Il 6 maggio 1682, Luigi XIV firma l'ordine che sposta ufficialmente la sede del governo e della corte reale da Parigi a Versailles. Non è una decisione improvvisa: il cantiere di Versailles è aperto da vent'anni. Luigi ci lavora dal 1661, quando aveva ventitré anni e aveva appena preso il controllo personale del governo dopo la morte di Mazzarino. Appena ha il potere, comincia a costruire, e non smetterà più. Nei suoi 54 anni di governo personale Versailles assorbe una parte consistente delle entrate dello Stato.

Perché proprio Versailles? Luigi eredita dal padre, Luigi XIII, un piccolo castello di caccia in un posto scomodo, tra paludi e con l'acqua difficile da portare. Non ha nessun vantaggio pratico su Parigi o Fontainebleau. Forse è proprio questo il punto: è un luogo vuoto, che può diventare quello che il re decide. Abbastanza lontano da Parigi e dalle sue sommosse, che Luigi da ragazzo aveva conosciuto con la Fronda, e abbastanza vicino da essere raggiungibile.

Jules Hardouin-Mansart e la galleria degli specchi

L'architetto della Versailles definitiva è Jules Hardouin-Mansart, pronipote di François Mansart. Partendo dal castello di mattoni e pietra di Luigi XIII, già ampliato da Le Vau, costruisce le lunghissime ali nord e sud e la Galerie des Glaces, la Galleria degli Specchi, inaugurata nel 1684. La galleria è lunga 73 metri, larga 10, con 17 finestre ad arco sul lato della terrazza e, di fronte, 17 arcate rivestite da 357 specchi. Nessuno, all'epoca, aveva mai visto tanti specchi in un solo ambiente.

Gli specchi, allora, erano un lusso estremo, e i migliori li facevano i veneziani. Colbert, il ministro delle finanze di Luigi XIV, attirò in Francia vetrai di Murano e nel 1665 fondò la Manifattura reale degli specchi, da cui nascerà Saint-Gobain. La Galleria è quindi anche una vetrina dell'industria francese.

Versailles: dati costruttivi
Superficie totale palazzo67.000 m² · 2.300 stanze
Parco800 ettari · Le Nôtre · 1661–1700
Galleria degli Specchi73 × 10 m · 357 specchi · 1684
Cortigiani residenti~3.000 (nobili) + ~15.000 (servitù, personale)
Costo (stima)~2 miliardi di euro (valore attuale stimato)
UNESCO1979

André Le Nôtre e il giardino come geometria del potere

Il giardino di Versailles, progettato da André Le Nôtre, si estende con il parco su circa 800 ettari di viali, fontane, boschetti e parterre disposti intorno a un asse centrale rivolto a ovest, verso il tramonto. È un giardino in cui si passeggia per essere visti. L'asse, con il Grand Canal, si perde all'orizzonte senza un limite visibile: un'affermazione di dominio sul territorio.

Le Nôtre porta al massimo il cosiddetto giardino alla francese, che il Settecento contrapporrà al giardino all'inglese. Il primo impone la geometria alla natura; il secondo imita una natura spontanea secondo regole estetiche precise. Entrambi sono prodotti culturali, entrambi richiedono lavoro continuo per mantenersi. Ma il giardino alla francese lo dichiara: è un atto di volontà che si vede nella simmetria, nell'asse, nella potatura formale delle siepi.

«Luigi XIV non porta la corte a Versailles per comodità: la vita lì era scomoda, fredda d'inverno, sempre affollata. La porta lì per tenere la nobiltà sotto i propri occhi e lontana dalle trame di provincia. Il palazzo è anche uno strumento di governo.»
L'asse centrale del giardino di Versailles che si perde all'orizzonte tra parterre geometrici
Il giardino alla francese: l'asse di Le Nôtre si perde all'orizzonte.

L'eredità del modello Versailles

Versailles diventa il modello delle regge europee del Sei e Settecento, perché molti sovrani volevano imitare Luigi XIV e perché rispondeva a un problema comune: come mostrare il potere assoluto con l'architettura. Schönbrunn a Vienna, la Reggia di Caserta di Luigi Vanvitelli (dal 1752), il Palazzo Reale di Madrid derivano dallo stesso schema — un asse principale, ali laterali, un giardino formale che prolunga l'asse verso l'orizzonte.

Il Palazzo Reale di Caserta è il caso italiano più diretto: Vanvitelli progetta per Carlo di Borbone, re delle Due Sicilie, un palazzo che supera Versailles per volume costruito (1.200 stanze, 47.000 m² di superficie) ma che lo cita espressamente in ogni scelta compositiva. La differenza è che Caserta non ha mai funzionato come Versailles: la corte non vi si è mai definitivamente trasferita da Napoli, e il palazzo ha svolto un ruolo rappresentativo più che politico-funzionale.