Nel 1971, Aldo Rossi partecipa al concorso per il cimitero di Modena. Il progetto che presenta è un cubo di cemento rosso con finestre quadrate regolari, circondato da edifici paralleli a forma di ossario, con un cono tronco in mezzo — una struttura senza copertura, aperta al cielo, che dà luce alla cripta. Il progetto vince il concorso e viene costruito tra il 1971 e il 1984. Suscita reazioni violente: alcuni lo trovano terrificante, allusivo ai crematori nazisti (un riferimento che Rossi non confermò mai ma non escluse), altri lo trovano il progetto funerario più onesto del Novecento — perché pone la morte al centro senza eufemismi decorativi.

Aldo Rossi nasce nel 1931 a Milano, studia architettura al Politecnico, e nei primi anni Sessanta comincia a lavorare come critico e teorico prima ancora che come progettista. Scrive sulla rivista Casabella, legge la sociologia urbana francese e tedesca, Lévi-Strauss, la fenomenologia. Quando pubblica L'architettura della città nel 1966, ha trentacinque anni e un'opera costruita quasi nulla. Il libro diventa il manifesto di una generazione.

L'architettura della città

Il testo di Rossi parte da una critica al funzionalismo urbanistico: l'idea che la città possa essere spiegata e progettata a partire dalle sue funzioni — residenza, lavoro, circolazione, svago — è sbagliata. Le città non si riducono alle loro funzioni: le città sono memoria. Gli edifici rimangono nel tempo, le funzioni cambiano — un palazzo che era una residenza diventa un ufficio, poi un museo, poi di nuovo residenze. La forma sopravvive alla funzione. Questo significa che la forma ha un valore autonomo, non derivato dalla funzione — e questo valore è il valore della memoria collettiva.

Il concetto chiave di Rossi è il "fatto urbano": un elemento della città — una piazza, un palazzo, un monumento — che ha acquisito nel tempo una densità di significati che lo rende irriducibile a qualunque spiegazione funzionale. Il Colosseo di Roma è un fatto urbano: non viene usato per le sue funzioni originali da quindici secoli, ma continua a essere il centro dell'identità urbana di Roma. La sua forma è la sua funzione.

Aldo Rossi — scritti e opere principali
L'architettura della città1966 · trad. italiana 1966 · inglese 1982
Cimitero di Modena1971 concorso · 1971–84 costruzione
Teatro del Mondo, Venezia1979 · struttura galleggiante · Biennale
Gallaratese (case popolari, Milano)1969–73
Premio Pritzker1990 · primo italiano a riceverlo
Nato Milano 1931morto Milano 1997 (incidente d'auto)

Il Teatro del Mondo

Nel 1979, per la Biennale di Venezia, Rossi costruisce il Teatro del Mondo — una struttura temporanea in legno che galleggia in laguna su un pontone, ormeggiata di fronte alla Punta della Dogana. Ha la forma di una torretta ottagonale con un tetto a cuspide, come un edificio cinquecentesco ridotto all'osso. Dentro: un piccolo teatro con pochi posti. Fuori: una silhouette che dialoga con il campanile di San Giorgio Maggiore e le cupole della Salute.

Il Teatro del Mondo è il progetto in cui le idee teoriche di Rossi sull'architettura come memoria collettiva diventano forma: un edificio che cita la storia di Venezia — i teatri galleggianti del Settecento, le macchine per feste acquatiche del Rinascimento — senza imitarle, senza essere storicista. È una citazione astratta: prende la forma essenziale, la torre con la cuspide, e la costruisce in modo dichiaratamente temporaneo e leggero. Dopo la Biennale, il Teatro viene smontato e portato in Grecia, dove viene distrutto da una tempesta.

«Rossi è l'architetto della malinconia. I suoi edifici sembrano sempre già vecchi, sempre abitati da una memoria di usi passati che non si vedono più. Non è un difetto: è il punto. L'architettura deve portare il peso del tempo — non fingere di essere nuova.»

La forma come tipo

Il concetto di "tipo" — tipologia architettonica — è centrale nel pensiero di Rossi e ha avuto un'influenza enorme sulla teoria architettonica degli anni Settanta e Ottanta. Un tipo non è un modello da copiare: è una struttura profonda, una forma elementare che si ripete attraverso le epoche e le culture perché risponde a bisogni fondamentali. La casa a cortile, la basilica, il teatro semicircolare: questi sono tipi. Non importa come vengono costruiti o in quale materiale — la struttura tipologica rimane.

L'interesse per la tipologia ha portato Rossi a usare nelle proprie architetture forme elementari — il cubo, il cilindro, il cono, il triangolo — come elementi di composizione. I suoi edifici sono sempre riconoscibili: superfici piatte, finestre quadrate o circolari distribuite con regolarità, volumi primari. È un'astrazione che a volte risulta fredda, a volte commovente — a seconda di quanto il contesto riesce a caricare le forme di significato.

Pritzker e le controversie

Aldo Rossi vince il Premio Pritzker nel 1990 — il primo italiano a riceverlo. Alla cerimonia, la giuria lo cita per "la capacità di unire teoria e pratica in una visione coerente dell'architettura". Ma negli anni successivi la sua produzione commerciale — soprattutto negli Stati Uniti, dove lavora molto dopo il 1985 — viene criticata per essere ripetitiva, per applicare meccanicamente un vocabolario formale senza adattarlo ai contesti. Le stesse forme — il quadrato, il cilindro, la cuspide — usate per un cimitero a Modena, per un complesso residenziale a Berlino, per un hotel a Fukuoka, per un palazzo a New York producono risultati molto diversi in termini di qualità e coerenza.

Il problema è semplice: una teoria forte non garantisce una pratica forte. Rossi aveva sviluppato un sistema di pensiero architettonico tra i più coerenti e originali del Novecento. Quando quel sistema viene applicato con velocità e in quantità, senza l'intensità critica con cui era stato costruito, produce architettura mediocre con pretese teoriche. È il destino di molti grandi teorici che sono anche prolifi pratici.