Álvaro Siza Vieira nasce nel 1933 a Matosinhos, vicino a Porto. Studia architettura all'Università di Porto, si laurea nel 1955, e lavora per qualche anno con Fernando Távora, il maestro dell'architettura portoghese del dopoguerra, che aveva studiato l'architettura popolare del paese e cercato un ponte tra Moderno e tradizione locale. Siza parte da lì: il Moderno non è un sistema astratto valido ovunque, ma una risposta al luogo, al clima, alla luce, ai materiali. In Portogallo si costruisce con l'intonaco bianco, le piastrelle azzurre (gli azulejos), la pietra locale. Siza usa tutto questo, ma in chiave moderna.

Il bianco di Siza non è quello di Le Corbusier, il bianco come astrazione e rifiuto dell'ornamento. È il bianco dell'intonaco portoghese, che ha una sua grana, invecchia sotto la luce atlantica e cambia tono durante il giorno: il bianco delle case di Matosinhos e dei villaggi dell'Alentejo. Siza lo usa da architetto portoghese, non da importatore di Le Corbusier.

Le Piscine di Leça

Le piscine di Leça da Palmeira (1961–1966) fissano il metodo di Siza. Sono costruite dentro le rocce della costa: i muri in cemento armato seguono il profilo della scogliera e le rocce stesse fanno da sponda a una delle vasche. Gli spogliatoi stanno sotto il livello della strada, e dal mare si vedono solo pochi muri bassi tra gli scogli scuri.

Il problema era inserire un impianto balneare in un paesaggio naturale senza rovinarlo. Siza lo risolve incuneandosi tra le rocce: niente oggetto autonomo, ma una sequenza di muri e recinti che seguono il terreno e usano gli scogli come parte del progetto. È un'architettura umile, ma di un'umiltà molto sofisticata.

Álvaro Siza: opere principali
Piscine di Leça de Palmeira1958–1966 · incastrate nelle rocce · opera prima
Quartiere di Bouça, Porto1977 · case popolari post-rivoluzione dei Garofani
Facoltà di Architettura, Porto1994–1996 · campus sul Douro · 8 edifici
Padiglione portoghese, Expo 981998 · volta in calcestruzzo sospeso · tettoia come vela

Il Chiado: ricostruzione come cura

Il 25 agosto 1988 un incendio devasta il Chiado, nel centro di Lisbona, distruggendo una ventina di palazzi settecenteschi costruiti dopo il terremoto del 1755. Il Comune di Lisbona affida a Siza il progetto di ricostruzione. La risposta di Siza è di una semplicità quasi scandalosa: ricostruire gli edifici distrutti rispettando i volumi originali, i materiali tradizionali (intonaco, pietra, azulejos), le altezze di gronda e i ritmi delle facciate — ma con interni completamente moderni. Non è un falso storico: le facciate riprendono le proporzioni e il ritmo originali, ma con dettagli semplificati, e dietro gli interni sono moderni.

La ricostruzione del Chiado dura più di un decennio, ed è tra le opere a cui Siza tiene di più, non per la grandiosità ma per la difficoltà: tenere insieme la memoria della città e i nuovi usi, in un contesto politico ed economico complicato. Chi non sa dell'incendio del 1988 non si accorge che gran parte del quartiere è stata ricostruita. È un'architettura che non si fa notare, e per Siza è un complimento.

Il Padiglione portoghese di Expo 98

Il Padiglione portoghese per l'Expo di Lisbona del 1998 è il progetto in cui Siza porta più lontano il suo metodo strutturale. Il pezzo più celebre è la grande copertura della piazza cerimoniale, lunga circa 65 metri: una lastra di calcestruzzo spessa appena 20 centimetri, appesa come un velo tra due portici, con cavi d'acciaio annegati nel getto che le danno la forma di una catenaria. Niente travi, niente pilastri intermedi: il calcestruzzo regge grazie alla sua forma. È uno dei gesti strutturali più belli dell'architettura portoghese, e tipico di Siza: la tecnica al servizio della semplicità, non dello spettacolo.

«Siza costruisce le prime piscine incastrandosi nelle rocce della costa atlantica portoghese. Quarant'anni dopo costruisce una tettoia di calcestruzzo sottile come carta che si regge con la sua forma catenary. Due gesti diversissimi, lo stesso principio: fare di più con meno, lasciare che la forma sia determinata dal luogo e dalla struttura. Non è minimalismo. È precisione.»