Jean Nouvel nasce nel 1945 a Fumel, nel sud-ovest della Francia. Studia all'École des Beaux-Arts di Parigi, si diploma nel 1971. Nel 1980 è tra i promotori del dibattito che porta al concorso per il Grand Louvre — il famoso concorso vinto da Ieoh Ming Pei con la Pyramide. Nel 1987 inaugura l'Institut du Monde Arabe e diventa istantaneamente famoso. Da quel momento costruisce ovunque nel mondo, su qualunque scala — dalla Torre Agbar di Barcellona (2005) al Louvre Abu Dhabi (2017), dall'One Central Park di Sydney (2014) alla Philharmonie de Paris (2015).

Il tema centrale di Nouvel non è la forma ma la luce. Non la luce come effetto scenografico — il fascio di luce nel buio, l'oculo zenitale, gli effetti pittoreschi. La luce come materiale costruttivo: la luce che attraversa, che si filtra, che cambia nel tempo. La facciata dell'Institut du Monde Arabe è il manifesto: 240 diaframmi meccanici in acciaio e alluminio, ciascuno formato da lamine che si aprono e chiudono come l'iride di un occhio fotografico in risposta ai fotosensori che misurano la luce esterna. Il risultato è una facciata che cambia continuamente durante la giornata — si apre di mattina quando il sole è basso, si chiude a mezzogiorno quando la luce è intensa, si riapre nel pomeriggio.

Il Louvre Abu Dhabi

Il Louvre Abu Dhabi (2017) è il progetto più recente e più ambizioso di Nouvel. Il programma è straordinario: costruire un museo enciclopedico nel deserto del Golfo Persico, con una collezione che riunisce opere d'arte di tutte le culture del mondo (con il prestito del nome e di parte della collezione del Louvre di Parigi, per 30 anni, in cambio di un miliardo di euro). Nouvel risponde con una cupola di acciaio di 180 metri di diametro — una "rain of light" (pioggia di luce) perforata con motivi geometrici arabescati — che fluttua sopra un complesso di padiglioni ispirati alla città araba tradizionale.

La cupola filtra la luce solare in migliaia di raggi di luce che si muovono durante il giorno — un effetto visivo paragonabile alla luce che filtra attraverso le foglie di un albero. Non è un effetto casuale: Nouvel ha calcolato la geometria delle perforazioni per massimizzare l'effetto della luce puntuale sul pavimento. La struttura è anche ingegneristicamente sofisticata: la cupola pesa 7.500 tonnellate ed è sorretta da quattro soli punti di appoggio — quattro pali in acciaio alle estremità che la tengono sollevata senza colonne intermedie.

Jean Nouvel — opere principali
Institut du Monde Arabe, Parigi1987 · facciata a diaframmi · prima "skin" intelligente
Fondation Cartier, Parigi1994 · vetro trasparente · piano terra come giardino
Torre Agbar (Torre Glòries), Barcellona2005 · 38 piani · ogiva rivestita di alluminio e vetro
One Central Park, Sydney2014 · giardini verticali · eliostato per luce riflessa
Louvre Abu Dhabi2017 · cupola 180m · rain of light · 1 miliardo di accordo

La critica a Nouvel

La critica principale che viene mossa a Jean Nouvel è che i suoi edifici sono teatrali — belli in fotografia, meno convincenti nell'uso quotidiano. I diaframmi dell'Institut du Monde Arabe, dopo qualche anno, si sono inceppati — la meccanica di precisione non ha retto all'usura. Il sistema non è mai stato completamente riparato. La "Fondation Cartier" di Parigi — un edificio di vetro trasparente con alberi che crescono davanti alla facciata — è bella ma fredda d'inverno. La Torre Agbar di Barcellona ha un piano terra quasi inaccessibile e una relazione difficile con il quartiere circostante.

Ma torniamo al Louvre Abu Dhabi. La cupola funziona — l'effetto della pioggia di luce è straordinario. Il museo è frequentato. La collezione è di qualità. L'accordo con il Louvre (criticato in Francia come "svendita" del patrimonio culturale nazionale) ha portato ad Abu Dhabi un museo di livello mondiale. Che sia un bene o un male per l'arte è questione aperta. Che l'edificio sia uno dei più belli costruiti nell'ultimo decennio — questa è meno discutibile.

«Nouvel dice: la luce è il materiale più importante dell'architettura. L'Institut du Monde Arabe è una dimostrazione: 240 diaframmi che si aprono e chiudono come l'iride di un occhio, regolando la luce interna in risposta alla luce esterna. Non è tecnologia — è poetica della luce costruita in alluminio. Trenta anni dopo i diaframmi si sono inceppati. La poetica è sopravvissuta.»