Per i Savoia, Juvara è quello che Bernini era stato per i papi. Il carattere è diverso (Bernini esuberante e competitivo, Juvara più metodico), ma il ruolo è lo stesso: architetto di fiducia del sovrano, chiamato a fare della capitale una scena all'altezza delle grandi corti europee.

Torino nel Settecento è una capitale in costruzione. I Savoia, casata cresciuta grazie alla sua posizione tra Francia e Italia, vogliono una capitale degna del nuovo rango: sono diventati re di Sicilia nel 1713 e poi, dal 1720, di Sardegna. Juvara disegna la Basilica di Superga sulla collina (1717–1731), la Palazzina di Stupinigi (1729), la facciata e lo scalone di Palazzo Madama, interventi a Palazzo Reale e un nuovo quartiere della città. Un programma da capitale regia.

Un architetto venuto dal teatro

Filippo Juvara nasce a Messina nel 1678, in una famiglia di argentieri, e viene ordinato sacerdote prima ancora di dedicarsi all'architettura. Nel 1704 si trasferisce a Roma, dove entra nella bottega di Carlo Fontana, l'architetto più influente della città dopo la morte di Bernini. L'anno successivo vince il primo premio del Concorso Clementino dell'Accademia di San Luca. Ma la formazione che conta di più per capire Stupinigi è un'altra: per diversi anni Juvara lavora come scenografo per il teatro del cardinale Pietro Ottoboni, nel palazzo della Cancelleria. Disegna quinte, prospettive, spazi illusori che devono cambiare sotto gli occhi del pubblico. Impara a pensare lo spazio come una sequenza di vedute, non come un volume statico.

Nel 1714 Vittorio Amedeo II, appena diventato re di Sicilia, lo incontra durante il suo soggiorno sull'isola e lo porta con sé a Torino con il titolo di primo architetto del re. Da quel momento Juvara lavora per i Savoia per circa vent'anni, con un ritmo impressionante: chiese, palazzi, interni, piani urbani, la Galleria Grande e la cappella di Sant'Uberto alla Reggia di Venaria. Nel 1735 viene chiamato a Madrid da Filippo V di Spagna per progettare il nuovo Palazzo Reale, ma muore l'anno dopo, nel gennaio del 1736, prima che il cantiere cominci. Il palazzo di Madrid sarà costruito dal suo allievo Giovanni Battista Sacchetti, in una versione molto ridotta rispetto al progetto originale.

La pianta a croce di Sant'Andrea

La Palazzina di Stupinigi ha una pianta che non ha precedenti nella storia dell'architettura italiana. Il nucleo è un salone ovale coperto a cupola, il fulcro dell'edificio, riconoscibile da fuori per il tetto rialzato e il cervo in bronzo in cima. Dal salone partono quattro bracci in diagonale, a croce di Sant'Andrea, con gli appartamenti reali e le sale di rappresentanza. I bracci sono ruotati di 45° rispetto all'asse principale, creando un edificio che si apre verso i quattro quadranti del paesaggio circostante.

La forma a stella, insolita per una residenza, viene dalla caccia. L'edificio sta al centro di una riserva, e i bracci si allineano con i viali rettilinei tracciati nel bosco per seguire le battute: la pianta riprende la mappa dei percorsi di caccia. L'architettura e il paesaggio sono progettati insieme.

Il paesaggio intorno alla Palazzina è organizzato secondo lo stesso principio. Dal bosco partono lunghi viali rettilinei, le rotte di caccia, che si incrociano in punti precisi e permettono ai cacciatori a cavallo di seguire il cervo e alla corte di vedere a distanza. La caccia praticata dai Savoia era la caccia alla francese, a cavallo e con mute di cani, ed era un rito sociale quanto uno sport: servivano spazi per radunare la corte prima della partenza e per festeggiarne il ritorno. La Palazzina non è quindi una casa in campagna, ma il punto di arrivo e di partenza di un rituale. Anche l'accesso da Torino è progettato: un lungo viale rettilineo collega la città alla residenza, che appare in fondo alla prospettiva come la scena finale di un teatro.

