Londra, riva sud del Tamigi, 1976. La regina Elisabetta II inaugura il Royal National Theatre, un complesso di calcestruzzo a vista fatto di terrazze sovrapposte che scendono verso il fiume come gli strati di una rupe artificiale. Il principe Carlo lo definirà pochi anni dopo, in un discorso rimasto celebre, «un modo intelligente di costruire una centrale nucleare nel cuore di Londra». Il suo architetto, Denys Lasdun, non se ne cura granché: ha passato una carriera intera a costruire edifici che sembrano paesaggi, e questo teatro, con le sue terrazze pensate apposta per essere occupate dal pubblico prima ancora di entrare in sala, è la sintesi più compiuta di quell'idea.

Strati come rocce stratificate

Lasdun nasce a Londra nel 1914, in una famiglia ebraica benestante, e studia architettura all'Architectural Association. Lavora per Wells Coates ed entra poi nello studio Tecton, guidato dal berthold lubetkin, dove partecipa a progetti di edilizia popolare negli anni Trenta. Dopo la guerra, in cui presta servizio come ingegnere, fonda un proprio studio e sviluppa un'idea personale del Movimento Moderno, distante sia dal minimalismo levigato di Mies sia dal calcestruzzo grezzo e diretto di Le Corbusier: i suoi edifici crescono per strati orizzontali, come formazioni geologiche, con superfici scabre che accolgono l'invecchiamento anziché nasconderlo.

Il primo edificio che mostra pienamente questa idea è la torre di residenze universitarie del Christ's College a Cambridge (1966-70), disposta a gradoni come uno ziggurat, e il campus della University of East Anglia a Norwich (1962-68), dove i dormitori studenteschi, i celebri «ziggurat», salgono a terrazze digradanti in modo da dare a ogni stanza vista e luce diretta, senza corridoi ciechi. Lasdun chiama questo principio «architettura come paesaggio urbano»: un edificio non deve limitarsi a occupare un sito, deve costruire un nuovo terreno percorribile sopra di esso.

Denys Lasdun — opere principali
University of East Anglia1962–68 · Norwich · dormitori a ziggurat digradanti
Christ's College, torre residenze1966–70 · Cambridge · gradoni in calcestruzzo
Royal College of Physicians1964 · Londra · volume bianco su Regent's Park
Royal National Theatre1976 · Londra · terrazze di calcestruzzo sul Tamigi

Un teatro che è anche una piazza

L'incarico per il National Theatre arriva nel 1963, dopo decenni di discussioni su dove e come costruire un teatro nazionale britannico — un'idea proposta già nell'Ottocento e più volte rinviata. Lasdun vince l'incarico e sceglie di non fare un unico grande volume, ma di dividere il programma in tre sale di dimensioni diverse (l'Olivier, aperto come un anfiteatro; il Lyttelton, un proscenio tradizionale; il Cottesloe, oggi Dorfman, una sala flessibile) racchiuse in un unico blocco di terrazze di calcestruzzo che scendono verso il Tamigi. Le terrazze esterne, pensate come una piazza pubblica verticale, restano aperte anche a chi non ha un biglietto per lo spettacolo: ci si può sedere, guardare il fiume, prendere un caffè, senza mai entrare in sala.

Il cantiere dura oltre un decennio, tra ritardi, scioperi edili diffusi in tutta l'Inghilterra degli anni Settanta e revisioni del progetto, e i costi finali superano ampiamente le stime iniziali. All'apertura, nel 1976, la critica architettonica è in gran parte favorevole, ma il pubblico londinese resta diviso per anni sul calcestruzzo a vista, che con lo smog e la pioggia inglese si scurisce rapidamente, dando all'edificio un aspetto che molti giudicano cupo. È in questo clima che matura, nel 1988, il celebre attacco del principe Carlo, che diventa il simbolo di uno scontro più ampio tra l'establishment reale, legato a un gusto tradizionalista, e l'architettura brutalista del dopoguerra.

La rivincita del calcestruzzo

Negli anni Duemila il giudizio cambia. Nel 1994 l'edificio riceve lo status di Grade II* (oggi Grade II* listed, tra i più alti livelli di tutela per un edificio del Novecento), e un restauro guidato dallo studio Haworth Tompkins, completato nel 2015, pulisce le superfici di calcestruzzo, apre nuovi spazi pubblici al piano terra e rende le terrazze ancora più accessibili e vivaci, con bar, mercatini e proiezioni serali. Lasdun, morto nel 2001, non ha visto questa seconda vita del proprio edificio più discusso, ma ha lasciato scritto, in più occasioni, di aver sempre pensato al National Theatre non come a un monumento isolato ma come a un pezzo di città, pensato per essere usato prima ancora che ammirato.

Prima del Tamigi: le case per lo stato sociale

Prima del National Theatre, Lasdun si forma su un cantiere molto diverso. Negli anni Trenta lavora nello studio Tecton di Berthold Lubetkin, tra i pionieri del Movimento Moderno in Inghilterra, e dopo la guerra eredita, insieme al collega Lindsay Drake, uno dei progetti rimasti in sospeso alla chiusura di quello studio: l'Hallfield Estate, un grande complesso di case popolari a Bayswater, a Londra, realizzato in due fasi tra il 1951 e il 1958. Sono edifici pensati per lo stato sociale del dopoguerra britannico, con blocchi disposti per garantire luce e aria a ogni alloggio, e una scuola elementare, la Hallfield Primary School, con aule esagonali che si aprono ciascuna su un proprio giardino.

Sono anni in cui Lasdun costruisce anche alloggi popolari a Bethnal Green, nell'East End londinese, con torri residenziali che rompono con la tradizione della fila di casette a schiera, e comincia a maturare l'idea — che ritroverà su scala monumentale al National Theatre — che un edificio pubblico debba organizzare lo spazio collettivo prima ancora della propria forma. L'influenza di questi anni è duplice: da un lato Le Corbusier e Mies van der Rohe, come per quasi tutta la sua generazione; dall'altro, meno prevedibile, l'architettura barocca inglese di Nicholas Hawksmoor, di cui Lasdun ammira la capacità di dare peso e monumentalità a masse semplici. Sono i due ingredienti che, vent'anni dopo, si ritroveranno fusi nelle terrazze di calcestruzzo sul Tamigi.

«Il principe Carlo vedeva una centrale nucleare; Lasdun vedeva una scogliera abitabile sul Tamigi. Cinquant'anni dopo, con le terrazze piene di gente che prende un caffè guardando il fiume, sembra che a vincere sia stata la seconda lettura: un edificio pensato come paesaggio, alla fine, diventa paesaggio davvero.»