Rem Koolhaas nasce nel 1944 a Rotterdam, il cui centro era stato raso al suolo dal bombardamento tedesco del 1940 e che nel dopoguerra diventa un laboratorio dell'architettura moderna. Prima di studiare architettura fa il giornalista e scrive per il cinema, tra cui il film De Witte Slavin (1969). Nel 1968 va a studiare alla Architectural Association di Londra, poi alla Cornell University, nello Stato di New York. Quando pubblica Delirious New York nel 1978, ha trentaquattro anni e nessun edificio costruito.
Il libro è un'analisi di Manhattan, e insieme un manifesto travestito da analisi. La tesi: a Manhattan densità, sovrapposizione di funzioni, scala e velocità del cambiamento hanno prodotto un'architettura che ignora tutte le regole del buon gusto europeo, e che proprio per questo è più vitale di quella di Le Corbusier o di Mies. Il grattacielo newyorkese non è razionale, è "delirante", ed è per questo che funziona.
OMA: Office for Metropolitan Architecture
Nel 1975 Koolhaas fonda con la moglie Madelon Vriesendorp ed Elia e Zoe Zenghelis l'OMA, Office for Metropolitan Architecture. Per anni vince concorsi e non li realizza. I suoi progetti sono molto discussi sulla stampa specializzata, ma i committenti, quando ci sono, spesso cambiano idea. È solo negli anni Novanta che OMA comincia a costruire in modo sistematico: la Villa dall'Ava fuori Parigi (1991), le case Nexus a Fukuoka (1991), e il progetto per la Très Grande Bibliothèque di Parigi, perso al concorso ma molto influente. Il Kunsthal di Rotterdam (1992) è il primo edificio che porta il suo nome sulla mappa internazionale.
Il Kunsthal è uno spazio espositivo senza collezione permanente, adattabile a qualunque mostra. È volutamente eterogeneo: pilastri che cambiano materiale da un punto all'altro, rampe che attraversano l'edificio, pareti che passano da piene a trasparenti senza preavviso. Ogni parte sembra di un architetto diverso, e l'effetto è voluto.
Junkspace: il grande atto di autocritica
Nel 2002 Koolhaas pubblica "Junkspace", un saggio breve tradotto in molte lingue e tra i testi di teoria più letti degli ultimi decenni. "Junkspace", spazio spazzatura, è la parola che conia per lo spazio prodotto dalla modernizzazione: centri commerciali, aeroporti, hall d'albergo, atri di uffici. Spazi senza memoria né identità, intercambiabili, sempre in trasformazione, accumulati più che progettati.
Il paradosso è evidente: Koolhaas stava costruendo in quegli anni centri commerciali e edifici corporativi — esattamente la tipologia che stava demolendo teoricamente. La risposta che ha dato a chi glielo faceva notare era che l'architettura non può sottrarsi alle forze economiche che la producono: può solo cercare di inserire all'interno di quelle forze spazi di resistenza, momenti di qualità inattesa. Non è una risposta del tutto convincente, ma almeno è sincera.
La CCTV Tower di Pechino
La sede della CCTV a Pechino (2004–2012), la televisione di Stato cinese, è tra gli edifici più audaci del XXI secolo. Non è un grattacielo come gli altri ma un anello: due torri inclinate che si uniscono in alto con un grande sbalzo a gomito, formando un circuito continuo. La struttura si legge in facciata come un reticolo irregolare, più fitto dove gli sforzi sono maggiori e più rado dove sono minori: è la struttura stessa a fare da disegno.
L'edificio ha fatto discutere per la forma (a Pechino lo chiamano "i pantaloni grandi") e perché un intellettuale progressista europeo aveva accettato di lavorare per la televisione di un governo autoritario. Koolhaas ha risposto, ancora una volta, che è meglio stare dentro e avere un'influenza che restare fuori per purezza. L'argomento convince soprattutto chi era già convinto.
Cosa rimane
Koolhaas conta perché ha allargato il dibattito dall'edificio al territorio. Ha portato nella teoria la città generica, la periferia, la logistica globale, le infrastrutture, ricordando che quasi tutto l'ambiente costruito di oggi non è "architettura" in senso tradizionale, e che ignorarlo vuol dire parlare di una piccolissima parte della realtà. È un'idea scomoda, e probabilmente giusta.