Juvara a Torino: opere principali
Basilica di Superga1717–1731 · colline torinesi · cupola visibile da 30km
Palazzina di Stupinigi1729 · pianta a X · salone ovale · cervo in bronzo
Palazzo Madama (facciata)1718–1721 · facciata barocca su castello medievale
Quartieri Militari1716–1728 · ampliamento occidentale di Torino

Il salone centrale

Il salone centrale della Palazzina è uno degli spazi più eleganti del barocco italiano. Ha pianta ellittica e sviluppo a doppia altezza, ed è illuminato da due ordini di finestre. La decorazione è rococò, più leggera del barocco romano: stucchi bianchi e dorati, specchi, marmi, e sulla volta il <em>Trionfo di Diana</em> affrescato dai fratelli Giuseppe e Domenico Valeriani. Niente di pesante o cupo: siamo nel pieno Settecento, e il Barocco si è fatto leggero.

Quanto alla struttura, la volta del salone poggia su quattro grandi pilastri, che reggono anche una balconata sospesa a metà altezza: una struttura che si legge chiaramente dall'interno, invece di nascondersi dietro la decorazione. Juvara conosceva bene Borromini e qui ne riprende alcuni temi: la forma insolita, la luce dall'alto, la leggerezza ottenuta con materiali pesanti. Il barocco torinese è più intellettuale e meno teatrale di quello romano.

Il mondo di Diana

Tutta la decorazione della Palazzina ruota attorno alla caccia e alla sua divinità, Diana. Sulla volta del salone ne compare il trionfo; sui quattro pilastri, medaglioni con altre immagini della dea. Negli appartamenti le storie continuano: nella camera da letto della regina, il pittore francese Charles-André van Loo, detto Carle, dipinge sul soffitto il riposo di Diana dopo la caccia; nell'anticamera della regina, il veneziano Giovanni Battista Crosato affresca il Sacrificio di Ifigenia, in cui è ancora Diana a intervenire. La scelta dei pittori dice molto della corte torinese: un francese e un veneziano chiamati a lavorare nello stesso edificio, perché i Savoia guardano insieme a Parigi e alla grande pittura decorativa veneta.

Gli arredi seguono lo stesso gusto. Tra gli arredi spiccano quelli di Pietro Piffetti, l'ebanista di corte, autore di mobili intarsiati con legni pregiati, avorio e madreperla, e alcuni ambienti sono rivestiti di carte da parati cinesi, secondo la moda delle cineserie che attraversa l'Europa del Settecento. Il cervo di bronzo che corona la cupola è il segno più riconoscibile dell'edificio: l'originale, realizzato da Francesco Ladatte nel 1766, oggi è conservato all'interno per proteggerlo dagli agenti atmosferici, e sul tetto si trova una copia. Dal 1919 la Palazzina ospita un museo dell'arredamento, e questo spiega perché oggi sia uno dei pochi luoghi in cui si può vedere un interno di corte settecentesco ancora ricco di mobili, quadri e oggetti originali.

«La Palazzina di Stupinigi ha una pianta a croce di Sant'Andrea, con quattro bracci diagonali aperti sulla riserva di caccia. Edificio e territorio sono progettati insieme: Juvara ragiona alla scala del paesaggio.»

Il confronto con Versailles

Versailles (1682) e Stupinigi (1729) sono due risposte diverse allo stesso problema: come costruire un palazzo reale che dimostri il potere assoluto. Versailles usa la simmetria assiale perfetta, la monumentalità delle dimensioni, l'assoggettamento del paesaggio a una geometria rigorosa. Stupinigi usa la leggerezza, la varietà delle forme, l'apertura verso il paesaggio invece del controllo di esso. Versailles dichiara potere, Stupinigi punta sull'eleganza. È anche una questione di gusto e di mezzi: l'Europa del 1729 non è quella del 1682, e una corte più piccola sceglie la grazia al posto della grandiosità.

