Francesco Borromini inizia il cantiere di San Carlo alle Quattro Fontane nel 1638, a trentasei anni. È il suo primo incarico autonomo — fino a quel momento aveva lavorato come cantiere-capo sotto Bernini, con il quale aveva rapporti difficili e conflittuali. I due sono i principali architetti del barocco romano, e il contrasto tra loro è più che stilistico: è caratteriale, filosofico, quasi religioso. Bernini è mondano, brillante, amato dai papi; Borromini è introverso, conflittuale, devoto, morirà suicida nel 1667.

Il lotto di San Carlo è al crocevia tra Via del Quirinale e Via delle Quattro Fontane — uno degli angoli strategici della Roma seicentesca, con le quattro fontane agli angoli che danno il nome alla chiesa. Ma il lotto è piccolo: circa 22 × 14 metri per la chiesa, con un chiostro di 15 × 10 metri. Borromini deve costruire una chiesa, una sacrestia, un chiostro, le celle dei frati Trinitari Spagnoli che la commissionano, e una facciata che dia su Via delle Quattro Fontane. Il tutto in un lotto equivalente a quello di una casa borghese di medie dimensioni. Non si dispera: geometrizza.

L'ovale che non è un ovale

La pianta di San Carlo è spesso descritta come ovale. Non è esatta: è una forma derivata da un sistema di cerchi intersecati secondo un modulo geometrico complesso che Borromini costruisce con il compasso. Il risultato visivo è simile a un ovale allungato, ma la generazione geometrica è diversa. Borromini non disegna la pianta "a occhio" — la deriva geometricamente da principi che possono essere dimostrati con gli strumenti del disegno tecnico. Il procedimento interessa: è una geometria che si vede e si sente nello spazio, ma che non è riducibile a una formula semplice.

Le pareti della chiesa si muovono — convesse e concave in alternanza, seguendo la logica della pianta. I pilastri non sono mai perpendiculari alla superficie: sono inclinati, scorciano, fuggono. Tutto l'interno è in movimento, come se lo spazio si stesse ancora configurando mentre lo si guarda. È il contrario del classicismo: non la forma stabile, ma la forma in divenire.

San Carlo alle Quattro Fontane — dati
ArchitettoFrancesco Borromini · 1638–1641 (chiesa) · 1665–67 (facciata)
CommittenteFrati Trinitari Spagnoli
Lotto chiesa22 × 14 m circa (entra in un pilone di San Pietro)
CupolaOvale con lacunari esagonali, quadrangolari e a croce
Chiostro15 × 10 m · angoli curvi · colonnato continuo

La cupola che sembra grande

La cupola di San Carlo è uno degli esempi più citati di illusione spaziale nel barocco. I lacunari — le cassette geometriche che rivestono l'interno della cupola — si riducono di dimensione verso la lanterna in modo tale che la prospettiva dal basso suggerisce una profondità maggiore di quella reale. La cupola sembra più alta di quanto sia. Ogni elemento della geometria interna è calibrato per massimizzare la percezione di altezza e di spazio in un edificio che oggettivamente è molto piccolo.

Questo non è inganno: è il problema che ogni architetto che lavora su vincoli severi deve risolvere. Come fare sembrare grande ciò che è piccolo? Non con più spazio — quello non c'è — ma con una gestione accurata della luce, delle proporzioni, degli elementi che l'occhio usa per misurare la profondità. Borromini risolve il problema meglio di chiunque altro nella storia del barocco romano.

«Borromini e Bernini lavorano nella stessa Roma, negli stessi anni, per gli stessi papi. Ma guardano l'architettura in modo opposto. Bernini parte dalla scultura — le sue superfici sono sempre una massa che si modella. Borromini parte dalla geometria — le sue superfici sono generate da principi matematici. Due sistemi diversi, due qualità di spazio diverse. Entrambi barocchi.»

La facciata ondulata

La facciata di San Carlo è l'ultimo lavoro di Borromini, completata nel 1667, pochi mesi prima della sua morte. È la sintesi di trent'anni di ricerca: due ordini di colonne, convesso in basso e concavo in alto, con una nicchia ovale al centro del primo livello dove si inserisce la statua di San Carlo Borromeo. La superficie non è piana: oscilla in avanti e indietro, come una tenda che si gonfia al vento. È un edificio che respira.

La facciata ondulata di Borromini influenza tutta l'architettura barocca europea successiva — specialmente in Boemia, in Austria e nel Sud della Germania, dove il barocco tardo raggiunge forme di complessità anche maggiori. Guarini a Torino, Neumann a Vierzehnheiligen, Pöppelmann a Dresda: tutti devono qualcosa a questa facciata di 10 metri di larghezza su una via di Roma.