Kengo Kuma nasce a Yokohama nel 1954. A quattro anni, accompagna il padre a visitare la casa che Kenzō Tange ha progettato per sé stesso nel 1953 — un'architettura che fonde la tradizione giapponese con il modernismo internazionale. Questo incontro precoce con Tange segna Kuma: capisce che è possibile fare architettura moderna senza tradire la cultura giapponese. Studia all'Università di Tokyo, lavora nello studio di Arata Isozaki, poi va a Columbia University a New York come visiting researcher negli anni Ottanta.

Nel 1991, Kuma apre il suo studio a Tokyo e costruisce subito un edificio che desidera dimenticare: M2 Building, un edificio per concessionaria d'auto a Setagaya che mescola colonne ioniche giganti con strutture in acciaio ultramoderne, in un pastiche che viene accolto come provocazione postmoderna ma che Kuma stesso definirà in seguito un errore. La critica lo demolisce. Il Giappone è nel pieno della bolla economica — architettura come ostentazione di ricchezza — e M2 ne è un prodotto. Quando la bolla scoppia, Kuma ricomincia da capo con un programma opposto: non l'architettura come presenza, ma l'architettura come assenza.

Cancellare l'architettura: il Museo della Pietra

Il Museo della Pietra di Nasu, Tochigi (2000) è il primo grande manifesto del nuovo programma. Il museo è situato in una zona ricca di "Oya-ishi" — una pietra vulcanica locale color crema, usata da secoli nell'edilizia della regione. Kuma riveste l'intero edificio con lastre di questa pietra inclinate di 45° rispetto alla verticale, in modo che la superficie sembri un tessuto invece che un muro. Da vicino, si vedono le singole lastre, le variazioni di colore, la porosità della pietra. Da lontano, la superficie scompare — si confonde con il paesaggio di pietra circostante.

Non è solo estetica. Le lastre inclinate creano uno schermo che filtra l'aria e la luce, riducendo il calore estivo senza ventilazione meccanica. La pietra locale non deve essere trasportata a lunga distanza. Il muro ha una doppia funzione: tecnologica e paesaggistica. Kuma chiama questo approccio "cancellare l'architettura" — non nel senso di non costruire, ma di costruire in modo che l'edificio sembri parte del luogo invece di imporsi su di esso. È un programma etico prima che estetico.

Kengo Kuma — opere principali
Museo della Pietra, Nasu Tochigi2000 · Oya-ishi inclinata 45° · scompare nel paesaggio
Kengo Kuma, One Omotesando2003 · Tokyo · griglia di bambù · facciata vegetale
Museo d'arte di Nagasaki2005 · griglia sottile in acciaio
V&A Dundee2018 · Scozia · pietra arenaria stratificata a sbalzo
Stadio Olimpico, Tokyo2021 · legno di 47 prefetture · "foresta"

Il legno, il bambù, i materiali locali

Kuma usa il legno non come citazione folkloristica della tradizione giapponese, ma come risposta tecnica ai requisiti contemporanei. Il legno lamellare incollato permette campate impossibili con il legno massiccio. Il legno trattato resiste all'umidità. Il legno certificato FSC risponde ai requisiti di sostenibilità. A One Omotesando a Tokyo (2003) — un edificio commerciale in una delle vie più trafficate della città — Kuma riveste la facciata con una griglia di listelli di bambù che filtra la luce e il rumore stradale. Il bambù è rinnovabile, locale, economico. In un contesto commerciale di lusso dove tutti usano vetro e acciaio, è una scelta che dice qualcosa sul progettista.

Il V&A Dundee (2018), museo del design in Scozia, è rivestito di pietra arenaria locale disposta in strati orizzontali che simulano la stratificazione delle scogliere della costa di Angus. L'edificio si sporge sul fiume Tay su sbalzi successivi, come una scogliera che emerge dall'acqua. Kuma applica lo stesso principio del Museo della Pietra — usare il materiale del luogo per far sembrare l'edificio parte del luogo — ma in un contesto radicalmente diverso. Funziona in Scozia come in Giappone perché il principio è trasferibile: non è lo stile che si trasferisce, ma il metodo.

«Kuma inizia con un errore — M2, il pastiche postmoderno del 1991 — e costruisce trent'anni di carriera come risposta a quell'errore. "Cancellare l'architettura" non è una poetica: è un atto di autocritica trasformato in programma. Raramente si vedono autobiografie architettoniche così coerenti.»

Lo stadio olimpico di Tokyo e il confronto con Tange

Lo Stadio Nazionale di Tokyo (2021), costruito per le Olimpiadi posticipate al 2021, è il lavoro più grande di Kuma e quello con la storia editoriale più complicata. Il progetto originale assegnato era quello di Zaha Hadid — un edificio di forma futuristica che il governo giapponese ha cancellato nel 2015 per ragioni di costo e impatto sul paesaggio urbano. Kuma vince il nuovo concorso con un progetto che usa legno di 47 prefetture giapponesi — un elemento di collegamento simbolico con tutto il Giappone. Le travi di legno emergono dalle gradinate come una "foresta", moderando l'aspetto massiccio di uno stadio da 68.000 posti.

Il confronto con il Giinnasio Nazionale di Kenzō Tange (1964, per le precedenti Olimpiadi di Tokyo) è inevitabile. Tange aveva celebrato la tecnologia — cavi d'acciaio a tensione, copertura a sospensione, una struttura che sembrava un aereo nel momento del decollo. Kuma usa la tecnologia per evocare la foresta. Sono due modi opposti di usare l'architettura in un evento globale: Tange proiettava il Giappone nel futuro industriale, Kuma lo collega alla propria identità naturale. È anche, in qualche modo, la risposta alla domanda che Kuma si pone da quando ha visto la casa di Tange da bambino: come si può fare architettura moderna senza perdere il Giappone.