Peter Zumthor nasce a Basilea nel 1943, figlio di un ebanista, e impara il mestiere del padre prima di studiare architettura. Non è un dettaglio biografico: spiega il suo rapporto con i materiali. Zumthor conosce il legno dall'interno, sa come si lavora, come reagisce all'umidità, come invecchia. Sa qual è la differenza tra un legno tagliato radialmente e uno tangenzialmente, tra un legno verde e uno stagionato. Quando usa il legno in un edificio, sa esattamente cosa sta facendo. E questo vale per ogni materiale che usa.

Dopo gli studi alla Kunstgewerbeschule di Basilea e al Pratt Institute di New York, lavora per una decina d'anni all'ufficio per la tutela dei monumenti dei Grigioni, il cantone trilingue dove si parla anche il romancio. È un lavoro lontano dai riflettori: studia edifici rurali antichi, documenta tecniche tradizionali, osserva come la pietra locale reagisce all'umidità e come si deformano le strutture in legno dei fienili. Poi apre lo studio a Haldenstein, un villaggio dei Grigioni, e non si sposta più.

Il metodo: lentezza come sistema

Zumthor lavora ad Haldenstein perché lo studio piccolo, il numero limitato di progetti simultanei, la vicinanza ai cantieri, la possibilità di visitare personalmente ogni fase costruttiva sono condizioni che considera necessarie alla qualità del lavoro. Ha detto più volte di non voler progettare ciò che non può seguire di persona in cantiere. Più che romanticismo è una necessità tecnica: la sua architettura vive di decisioni di dettaglio che non si possono delegare, il giunto tra due materiali, la misura esatta di un'apertura, la finitura di una superficie.

Così costruisce poco, e ogni edificio richiede anni. Ha un prezzo: alcuni incarichi si allungano, altri saltano. Il nuovo edificio per il Los Angeles County Museum of Art, per esempio, ha attraversato oltre un decennio di revisioni, riduzioni e polemiche prima del cantiere.

Le Terme di Vals

Le Terme di Vals (1996) nel Canton Grigioni sono l'edificio che ha reso Zumthor noto internazionalmente. Vals è un piccolo villaggio di montagna con una sorgente d'acqua termale. Zumthor progetta un edificio scavato nel pendio, con il tetto coperto d'erba, e lo costruisce con la quarzite della valle posata in strati orizzontali sottili, come in una cava. Ogni lastra è diversa per colore e venatura, ma la posa regolare le fonde in una massa unica.

L'interno è volutamente in penombra, rischiarato da sottili fessure nel soffitto che lasciano cadere lame di luce sull'acqua e sulla pietra. Le vasche sono a temperature diverse, calde e fredde, interne ed esterne, e il percorso è prima di tutto un'esperienza dei sensi. Il vapore, la luce che cambia, il suono dell'acqua su diverse superfici, la temperatura variabile dell'aria: sono tutti elementi del progetto. Zumthor progetta anche il tatto, l'olfatto, l'udito: la qualità che chiama "atmosfera".

Peter Zumthor: opere principali
Cappella di San Benedetto, Sumvitg1988 · legno · forma di foglia sul pendio
Terme di Vals1996 · quarzite locale · buio · sensoriale
Kunsthaus Bregenz1997 · vetro traslucido · luce diffusa
Cappella Bruder Klaus, Mechernich2007 · calcestruzzo bruciato · foro zenitale
Steilneset Memorial, Vardø2011 · con Louise Bourgeois · vittime caccia streghe
Pritzker Prize2009
La cappella di San Benedetto a Sumvitg, la piccola struttura di legno a forma di foglia sul pendio alpino
San Benedetto, Sumvitg: una delle prime opere mature di Zumthor, una cappella di legno a forma di goccia sul pendio.

Il Kunsthaus Bregenz e la Cappella Bruder Klaus

La Kunsthaus di Bregenz (1997), museo d'arte contemporanea sul lago di Costanza, mostra lo stesso metodo in un contesto opposto. È un cubo rivestito di lastre di vetro satinato, sovrapposte come squame, che di notte si accende come una lanterna. Dietro la pelle di vetro c'è un volume in calcestruzzo separato, con la luce che entra dall'alto attraverso soffitti di vetro. Da fuori l'edificio sembra galleggiare sul lungolago.

Il Kunsthaus Bregenz di notte, il cubo di vetro traslucido illuminato dall'interno come una lanterna sul lago
Una lanterna sul lago: la pelle di vetro satinato avvolge un volume interno in calcestruzzo.

Ancora più radicale è la Cappella di Campo Bruder Klaus a Mechernich, in Germania (2007). La vuole una coppia di agricoltori, devota a san Nicola della Flüe, sul proprio terreno. Zumthor fa gettare il calcestruzzo, strato dopo strato, attorno a una tenda di tronchi, poi fa bruciare i tronchi. Ne resta una cavità nera e affumicata, con un'apertura in alto verso il cielo e il pavimento di piombo. Lo spazio è piccolissimo, e sembra una grotta sacra. Niente ornamenti, solo materia e luce.

L'interno della Cappella Bruder Klaus, la camera di calcestruzzo affumicato con il foro zenitale aperto al cielo
La camera affumicata: calcestruzzo gettato attorno a tronchi poi bruciati, una grotta costruita invece che scavata.
«Per Zumthor "atmosfera" non è una parola vaga: comprende luce, materia, suono, temperatura, odore. Progettarla vuol dire tenere sotto controllo tutto insieme, non solo la geometria. Per farlo ci vuole tempo, e pochi architetti oggi possono permettersi la sua lentezza.»

I libri e l'influenza teorica

Accanto agli edifici, Zumthor ha scritto due testi brevi ma fondamentali nel dibattito architettonico contemporaneo: Thinking Architecture (1998) e Atmospheres (2006). Quest'ultimo è la trascrizione di una conferenza tenuta a Wendlinghausen nel 2003, in cui Zumthor spiega senza linguaggio accademico, con immagini, ricordi, sensazioni, cosa intende per atmosfera di un edificio. I nove punti che elenca (il corpo dell'architettura, la consonanza dei materiali, il suono e la temperatura dello spazio, gli oggetti intorno, tra calma e seduzione, la tensione tra interno ed esterno, i gradi di intimità, la luce sulle cose) sono diventati un vocabolario comune nelle scuole di architettura.

Il paradosso di Zumthor è che la sua influenza è inversamente proporzionale alla quantità di edifici che produce. Costruisce poco, lentamente, solo dove può controllare ogni dettaglio. Ma i testi e le conferenze hanno raggiunto migliaia di studenti e professionisti che non hanno mai visitato nessuno dei suoi edifici. La sua architettura è anche un elogio della lentezza, in un settore dove la velocità è diventata quasi automaticamente un pregio. Non è contro il mercato: è un altro modo di starci.