Felice Peretti diventa Sisto V nel 1585 a 64 anni — già vecchio per gli standard dell'epoca — e sa di non avere molto tempo. Viene da una famiglia povera della Marca, è stato francescano severo, ha atteso decenni per arrivare al pontificato. Una volta arrivato, lavora con un'urgenza che stupisce tutti: vuole riformare Roma sia spiritualmente che fisicamente, e sa che il tempo è limitato. Arruola Domenico Fontana come architetto capo — un ingegnere lombardo capace di eseguire rapidamente su grande scala — e dà inizio a uno dei più veloci e ambiziosi programmi urbanistici che una città europea abbia mai subito.
Prima di Sisto V, Roma medievale e rinascimentale era labirintica — strade tortuose, quartieri densi, nessuna connessione diretta tra i grandi poli religiosi. I pellegrini per il Giubileo dovevano orientarsi in una città senza un sistema stradale chiaro. Sisto V ha una visione semplice: tracciare strade rette che connettano le sette basiliche principali. Non strade che seguono la topografia o le proprietà: strade che tagliano dritto attraverso tutto. Il costo in demolizioni è enorme — interi quartieri medievali vengono abbattuti — ma il risultato è un sistema di viali dritti con obelischi agli incroci come punti di orientamento visibili da lontano.
Il trasloco dell'obelisco
Il gesto più famoso di Sisto V — e di Domenico Fontana — è lo spostamento dell'obelisco egizio in Piazza San Pietro nel 1586. L'obelisco era già a Roma, nel Circo di Nerone, ma giaceva a terra sul lato sud della basilica. Spostarlo in Piazza San Pietro — in posizione verticale, al centro della piazza — richiedeva una macchina ingegneristica senza precedenti. Fontana costruisce una struttura di legno e funi azionata da 900 uomini e 75 cavalli. Il 10 settembre 1586, l'obelisco viene alzato e messo in verticale davanti a 100.000 spettatori. Il papa aveva ordinato il silenzio assoluto — chiunque avesse parlato sarebbe stato impiccato. Quando l'obelisco finalmente è in verticale, la folla esplode in acclamazioni. Fontana viene fatto nobile.
Quello era il metodo di Sisto V: spettacolo pubblico come comunicazione del potere papale. L'obelisco spostato dice: Roma domina la storia — ha preso il simbolo del potere egizio e l'ha messo al servizio della croce cristiana. La corona bronzea in cima all'obelisco porta le reliquie della Croce. Il potere più antico del mondo è stato battezzato.
L'acquedotto Felice e l'acqua come infrastruttura
Il piano di Sisto V non è solo strade. Nel 1587 viene completato l'Acquedotto Felice — il primo acquedotto costruito a Roma dopo la fine dell'Impero Romano, mille anni prima. Porta l'acqua dai Castelli Romani (43 km di distanza) alle colline orientali di Roma — il Quirinale, l'Esquilino, il Celio — che nell'antichità erano densamente abitate ma erano rimaste pressoché abbandonate nel Medioevo proprio per mancanza d'acqua. Con l'acquedotto, le colline orientali possono tornare a essere abitate. Fontana progetta l'acquedotto con la stessa logica che usa per le strade: lineare, efficiente, al servizio del piano. Alle fontane terminali — la Mostra dell'Acqua Felice, ancora in piedi vicino a Santa Maria degli Angeli — le acque vengono celebrate con statue di profeti e il Mosè di Pietro Bresciano (spesso attribuito a Michelangelo, ma è di Bresciano).
L'acquedotto Felice cambia la geografia urbanistica di Roma. Prima di Sisto V, tutta la vita urbana era concentrata nei quartieri bassi vicino al Tevere, dove esistevano ancora pozzi e fonti. Dopo il 1587, le colline diventano edificabili. Ville, palazzi, chiese cominciano a salire sull'Esquilino e sul Celio. La Roma che conosciamo oggi — con i grandi complessi ecclesiastici e palaziali delle colline — è in parte conseguenza diretta dell'acquedotto di Sisto V.
Il modello per i secoli successivi
Il piano di Sisto V è il prototipo dell'urbanismo assiale europeo. Haussmann a Parigi (1850–1870), la Ringstrasse di Vienna (1857), i grands travaux di Roma capitale (1870–1900): tutti usano la stessa logica — strade rette lunghe, con obelischi o monumenti agli incroci, che tagliano attraverso il tessuto urbano preesistente. La differenza è che Sisto V lo fa in cinque anni con strumenti del XVI secolo; Haussmann ci mette vent'anni con le risorse del XIX secolo.
Il piano di Sisto V non è un piano di espansione — è un piano di connessione. Non crea nuovi quartieri: crea assi di connessione tra poli esistenti. Le aree ai lati delle nuove strade rimangono spesso agricole per secoli. La strada retta sistina è una struttura di attraversamento, non un asse di sviluppo immobiliare — e questo la distingue dall'urbanistica ottocentesca. Sisto V vuole che i pellegrini si muovano tra le basiliche, non che i palazzi crescano lungo i viali. È una logica religiosa, non speculativa. La città moderna ha dimenticato questa distinzione.
