Mario Cucinella: una casa stampata con la terra su cui sorge
Massa Lombarda, 2021. Un braccio robotico stampa in due settimane una casa di terra cruda, senza un mattone posato a mano. Mario Cucinella, formato nello studio di Renzo Piano, da trent'anni costruisce partendo dalla questione ambientale, dalla Cina al Ghana fino a un campo dell'Emilia-Romagna.
Denys Lasdun: la scogliera di calcestruzzo sul Tamigi
Londra, 1976. Terrazze di calcestruzzo a vista scendono verso il Tamigi come una rupe artificiale. Denys Lasdun costruisce il Royal National Theatre, e il principe Carlo lo definisce una centrale nucleare: cinquant'anni dopo, le stesse terrazze sono piene di gente.
Snøhetta: l'opera che si scala
Oslo, 2008. Un teatro d'opera senza facciata: un tetto di marmo bianco che sale dal fiordo e su cui la città si siede. Snøhetta, nato nel 1989 con la biblioteca di Alessandria, ha fatto del rapporto tra edificio e paesaggio un mestiere.
Peter Eisenman: 2.711 blocchi senza significato
Berlino, 2005. Un memoriale senza nomi, senza simboli e senza un ingresso: 2.711 blocchi di calcestruzzo su un terreno che ondeggia. Peter Eisenman, teorico prima che costruttore, porta a Berlino l'idea che un edificio possa essere una grammatica anziché un messaggio.
Bernard Tschumi: il parco senza natura
Un parco di 55 ettari disegnato come un sistema di punti, linee e superfici, con cubi rossi (le folies) distribuiti su una griglia. Tschumi sostiene che l'architettura è ciò che accade nello spazio, non lo spazio in sé.
Daniel Libeskind: costruire il vuoto
Il Museo Ebraico di Berlino è un fulmine di zinco attraversato da vuoti che nessun visitatore può occupare. Libeskind vince a quarantatré anni senza aver mai costruito, e trasforma l'assenza in materia architettonica.
SANAA: l'architettura che si toglie di mezzo
Un museo circolare di vetro senza facciata. Una piastra di cemento ondulata senza pareti. Sejima e Nishizawa lavorano per sottrazione: ogni edificio è centinaia di modelli di studio per togliere l'ultimo elemento superfluo.
Carlo Scarpa: il dettaglio come progetto
Scarpa non disegnava edifici: disegnava giunti. La giunzione tra due materiali, tra un vecchio muro e un nuovo pavimento. In quarant'anni di carriera ha costruito pochissimo e cambiato tutto.
Aldo Rossi: la città analoga
Nel 1966 pubblica "L'architettura della città". In centocinquanta pagine demolisce quarant'anni di urbanistica funzionalista e propone la memoria collettiva come fondamento della forma.
Rem Koolhaas: il grande spazio vuoto
1978: pubblica "Delirious New York" a trentaquattro anni. Poi costruisce per vent'anni. Poi scrive "Junkspace" e demolisce teoricamente quello che aveva costruito.
Renzo Piano: la leggerezza come programma
Al Pompidou del 1971 le tubature sono all'esterno e colorate per funzione. A 80 anni, Piano nasconde tutto. Il programma non cambia: capire come funziona l'edificio senza vederlo.
Frank Gehry: da Santa Monica a Bilbao
Nel 1978 Gehry ristruttura la propria casa a Santa Monica con rete metallica industriale e pannelli di compensato grezzo. I vicini protestano. È il momento in cui capisce cosa vuole fare.
Tadao Ando: il cemento come meditazione
La prima opera di Ando è una casa dove per passare dalla cucina al bagno bisogna attraversare il cortile aperto. Se piove, ci si bagna. Non è un errore: è un programma.
Zaha Hadid: la forma come movimento
Dal 1983 al 2006 Hadid vince concorsi che non vengono mai costruiti. Prima donna Pritzker nel 2004. Il MAXXI di Roma inaugura nel 2010.
Norman Foster: l'acciaio trasparente
La cupola del Reichstag di Berlino (1999) ha una rampa a spirale aperta al pubblico che si sovrappone all'aula del parlamento. È un argomento sulla democrazia costruito in vetro.
Peter Zumthor: l'atmosfera come progetto
Zumthor ha uno studio a Haldenstein, 800 abitanti. Non ha un sito web. Costruisce poco. Le Terme di Vals hanno richiesto cinque anni solo per trovare come tagliare la pietra.
