Gian Lorenzo Bernini riceve l'incarico di Piazza San Pietro nel 1656 da Papa Alessandro VII. Ha quasi sessant'anni, è all'apice della carriera e si è lasciato alle spalle un periodo difficile: il campanile che aveva costruito sulla facciata di San Pietro sotto Urbano VIII era stato demolito nel 1646 per problemi strutturali, un'umiliazione pubblica. Alessandro VII, che è Fabio Chigi e conosceva Bernini da prima di diventare papa, lo riabilita affidandogli il progetto più ambizioso della Roma barocca: il sagrato di San Pietro.
Il problema è concreto. Con la navata e la facciata di Maderno (1614) la basilica è diventata molto lunga, e la facciata è larga e bassa: avvicinandosi, la cupola di Michelangelo sparisce dietro. Chi arrivava dal Borgo (via della Conciliazione allora non esisteva) faticava a vedere la cupola che avrebbe dovuto dominare tutto. Il sagrato non era definito: era semplicemente lo spazio vuoto davanti alla facciata.
La forma ovale
Bernini propone un colonnato ovale, formato da due emicicli di quattro file di colonne. Tra l'obelisco e le fontane, due dischi di pietra sul pavimento segnano i centri delle due curve: da lì le quattro file si allineano e sembrano una sola.
L'ovale ha anche la funzione di allargare la piazza senza allontanarla troppo dalla facciata. Un rettangolo della stessa lunghezza avrebbe avuto proporzioni difficili da gestire. L'ovale è la forma che massimizza la capienza (una folla di 300.000 persone, stima moderna delle grandi cerimonie papali) e minimizza la distanza percepita dall'osservatore fino alla facciata.
Il problema che Bernini non risolve
Il progetto di Bernini prevedeva un terzo braccio, un tratto di colonnato che chiudeva il lato verso la città lasciando due passaggi. Questo terzo braccio non fu mai costruito: mancavano i fondi, e Alessandro VII morì nel 1667 prima che si potesse completare l'opera. Il risultato è una piazza che dal basso non si legge come ovale — appare aperta verso Via della Conciliazione. Solo dall'alto, dalla cupola o da una fotografia aerea, si capisce la forma.
Bernini pensava a una scoperta improvvisa: dalle strade strette del Borgo, oltre il terzo braccio, ci si sarebbe trovati di colpo nell'ovale. Senza il terzo braccio quell'effetto si perde, e le demolizioni del Borgo iniziate nel 1936 per aprire via della Conciliazione, un asse diretto dalla piazza al Tevere, lo hanno cancellato del tutto.
I 140 santi e la corte del colonnato
Sopra il colonnato corre una fila di 140 statue di santi, alte circa tre metri, scolpite dalla bottega di Bernini e da molti collaboratori. Si vedono bene solo da lontano: chi cammina sotto il colonnato non le vede, ma le sa sopra di sé.
Visto dall'alto, dalla cupola, si capisce anche come Bernini ha risolto il coronamento: una trabeazione continua, senza archi, e la balaustra con le statue che segue la curva dei bracci.
Il baldacchino e la continuità trentennale
Il baldacchino di bronzo sotto la cupola, completato da Bernini nel 1634, più di vent'anni prima del colonnato, è il suo primo grande lavoro in San Pietro. È alto quasi 29 metri, e la tradizione vuole che in parte sia stato fuso con il bronzo del Pantheon (da qui la battuta di Pasquino: "quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini", quello che non fecero i barbari lo fecero i Barberini, patroni di Bernini). Il baldacchino è sopra la tomba di Pietro, sotto la cupola di Michelangelo, sopra l'altare maggiore. È il centro fisico e simbolico della basilica. Il colonnato sta sullo stesso asse del baldacchino e della Cattedra: trent'anni di lavoro di un solo artista legano la piazza al cuore della basilica.
