Nella primavera del 1953 Frank Lloyd Wright, a ottantacinque anni, lavora ancora a decine di progetti. Sta mettendo a punto il Guggenheim di New York, disegnato nel 1943, che sarà finito solo nel 1959. Ha già costruito centinaia di edifici, e quando morirà, nel 1959, a novantun anni, lascerà ancora decine di incarichi aperti. Settant'anni di lavoro quasi senza pause: è uno degli architetti più prolifici dell'età moderna, e uno dei più arroganti, anche se la sua arroganza assomiglia molto a una certezza ben fondata.

Wright nasce nel 1867 nel Wisconsin, studia ingegneria civile per due semestri all'università, poi lascia e va a Chicago, dove dopo un breve periodo da Joseph Silsbee entra nello studio di Adler & Sullivan. Da Sullivan, il maestro del grattacielo di Chicago, prende il principio che lo guiderà sempre: "form follows function", la forma segue la funzione. Ma lo interpreta in modo opposto a come lo interpreteranno i modernisti europei: per Wright, la funzione non è l'utilità meccanica ma la vita umana in un contesto naturale specifico. La forma deve seguire quella vita, in quel contesto, non un principio astratto di efficienza.

Le Prairie Houses

Il soggiorno aperto di una Prairie House di Frank Lloyd Wright, con il camino centrale massiccio come nucleo strutturale della casa
Il camino centrale: nelle Prairie Houses lo spazio scorre intorno a un grande camino, il cuore della casa.

Le Prairie Houses, le "case della prateria", sono il lavoro degli anni 1900–1913, quando Wright mette a punto il suo linguaggio nei sobborghi di Chicago. Sono basse, orizzontali, con tetti a bassa pendenza che si proiettano all'esterno. Invece di stanze chiuse collegate da corridoi, gli ambienti scorrono l'uno nell'altro intorno a un grande camino centrale, cuore fisico e simbolico della casa.

Mattoni, legno, pietra e intonaco sono usati per quello che sono, con colori presi dalla terra e dalla vegetazione. Wright crede che un edificio debba crescere dal luogo in cui sorge, non esserci appoggiato sopra come un oggetto estraneo.

Frank Lloyd Wright: opere principali
Robie House, Chicago1908–10 · la prairie house definitiva
Fallingwater, Bear Run1936–39 · Pennsylvania · sulla cascata
Johnson Wax HQ, Racine1936–39 · colonne "a fungo" in calcestruzzo
Taliesin West, Scottsdale1937 · Arizona · sede dello studio e scuola
Guggenheim Museum, New York1943 progettato · 1959 inaugurato
Nato Richland Center, Wisconsin1867 · morto Phoenix 1959

Fallingwater

Fallingwater, la casa Kaufmann, nel 1991 è stata indicata dagli architetti americani dell'AIA come la migliore opera dell'architettura americana di tutti i tempi. Non la più influente né la più imitata, ma forse la più amata. È sul Bear Run creek in Pennsylvania, e ogni anno riceve oltre centomila visitatori.

Il sito ha una piccola cascata. La logica convenzionale avrebbe messo la casa di fronte alla cascata, con una vista. Wright mette la casa sopra la cascata. L'edificio non guarda la natura, ci si mescola. Tre livelli di terrazze in calcestruzzo si sporgono dalla roccia come strati geologici, e nel soggiorno il masso su cui sorge la casa affiora davanti al camino. Il rumore dell'acqua è presente in tutta la casa. La cascata, curiosamente, dall'interno quasi non si vede: si sente, sotto i piedi.

«Wright non appoggia gli edifici sul paesaggio: li fa crescere dal paesaggio, come se fossero lì da sempre. La sua architettura "organica" non imita le forme biologiche, parla di radici nel luogo.»

Il Guggenheim: l'ultimo atto

La rampa a spirale interna del Guggenheim Museum di New York, vista dal basso verso l'oculus di vetro in cima
La rampa a spirale: nell'idea di Wright si sale in ascensore e si scende a piedi lungo le opere.

Il Solomon R. Guggenheim Museum di New York (progettato 1943, costruito 1956–59) è l'opera con cui Wright si congeda. È una spirale di calcestruzzo chiaro in una città di parallelepipedi, un edificio che non somiglia a niente di quello che ha intorno e non ci prova nemmeno. La rampa che sale intorno al grande vuoto centrale rovescia il museo tradizionale: nell'idea di Wright si prende l'ascensore fino in cima e si scende guardando le opere, senza mai dover scegliere dove andare.

I critici e i curatori di musei lo hanno contestato fin dall'inizio: le pareti inclinate non sono ideali per appendere dipinti, la luce dall'alto crea riflessi, la rampa inclina il pavimento e fa sentire l'osservatore leggermente in equilibrio precario. Wright lo sapeva e non cambiò quasi nulla: per lui l'architettura doveva guidare l'esperienza, non servire passivamente il programma.

Wright e l'Europa

Quello che è meno conosciuto è l'influenza di Wright sull'Europa, che precede quella di Le Corbusier e Mies. Nel 1910 l'editore berlinese Wasmuth pubblica le sue opere in due volumi, che influenzano direttamente il gruppo olandese De Stijl e i primi razionalisti tedeschi. Gli europei trovano nelle sue piante aperte una conferma della strada che stavano prendendo, anche se le motivazioni di Wright erano tutt'altre: era diffidente verso l'Europa, verso la grande città, verso l'industria come modo di vivere. Che i suoi edifici diventassero modello per un'architettura industrialista e urbana è una delle ironie della storia dell'architettura moderna.