Paulo Mendes da Rocha nasce a Vitória, stato di Espírito Santo, nel 1928, e cresce in una famiglia di ingegneri — il padre è ingegnere portuale. Studia architettura alla FAU-USP (Faculdade de Arquitetura e Urbanismo dell'Università di São Paulo), che in quel momento è la fucina del modernismo brasiliano: il "Brutalismo Paulista" — chiamato così per distinguerlo dall'eleganza curvilinea di Niemeyer e della scuola carioca — che privilegia il cemento armato a vista, la struttura come espressione diretta, la forma come conseguenza del programma. Villanova Artigas è il maestro dello spirito, Mendes da Rocha il suo allievo più coerente.

Nel 1958, a trent'anni, vince il concorso per il Gymnásio do Clube Atlético Paulistano. La struttura è eccezionale: una copertura circolare ondulata in cemento armato di 50 metri di diametro, sostenuta da soli quattro pilastri che emergono dalla vasca della piscina sottostante. Non ci sono appoggi perimetrali. L'involucro esterno è di vetro e metallo, non portante. È un edificio che dimostra immediatamente cosa interessa a Mendes da Rocha: non la superficie, non il rivestimento, non l'ornamento — la struttura come forma definitiva, il cemento come verità dell'edificio.

L'esilio e il cemento come posizione politica

La traiettoria di Mendes da Rocha negli anni Sessanta e Settanta è complicata dalla politica. Il regime militare brasiliano (1964–1985) lo allontana dall'insegnamento alla FAU-USP nel 1969, in un'ondata di epurazioni che colpisce decine di accademici considerati troppo vicini alla sinistra. A differenza di Niemeyer — che espatria — Mendes da Rocha rimane in Brasile. Continua a progettare, prevalentemente case private per la borghesia paulista, e aspetta. Non fa dichiarazioni politiche pubbliche: la dichiarazione è l'architettura stessa. Un cemento armato grezzo, visibile, che non si nasconde sotto nessun rivestimento, è in Brasile degli anni Settanta una posizione quasi militante: contro il lusso, contro la simulazione, contro il comfort borghese che maschera la struttura di classe sotto strati di marmo e legno lucido.

Nel 1980 torna all'università. Nel 2006 vince il Pritzker Prize. Ha settantotto anni. La giuria lo descrive come "il poeta del brutalismo" — un'etichetta che Mendes da Rocha non accetta, perché non si considera brutalista nel senso formale: il cemento non è per lui una scelta estetica ma una posizione etica.

Il MuBE: il suolo liberato

Il Museu Brasileiro da Escultura e Ecologia (MuBE) di São Paulo (1995) è il manifesto più chiaro del suo approccio alla città. Il programma richiede un museo per la scultura nel Jardim Europa, uno dei quartieri residenziali più ricchi di São Paulo. Il lotto è in salita, stretto, di fronte a un viale alberato. Mendes da Rocha propone di interrare quasi tutto il museo — sale espositive, depositi, servizi — e di lasciare visibile sopra terra solo una copertura in cemento di 60 × 50 metri sostenuta da quattro pilastri inclinati, a sette metri dal suolo.

Lo spazio sotto la copertura è pubblico, aperto, gratuito — il giardino sotto la pensilina è accessibile a chiunque, senza biglietto, senza orari. In una città come São Paulo, dove lo spazio pubblico è spesso privatizzato, recintato, sorvegliato, è una dichiarazione precisa: il museo non occupa la città, la restituisce. Mendes da Rocha ha sempre sostenuto che l'architettura deve restituire al suolo quello che prende: se costruisci su un lotto, devi dare alla città uno spazio equivalente in forma diversa. Il MuBE lo fa letteralmente.

Mendes da Rocha — opere principali
Gymnásio Paulistano1958 · São Paulo · 50m senza appoggi perimetrali
Casa Butantã1966 · São Paulo · cemento + terra battuta
MuBE1995 · São Paulo · museo interrato · copertura-dono
Pinacoteca do Estado (rist.)1998 · São Paulo · riabilitazione con acciaio verniciato
SESC 24 de Maio2017 · São Paulo · piscina sul tetto di 24 piani
Pritzker Prize2006
«Mendes da Rocha usa il cemento diversamente da Niemeyer. Niemeyer lo plasma come argilla per produrre la curva impossibile. Mendes da Rocha lo usa come dichiarazione di onestà: la struttura è l'edificio, il cemento grezzo è la verità del cemento. Non è brutalismo come stile. È brutalismo come posizione etica.»

Il SESC e il diritto alla città

Il SESC 24 de Maio a São Paulo (2017) — progettato quando Mendes da Rocha ha ottantotto anni — è forse il suo edificio più ambizioso. Un palazzo di 24 piani nel centro storico di São Paulo, ex grande magazzino Mesbla, trasformato in centro culturale e sportivo del SESC — il sistema brasileiro di welfare privato che offre servizi culturali, sportivi e di istruzione ai lavoratori e alle loro famiglie a costi accessibili. Al tetto, una piscina scoperta con vista sulla città.

La piscina sul tetto di un palazzo di 24 piani nel centro di São Paulo non è una frivolezza: è una dichiarazione politica sul "diritto alla città" — il concetto del sociologo Henri Lefebvre secondo cui ogni abitante ha diritto non solo alla casa ma agli spazi di qualità della città. São Paulo è una delle città più diseguali del mondo: i quartieri ricchi hanno piscine private, parchi privati, club privati. Il SESC dà una piscina con vista panoramica ai soci lavoratori. Mendes da Rocha non ha mai avuto paura che le sue idee fossero troppo politiche per essere architettura. Ha sempre pensato che non fossero politiche abbastanza.