La Looshaus, il palazzo della sartoria Goldman & Salatsch, viene completata nel 1911 al numero 3 della Michaelerplatz di Vienna, proprio davanti a un'ala della Hofburg, il palazzo imperiale. Francesco Giuseppe, si racconta, ne era indignato. Secondo un aneddoto molto citato ma non documentato, avrebbe ordinato di tenere chiuse le finestre sul lato della piazza per non dover guardare quella facciata. I viennesi la chiamano "la casa senza sopracciglia", perché sopra le finestre mancano le cornici decorate che hanno tutti gli altri palazzi della città. Loos riveste il piano dei negozi di prezioso marmo cipollino verde, ma ai piani superiori lascia un semplice intonaco liscio.
Adolf Loos nasce nel 1870 a Brno, che allora è nell'Impero Austro-Ungarico. Studia a Dresda, poi passa tre anni negli Stati Uniti, dal 1893 al 1896: anni decisivi, perché vede la Chicago di Louis Sullivan e la cultura pratica americana. Quando torna a Vienna nel 1896, trova una città in pieno fermento artistico — la Secessione, Klimt, il Jugendstil — e prende posizione contro tutto questo con una violenza critica che gli farà guadagnare molti nemici e pochi amici.
L'ornamento come crimine
Ornament und Verbrechen, "Ornamento e delitto", nasce come conferenza nel 1910 ed è pubblicato per la prima volta, in francese, nel 1913. Il testo è una provocazione costruita su un argomento storicista: il grado di civiltà di una cultura si misura dalla sua capacità di ridurre l'ornamento. Un bambino che scarabocchia su tutto è meno civile di un adulto che non lo fa. Un primitivo che si tatua il corpo è a uno stadio culturale precedente a chi non lo fa. Lo Jugendstil, l'Art Nouveau viennese, sarebbe quindi una regressione: il ritorno al bisogno primitivo di coprire ogni superficie.
L'argomento è discutibile, e Loos lo sa: più che un saggio rigoroso, è un manifesto polemico, con passaggi che oggi suonano apertamente razzisti. Vuole creare scandalo e dibattito, e ci riesce. L'effetto è di cristallizzare in un'immagine netta e memorabile un'intuizione che altri avevano già avuto in modo più sfumato: l'architettura moderna non ha bisogno di ornamento perché ha trovato la sua bellezza nella proporzione, nel materiale, nella luce.
Il Raumplan
La vera invenzione di Loos non è teorica ma progettuale. Si chiama Raumplan, "piano dei volumi", ed è un modo di distribuire gli ambienti che rinuncia al solaio continuo uguale per tutto il piano. Invece di avere tutti i pavimenti allo stesso livello per piano, Loos collega ambienti a quote diverse con scalinate brevi, creando una sezione interna che varia in continuità. Ogni stanza ha l'altezza adeguata alla sua funzione: il soggiorno è alto e spazioso, il guardaroba è basso e compatto, la cucina è a mezza quota tra il soggiorno e la sala da pranzo.
Ne risulta una casa in cui si sale e si scende di continuo, e ogni stanza ha un carattere suo, non per la decorazione ma per dimensioni e proporzioni. È il contrario sia della casa borghese tradizionale (stanze tutte allo stesso livello con altezze uniformi) sia della pianta libera di Le Corbusier (un piano unico senza divisioni). È una terza strada, molto viennese, più attenta alla psicologia di chi abita che alla geometria.
L'interno contro l'esterno
Una delle idee più originali di Loos, meno nota di quella sull'ornamento, è la separazione netta tra interno ed esterno. Per lui l'esterno appartiene alla città e deve essere discreto, senza imporre la propria personalità allo spazio pubblico. L'interno appartiene all'abitante, è privato, e può essere il luogo di massima sensualità e cura dei materiali: legno caldo, marmo lucido, velluto rosso, ottone. La Looshaus è sobria fuori e ricca dentro, con legni e marmi pregiati nei locali della sartoria.
Pubblico sobrio, privato ricco: è l'opposto del Barocco e dell'Art Nouveau, che mettono in facciata tutta la loro ricchezza. È un'etica borghese della discrezione traslata in principio architettonico. Ed è diventata uno dei fondamenti non dichiarati di molta architettura razionalista del Novecento: edifici anonimi all'esterno, interni curati.
L'influenza e il limite
Loos muore nell'agosto 1933, pochi mesi dopo la nomina di Hitler a cancelliere e prima di vedere il nazionalsocialismo che avrebbe distrutto la cultura viennese in cui era cresciuto. Ha costruito relativamente poco, soprattutto case private e interni. Il suo saggio, però, ha avuto un'influenza enorme: è citato in ogni manuale di storia dell'architettura moderna, e l'equazione ornamento = crimine è entrata nel lessico comune anche di chi non ha mai letto il testo originale.
Il limite di quella equazione è che ha reso difficile per mezzo secolo discutere il tema dell'ornamento senza sentirsi culturalmente arretrati. Quando negli anni Settanta Robert Venturi e Denise Scott Brown riabilitano l'ornamento e la decorazione postmoderna, lo fanno anche in risposta all'ipoteca che Loos aveva posto su tutto il discorso. Il pendolo era andato troppo da una parte, e prima o poi doveva tornare indietro.
