Frank Gehry nasce a Toronto nel 1929, emigra a Los Angeles negli anni Quaranta. Studia architettura a USC, lavora per vari studi, apre il proprio nel 1962. Per vent'anni è un architetto locale — buono, apprezzato, non famoso. Nel 1978 trasforma la propria casa a Santa Monica, in un quartiere residenziale normale, aggiungendo un involucro di rete metallica industriale, compensato, lamiera corrugata. Il risultato è la prima casa decostruttivista della storia — non un manifesto teorico ma un esperimento su un edificio reale con materiali industriali economici. I vicini protestano. Il critico Charles Jencks lo celebra. Gehry diventa interessante.

Il Guggenheim di Bilbao (1997) è il risultato di una transizione che Gehry fa nei vent'anni tra la casa di Santa Monica e Bilbao: dalla sperimentazione materica con materiali poveri alla sperimentazione formale con materiali ricchi. Il titanio che riveste le superfici curve del Guggenheim non è una scelta economica — è una delle coperture più costose al metro quadro possibili. Ma il titanio ha una qualità che nessun altro materiale ha: cambia colore con l'angolazione della luce. Il museo di Bilbao, a seconda dell'ora del giorno, della stagione, del cielo, è dorato, grigio argento, quasi rosa.

Come si progettano le superfici curve

Le superfici del Guggenheim di Bilbao non sarebbero costruibili senza il software CATIA, originariamente sviluppato dall'industria aeronautica per progettare superfici di fusoliere non-sviluppabili. Gehry adopta CATIA dal 1989 — prima nel volo commerciale, poi nell'architettura — e lo usa per tradurre i propri modelli fisici in disegni costruttivi. Il processo è: modello fisico di carta e filo, scansione 3D del modello, elaborazione in CATIA, generazione dei piani di taglio per ogni pannello di titanio.

Ogni pannello del Guggenheim di Bilbao ha una forma diversa. Ci sono pannelli prodotti in tre esemplari ciascuno, pannelli prodotti in due, pannelli unici. La precisione richiesta è quella dell'industria aeronautica — tolleranze millimetriche su superfici di diversi metri quadri. Senza CATIA, sarebbe impossibile. Con CATIA, è costoso ma fattibile. L'architettura di Gehry è la prima architettura della storia che non sarebbe possibile senza un software specifico.

Gehry — opere principali
Casa Gehry, Santa Monica1978 · rete metallica + compensato · decostruttivismo
Vitra Design Museum1989 · Weil am Rhein · primo in Europa
Guggenheim Bilbao1997 · titanio · l'"effetto Bilbao"
Experience Music Project2000 · Seattle · acciaio colorato
Walt Disney Concert Hall2003 · Los Angeles · acciaio inossidabile
Pritzker Prize1989

La Walt Disney Concert Hall e la musica come forma

La Walt Disney Concert Hall di Los Angeles (2003) è l'edificio in cui Gehry risolve il problema che Bilbao aveva sollevato: come si fa un interno di qualità dentro una forma esterna spettacolare. Il problema principale di un'auditorium è l'acustica — e l'acustica è l'opposto dell'estetica: richiede superfici specifiche, geometrie precise, materiali determinati. Il consulente acustico Yasuhisa Toyota — che ha lavorato sui migliori auditorium del mondo — progetta l'interno della WDCH partendo dai requisiti acustici e poi adattandoci la forma. Il risultato è una sala da concerti in legno di Douglas a forma di "vinaio" (vineyard shape) — con il palco al centro e il pubblico ai quattro lati — che la Los Angeles Philharmonic dichiara da subito superiore per qualità sonora al Dorothy Chandler Pavilion che aveva sostituito.

L'esterno in acciaio inossidabile — scelto invece del titanio per ragioni di costo — riflette la luce in modo diverso dal titanio di Bilbao: è più lucido, più bianco, e nei giorni di sole di Los Angeles produceva abbagliamenti per i pedoni e i residenti del condominio vicino, che si lamentarono. Gehry e la città risolsero il problema carteggiando alcuni pannelli per ridurre il riflesso. Architettura e problema pratico quotidiano: l'edificio più bello della città stava acce cando i vicini.

L'"effetto Bilbao" e i suoi limiti

L'effetto Bilbao — il fenomeno per cui un edificio spettacolare trasforma il turismo e l'immagine di una città — è reale, documentato, quantificabile nel caso di Bilbao. Ma è anche specifico: una città industriale basca in declino dopo la fine dell'industria siderurgica, che investe in cultura come strategia di riqualificazione, e che sceglie l'architetto e il museo giusto nel momento giusto. Non è una formula applicabile arbitrariamente.

Le città che hanno provato a replicare l'"effetto Bilbao" commissionando edifici spettacolari in ceramica metallica o acciaio curvo hanno quasi sempre fallito — non perché l'architettura fosse cattiva, ma perché il contesto era diverso. Bilbao ha funzionato per ragioni che non avevano nulla a che fare con il titanio di Gehry: aveva una posizione accessibile nell'area industriale europea, una base di visitatori raggiungibile, una città vecchia degna di visita, un'accoglienza turistica in crescita. Il titanio è necessario all'immagine di Bilbao — ma non è la causa del suo successo. È il simbolo di una strategia urbana che era già giusta prima dell'architettura.

«Bilbao funziona. Ma non per le ragioni che la maggior parte delle città che hanno provato a replicarlo pensava. Non è il titanio che attira il turismo. È la congiunzione di un edificio straordinario, una città con una storia, una posizione geografica accessibile, e il momento giusto. Il titanio è necessario ma non sufficiente.»