La Looshaus — la casa Goldmann e Salatsch — viene completata nel 1911 al numero 3 della Michaelerplatz di Vienna, direttamente di fronte all'ala della Hofburg, il palazzo imperiale degli Asburgo. Francesco Giuseppe, che abitava ancora nel palazzo, era furioso. Aveva ordinato che le finestre sul lato della piazza rimanessero chiuse in modo da non dover guardare quella facciata. Il Wiener Illustrirte Zeitung la chiama "la casa senza sopracciglia" — perché sopra le finestre non ci sono i cornicioni decorativi che caratterizzano ogni altro edificio viennese. Loos ha lavorato la facciata in cipollino verde e marmo di Skyros, materiali lussuosi e costosi, ma senza un solo elemento decorativo che non abbia una funzione strutturale.

Adolf Loos nasce nel 1870 a Brno, che allora è nell'Impero Austro-Ungarico. Studia architettura a Dresda, poi passa tre anni negli Stati Uniti — anni cruciali, perché a Chicago incontra il lavoro di Louis Sullivan, l'inventore del grattacielo, e la cultura americana del pragmatismo funzionale. Quando torna a Vienna nel 1896, trova una città in pieno fermento artistico — la Secessione, Klimt, il Jugendstil — e prende posizione contro tutto questo con una violenza critica che gli farà guadagnare molti nemici e pochi amici.

L'ornamento come crimine

"Ornament und Verbrechen" — Ornamento e Delitto — viene letto come conferenza nel 1910 e pubblicato nel 1913. Il testo è una provocazione costruita su un argomento storicista: il grado di civiltà di una cultura si misura dalla sua capacità di ridurre l'ornamento. Un bambino che scarabocchia su tutto è meno civile di un adulto che non lo fa. Un primitivo che si tatua il corpo è a uno stadio culturale precedente a chi non lo fa. L'Art Nouveau — il Jugendstil — è una regressione: un ritorno al bisogno atavico di coprire ogni superficie con decorazione.

L'argomento è discutibile — e Loos lo sa benissimo. Non è un saggio filosofico rigoroso: è un manifesto polemico. Vuole creare scandalo e dibattito, e ci riesce. L'effetto è di cristallizzare in un'immagine netta e memorabile un'intuizione che altri avevano già avuto in modo più sfumato: l'architettura moderna non ha bisogno di ornamento perché ha trovato la sua bellezza nella proporzione, nel materiale, nella luce.

Adolf Loos — opere e scritti principali
Looshaus (Goldman & Salatsch)1911 · Michaelerplatz 3, Vienna
Villa Müller, Praga1930 · Raumplan — lo spazio volumetrico
Villa Moller, Vienna1928 · Raumplan applicato
"Ornamento e Delitto"1910 conferenza · 1913 pubblicazione
Nato Brno1870 · morto Kalksburg (Vienna) 1933

Il Raumplan

La vera invenzione di Loos non è teorica ma progettuale. Si chiama Raumplan — piano dello spazio — ed è un sistema di distribuzione degli ambienti interni che abbandona il principio del piano orizzontale continuo. Invece di avere tutti i pavimenti allo stesso livello per piano, Loos collega ambienti a quote diverse con scalinate brevi, creando una sezione interna che varia in continuità. Ogni stanza ha l'altezza adeguata alla sua funzione: il soggiorno è alto e spazioso, il guardaroba è basso e compatto, la cucina è a mezza quota tra il soggiorno e la sala da pranzo.

Il risultato è uno spazio domestico in cui si entra, si sale, si scende, e ogni stanza ha una qualità diversa — non perché sia decorata diversamente, ma perché ha dimensioni e proporzioni diverse. È il contrario sia della casa borghese tradizionale (stanze tutte allo stesso livello con altezze uniformi) sia della pianta libera di Le Corbusier (un piano unico senza divisioni). È una terza strada, tipicamente viennese — psicologica prima che geometrica.

«Loos non dice che l'ornamento è brutto. Dice che l'ornamento è un anacronismo: una forma di espressione che apparteneva a culture che non avevano ancora trovato altri modi di essere belli. L'architettura moderna ha trovato la sua bellezza altrove. Usare ancora l'ornamento è come parlare in latino in un tribunale: si capisce, ma è fuori luogo.»

L'interno contro l'esterno

Una delle idee più originali di Loos — raramente discussa quanto l'ornamento — è la distinzione radicale tra interno ed esterno. L'esterno di un edificio, per Loos, appartiene alla città e deve rispettare il contesto urbano — deve essere sobrio, non vuole imporre la propria personalità allo spazio pubblico. L'interno appartiene all'abitante, è privato, e può essere il luogo di massima sensualità e cura dei materiali: legno caldo, marmo lucido, velluto rosso, ottone. La Looshaus è sobria all'esterno; gli interni erano ricchi di materiali pregiati, con scaffalature in mogano e pavimenti in marmo nero.

Questa distinzione — pubblico austero, privato ricco — è opposta all'architettura barocca e all'Art Nouveau, che mostrano all'esterno tutta la loro ricchezza. È un'etica borghese della discrezione traslata in principio architettonico. Ed è diventata uno dei fondamenti non dichiarati di molta architettura razionalista del Novecento: edifici anonimi all'esterno, interni curati.

L'influenza e il limite

Loos muore nel 1933, prima di vedere l'ascesa del nazionalsocialismo che avrebbe distrutto la cultura viennese in cui era cresciuto. La sua opera costruita è piccola — una dozzina di edifici, per lo più residenze private. Ma il suo saggio ha avuto un'influenza sproporzionata: è citato in ogni manuale di storia dell'architettura moderna, e l'equazione ornamento = crimine è entrata nel lessico comune anche di chi non ha mai letto il testo originale.

Il limite di quella equazione è che ha reso difficile per mezzo secolo discutere il tema dell'ornamento senza sentirsi culturalmente arretrati. Quando negli anni Settanta Robert Venturi e Denise Scott Brown riabilitano l'ornamento e la decorazione postmoderna, lo fanno anche in risposta all'ipoteca che Loos aveva posto su tutto il discorso. Il pendolo era andato troppo a sinistra — e come tutti i pendoli, è tornato indietro.