Charles-Édouard Jeanneret-Gris nasce nel 1887 in Svizzera, studia orologeria, e a vent'anni decide che vuole fare l'architetto. Dal 1920, quando comincia a scrivere sulla rivista L'Esprit Nouveau, si firma Le Corbusier, uno pseudonimo ricavato dal cognome di un antenato. Più che un nome, è un'insegna: quella dell'architettura moderna.

Nel 1925, all'Esposizione Internazionale delle Arti Decorative di Parigi, Le Corbusier presenta il Plan Voisin: una proposta per demolire una grande parte del centro di Parigi sulla riva destra della Senna, compreso un pezzo del Marais, e sostituirla con diciotto grattacieli cruciformi di vetro, immersi nel verde e collegati da autostrade. Il piano resta sulla carta, per fortuna, ma la provocazione funziona: Le Corbusier diventa l'architetto più discusso d'Europa, e le sue idee vengono dibattute ovunque.

I cinque punti

Nel 1927, Le Corbusier pubblica i Cinq points d'une architecture nouvelle — i cinque punti per una nuova architettura. Sono: i pilotis (pilastri che sollevano l'edificio dal suolo e liberano il piano terra), il tetto giardino (il tetto come quinto prospetto e spazio abitabile), la pianta libera (la struttura portante in pilastri invece che in muri portanti, che libera la pianta da vincoli strutturali), la facciata libera (la facciata che non porta nulla, e può essere progettata indipendentemente dalla struttura), e la finestra orizzontale a nastro (che dà luce uniforme lungo tutta la facciata).

I cinque punti si reggono sul calcestruzzo armato, che permette strutture a telaio al posto dei muri portanti. La svolta è prima di tutto tecnica. Altri, come Auguste Perret, ci erano arrivati prima di lui, ma è Le Corbusier a tradurla in regole di progetto semplici e facili da diffondere.

Le Corbusier: opere principali
Villa Savoye, Poissy1929–31 · manifesto dei cinque punti
Unité d'Habitation, Marsiglia1947–52 · 337 appartamenti, tetto giardino
Cappella di Ronchamp1954–55 · abbandono del razionalismo
Chandigarh, India1951–65 · progettazione di una capitale ex novo
Nato La Chaux-de-Fonds1887 · morto Cap-Martin 1965 (annegato)

Villa Savoye: il manifesto

Villa Savoye (1929–31), a Poissy, vicino Parigi, è l'edificio in cui tutti e cinque i punti sono applicati insieme per la prima volta in un edificio residenziale completo. L'edificio è sollevato su pilotis cilindrici e sembra galleggiare sul prato. Il piano terra è arretrato e ospita solo l'ingresso, il garage e la rampa. Il primo piano è la zona giorno, con una terrazza all'aperto integrata nel volume. Il tetto è un giardino con solarium. Le finestre corrono per tutta la lunghezza della facciata in un nastro continuo. La facciata è bianca, liscia, senza ornamenti.

La rampa interna di Villa Savoye, la promenade architecturale che sale tra pareti bianche curve
La promenade architecturale: la rampa di Villa Savoye è un percorso da fare lentamente, più che un semplice collegamento tra i piani.

Villa Savoye è anche un edificio che ha funzionato malissimo come casa. Il tetto perdeva, i riscaldamenti non funzionavano, le rampe erano scomode, la manutenzione era costosa. I Savoye si lamentarono con Le Corbusier per anni, e con la guerra la lasciarono. Per una casa è un difetto serio. Come manifesto, però, Villa Savoye ha fissato il vocabolario del Moderno per decenni.

«Le Corbusier è l'architetto più copiato e più frainteso del Novecento. Alcune sue case funzionavano male. Le sue idee urbanistiche, applicate su larga scala negli anni Cinquanta e Sessanta, hanno prodotto periferie che oggi sono spesso sinonimo di degrado. Eppure i cinque punti restano tra le basi del Moderno.»

L'Unité d'Habitation

I massicci pilotis in cemento grezzo (béton brut) che sollevano l'Unité d'Habitation di Marsiglia
Il béton brut: a Marsiglia i pilotis non sono più le esili colonne bianche di Villa Savoye, ma massicci sostegni in calcestruzzo grezzo.

L'Unité d'Habitation di Marsiglia (1947–52) è il tentativo di costruire una città verticale, un edificio con dentro quasi tutto ciò che serve alla vita quotidiana. Ci sono 337 alloggi, una strada commerciale interna a metà altezza con negozi e un albergo, e sul tetto una scuola materna, una palestra, una piccola piscina, una pista e un teatro all'aperto.

L'Unité è ancora abitata, cosa non scontata se si pensa a quanti edifici residenziali di quegli anni sono stati demoliti. Gli appartamenti, a doppia altezza con soppalco, hanno una qualità spaziale che i palazzi convenzionali non possono replicare. Ma l'idea dell'edificio autosufficiente, la città dentro la città, non ha funzionato come sperava: molti negozi della strada interna hanno chiuso presto e gli abitanti vanno in città come tutti.

Ronchamp: il tradimento

Tra il 1950 e il 1955 Le Corbusier costruisce la cappella di Notre-Dame-du-Haut a Ronchamp, e mette da parte quasi tutto quello che aveva predicato per trent'anni. Niente pilotis, niente finestre orizzontali, niente superficie bianca liscia. La cappella ha muri curvi in calcestruzzo grezzo, un tetto che sembra una conchiglia o un fungo, finestre di dimensioni irregolari sparse sulla facciata senza nessun sistema visibile. È un edificio che si capisce solo dall'interno, quando la luce passa dai vetri colorati incassati nello spessore della parete sud.

La spessa parete sud della cappella di Ronchamp, forata da finestre irregolari che lasciano filtrare la luce
La parete sud: a Ronchamp le finestre a nastro spariscono, sostituite da aperture irregolari scavate in un muro spesso.

I suoi seguaci razionalisti la vissero come un tradimento. Le Corbusier rispose che Ronchamp non contraddice la razionalità: risponde a un programma diverso — una chiesa di pellegrinaggio su una collina ha esigenze diverse da una casa in città, e l'architettura deve rispondere ai bisogni, non alle proprie regole. Aveva ragione. Ma Ronchamp aprì la strada anche a chi avrebbe fatto architettura arbitraria spacciandola per risposta a bisogni reali.