New Haven, Connecticut, 1963. Una mattina di autunno gli studenti di architettura di Yale entrano per la prima volta nel loro nuovo edificio, che porta il nome di una facoltà, Art & Architecture Building, e il volto di una fortezza. Le pareti di calcestruzzo non sono lisce: sono scanalate in verticale, come un velluto a coste, e la superficie, martellata a mano dopo la gettata, brilla di frammenti di aggregato rosa e grigio. Dentro, i piani si dividono in una trentina di livelli sfalsati, senza corridoi veri e propri, senza una pianta leggibile. L'ha disegnato il direttore della facoltà, Paul Rudolph, che ha quarantacinque anni e la fama di essere il più brillante architetto americano della sua generazione.

Da Sarasota a Yale

Rudolph nasce nel 1918 a Elkton, nel Kentucky, e studia a Harvard con Walter Gropius, di cui non condivide il rigore razionalista. Torna a lavorare in Florida, a Sarasota, dove con altri giovani architetti costruisce case leggere e ariose nel clima subtropicale: la Sarasota School. La Umbrella House (1953) ha un grande brise-soleil di listelli di legno che fa ombra al tetto piano; la Riverview High School (1958) ha classi con pareti a lamelle regolabili per far passare l'aria. Sono progetti che rispondono al clima con intelligenza tecnica, e lo portano a essere chiamato nel 1958 come direttore della facoltà di architettura di Yale, a quarant'anni.

Paul Rudolph — opere principali
Umbrella House1953 · Sarasota · brise-soleil di legno
Riverview High School1958 · Sarasota · pareti a lamelle
Art & Architecture Building1963 · New Haven · calcestruzzo scanalato
Orange County Government Center1967 · Goshen (New York) · blocchi di calcestruzzo

Il calcestruzzo scanalato

Il progetto dell'edificio di Yale è la sintesi di ciò che Rudolph ha imparato. Il volume è un insieme di torri e blocchi di calcestruzzo collegati a livelli sfalsati: non ci sono piani veri, ma una successione di mezzi piani che si sovrappongono come in una città verticale. Le superfici in calcestruzzo hanno una texture particolare. Le pareti sono gettate in casseforme con scanalature verticali, e poi, a indurimento avvenuto, ogni costola viene martellata a mano per far affiorare l'aggregato. Il risultato è una pelle ruvida e luminosa, che cambia aspetto con la luce, e che fa apparire il calcestruzzo, materiale povero, come qualcosa di prezioso.

L'edificio è celebrato subito, ma anche criticato. Per gli studenti è un labirinto: i livelli sono troppi, le stanze non sempre servono allo scopo, e d'estate fa un caldo insopportabile. Per il pubblico il muro di calcestruzzo ha un aspetto ostile. Nel 1969, durante un periodo di forti tensioni nell'università, un incendio danneggia gravemente l'edificio: la causa non è mai stata accertata con certezza, ma molti sospettano un atto doloso. Negli anni seguenti l'edificio viene modificato in modo pesante, con tramezzi e rivestimenti che ne alterano gli spazi, e Rudolph lascia Yale già nel 1965, dopo pochi anni.

Rinascita di un edificio odiato

Per decenni l'edificio è considerato il simbolo di ciò che è andato storto nell'architettura brutalista: pesante, ostile, fuori scala. Poi, dagli anni Duemila, lo sguardo cambia. Nel 2008 un lungo restauro, con progetto dello studio Gwathmey Siegel, lo riporta a una versione vicina all'originale, e l'edificio viene intitolato a Paul Rudolph. Oggi i suoi spazi, con la luce zenitale che cade sulle mensole di calcestruzzo, sono considerati tra i più notevoli dell'architettura americana del secondo Novecento. Rudolph, morto nel 1997, aveva già visto demolire o snaturare altre sue opere: il suo destino ha contribuito a far nascere un movimento di tutela del brutalismo.

«Il calcestruzzo di Rudolph non è brutto per caso, ma è severo per scelta: chiede a chi lo guarda di avere pazienza. Chi entra oggi nell'edificio di Yale dopo il restauro impara che un materiale poco amato può essere trasformato, con la mano, in una superficie che cambia con la luce di ogni ora.»