Kengo Kuma: scomparire nell'ambiente
Il programma di Kuma: "cancellare l'architettura". Il Museo della Pietra di Tochigi è rivestito di pietra locale inclinata di 45°. Da lontano, non si vede.
Bjarke Ingels: l'utopia pratica
BIG costruisce "edonisticamente sostenibile". CopenHill è un termovalorizzatore con una pista da sci sul tetto. Il costo aggiuntivo: 10% del totale. L'impatto sul consenso pubblico: enorme.
Paulo Mendes da Rocha: il brutalismo umano
Il MuBE di São Paulo è un blocco di cemento che galleggia su quattro pilastri. Sotto c'è un giardino pubblico, non un parcheggio. Mendes da Rocha dice: restituisci il suolo che occupi.
Wang Shu: i mattoni della demolizione
Wang Shu raccoglie 6 milioni di mattoni dai villaggi cinesi demoliti. Aspetta dieci anni prima di usarli. Il campus di Hangzhou è la memoria di quello che è stato distrutto per costruirlo.
Álvaro Siza: il bianco come metodo
Leça da Palmeira, anni Sessanta. Il giovane Álvaro Siza costruisce delle piscine incastrate tra le rocce della costa atlantica…
David Chipperfield: il rispetto per la storia
Berlino, ottobre 2009. David Chipperfield riapre il Neues Museum di Friedrich August Stüler, devastato dalla guerra e rimasto in rovina per decenni…
Eduardo Souto de Moura: la pietra e il paesaggio
Braga, 2003. Eduardo Souto de Moura, allievo di Siza, completa uno stadio con due sole tribune, una addossata alla parete di una cava di granito…
Herzog & de Meuron: il materiale come messaggio
Basilea, 1978. Jacques Herzog e Pierre de Meuron fondano il loro studio. Sono compagni di scuola dal liceo.
Jean Nouvel: la luce come materiale
Parigi, 1987. Jean Nouvel completa l'Institut du Monde Arabe, con una facciata di diaframmi metallici che si aprono e chiudono con la luce…
Rafael Moneo: la memoria come materiale
Mérida, 1986. Rafael Moneo completa il Museo Nacional de Arte Romano, costruito sopra le rovine della città antica.
Shigeru Ban: la carta come struttura
Kobe, 17 gennaio 1995. Il Grande Terremoto Hanshin uccide 6.434 persone.
Steven Holl: la fenomenologia dello spazio
Seattle, 1997. Steven Holl completa la cappella di Sant'Ignazio, dove ogni luce ha un compito preciso.
Sverre Fehn: il paesaggio nordico come architettura
Hamar, Norvegia, anni Settanta. Sverre Fehn costruisce un museo dentro un granaio settecentesco, sopra le rovine di una fortezza medievale.
Toyo Ito: la leggerezza come programma
Yokohama, 1986. Toyo Ito riveste un camino di ventilazione con pannelli e luci che cambiano con il vento e il rumore della città…
Domande frequenti
Cos'è il "Bilbao effect" in architettura?
Il fenomeno per cui un singolo edificio-icona (il caso originario è il Guggenheim di Bilbao di Frank Gehry, 1997) rilancia l'immagine e l'economia di un'intera città, spingendo altre amministrazioni a commissionare architetture spettacolari nella speranza di ripetere lo stesso effetto. Da allora è diventato un termine critico, non solo descrittivo: molti contestano che un gesto formale isolato risolva davvero problemi urbani più profondi.
Cos'è l'architettura decostruttivista?
Un approccio che frammenta e destabilizza apposta le forme geometriche pulite del Modernismo: volumi che sembrano esplosi, angoli non ortogonali, superfici che si scontrano invece di allinearsi. Frank Gehry lo anticipa già nella propria casa a Santa Monica (1978, rete metallica e compensato) prima della mostra al MoMA del 1988 che dà un nome al movimento.
Chi sono gli architetti più influenti dell'architettura contemporanea?
Non esiste una lista definitiva, ma tra i nomi che hanno segnato gli ultimi decenni in modo riconoscibile ci sono Renzo Piano, Zaha Hadid, Rem Koolhaas, Tadao Ando, Peter Zumthor, Herzog & de Meuron, con percorsi e linguaggi molto diversi, dal minimalismo di Ando al parametricismo di Hadid.
Cos'è il Parametrismo?
Un approccio progettuale che usa algoritmi e parametri variabili, invece di un disegno fisso, per generare forme complesse e spesso curvilinee, ottimizzate secondo criteri strutturali o ambientali specifici. È reso possibile dal software di modellazione digitale ed è associato soprattutto allo studio di Zaha Hadid.