La stella della caccia in Europa

L'idea di organizzare un bosco attorno a un centro da cui partono viali rettilinei non nasce a Torino. Nelle foreste reali francesi, a Compiègne e a Fontainebleau, già nel Seicento si tracciavano rotte di caccia che convergevano in piazzole circolari, i rond-points, da cui si poteva vedere in più direzioni. È un modo razionale di rendere leggibile un territorio che per sua natura è confuso: il bosco. L'originalità di Juvara sta nel portare quella geometria dentro l'edificio. Non è solo il parco ad avere una forma a stella, è la pianta stessa della residenza a prolungare i viali, così che chi sta nel salone si trova nel punto esatto in cui si incrociano.

Pochi anni dopo, in Germania, la stessa idea prende una forma ancora più radicale. A Clemenswerth, in Bassa Sassonia, l'architetto Johann Conrad Schlaun costruisce tra il 1737 e il 1747 un padiglione di caccia per il principe elettore di Colonia: un edificio centrale circondato da otto padiglioni minori disposti a cerchio, con i viali del bosco che partono a raggiera negli spazi tra l'uno e l'altro. Lì la residenza si scompone in piccoli edifici separati; a Stupinigi invece resta un unico corpo, che si allunga verso il paesaggio. Confrontare le due soluzioni aiuta a capire che cosa distingue Juvara: non la geometria in sé, che circolava in tutta Europa, ma la capacità di trasformarla in uno spazio abitabile continuo, in cui si passa dal salone alle stanze private senza mai perdere l'orientamento rispetto al bosco.

Dopo Juvara: Alfieri e la corona di delizie

La Palazzina che vediamo oggi non è solo quella di Juvara. Dopo la partenza di Juvara per Madrid, i lavori proseguono per decenni sotto Benedetto Alfieri, suo successore come architetto di corte. Alfieri aggiunge ali, scuderie e corpi di servizio che si dispongono attorno a grandi cortili aperti verso Torino, trasformando il nucleo a stella in un complesso molto più esteso. Il risultato è coerente con l'idea originale: dalla città ci si avvicina attraverso una sequenza di spazi sempre più stretti, fino al salone centrale, e da lì lo sguardo torna a spalancarsi sul bosco. È uno schema teatrale, costruito con edifici invece che con le quinte.

Stupinigi fa parte di un sistema più ampio, che i contemporanei chiamavano la corona di delizie: un anello di residenze reali attorno a Torino, tra cui la Reggia di Venaria, il castello di Rivoli, quello di Moncalieri, il Valentino e Racconigi. Ognuna aveva una funzione precisa nella vita della corte, dalla caccia alla villeggiatura, e insieme disegnavano sul territorio la presenza della dinastia. Nel 1997 l'UNESCO ha iscritto le Residenze Sabaude nella lista del Patrimonio dell'Umanità proprio come sistema, e non come singoli edifici. Anche la storia successiva conferma il prestigio di Stupinigi: nel maggio del 1805 vi soggiornò Napoleone, diretto a Milano per l'incoronazione a re d'Italia.

Cosa guardare quando si visita

La Palazzina si trova a circa dieci chilometri dal centro di Torino, nel comune di Nichelino, al centro di un parco naturale di oltre millesettecento ettari. Il modo migliore per capirla è arrivare lungo il viale da Torino e osservare come l'edificio si allarga man mano che ci si avvicina: prima si vede il cervo, poi la cupola, poi le ali che si aprono come braccia. Una volta dentro, conviene fermarsi al centro del salone e guardare verso i quattro bracci: da quel punto si capisce che la pianta a croce di Sant'Andrea non è una bizzarria, ma un modo per avere quattro prospettive sul paesaggio da un'unica posizione. Infine vale la pena confrontare la leggerezza degli appartamenti con la severità della Basilica di Superga, progettata dallo stesso architetto negli stessi anni: due edifici diversissimi che mostrano quanto Juvara sapesse adattare il linguaggio alla funzione.