colonna traiana originale celebrava le vittorie militari di Roma. Le colonne di Fischer von Erlach celebrano la virtù spirituale del santo e il potere religioso degli Asburgo. Stessa forma, contenuto diverso. È il metodo del suo Entwurff: la storia dell'architettura come repertorio di forme da caricare di nuovi significati.

Karlskirche: elementi formali
PorticoSei colonne corinzie · stile tempio greco
Due colonne libere33m di altezza · bassorilievi spiralati · scala interna
Cupola ellittica72m · affrescata da Johann Michael Rottmayr
CampaniliForma "pagoda" orientale · cupole bulbose
Costruzione1715–1737 · completata dal figlio Joseph Emanuel

La Biblioteca Nazionale e la formazione italiana

Fischer si forma in Italia, tra Roma e Napoli, più o meno dal 1670 al 1686, nell'ambiente del tardo Barocco romano vicino a Bernini, e studia da vicino le rovine antiche. Da lì vengono la padronanza degli ordini e la capacità di lavorare alla grande scala. Ma non si limita a portare il Barocco romano a Vienna: lo rielabora con la sua cultura enciclopedica.

La sala di rappresentanza della Biblioteca di corte di Vienna (il Prunksaal, 1723–1726), progettata da lui e costruita dal figlio Joseph Emanuel dopo la sua morte nel 1723, è forse il suo interno più impressionante. Lo spazio centrale, ovale, è coperto da una cupola affrescata da Daniel Gran con l'esaltazione di Carlo VI. Gli scaffali di noce salgono fino alle gallerie, e i libri stessi diventano ornamento. Il messaggio è chiaro: il sapere fa parte della gloria imperiale.

Schönbrunn e i limiti del budget imperiale

Fischer progetta anche Schönbrunn, la reggia con cui Vienna vuole rispondere a Versailles. Il primo progetto, del 1688 circa, è ancora più ambizioso: un palazzo colossale in cima alla collina, visibile da tutta la città. L'imperatore Leopoldo I approva. I finanziamenti non arrivano. Giuseppe I ridimensiona. Carlo VI ridimensiona ancora. Il palazzo che viene effettivamente costruito — in gran parte da Nikolaus Pacassi tra il 1743 e il 1749, su commissione di Maria Teresa — ha comunque 1.441 stanze.

Lo Schönbrunn che vediamo è quindi la versione ridotta di un progetto che voleva superare Versailles e si è fermato per mancanza di fondi: anche la gloria degli Asburgo aveva un bilancio. Il primo progetto sopravvive solo nelle tavole che Fischer stesso pubblica nell'Entwurff.

«Nel 1721 Fischer von Erlach pubblica una storia illustrata dell'architettura mondiale, dalle piramidi ai templi cinesi, e intanto costruisce una chiesa con colonne romane, cupola barocca e tetti orientali. Non è disordine: è il metodo di chi usa la storia come repertorio di progetto.»